La tendenza alla ripresa significativa dei contagi, evidenziata la scorsa settimana sul territorio della provincia di Varese, è confermata oggi con numeri che continua a preoccupare gli osservatori.
Dai 1884 nuovi positivi al 26 febbraio si è passati ai 1985 di oggi, inseriti in una più ampia panoramica sulla situazione regionale, a poche ore di distanza dal temuto annuncio circa il probabile passaggio della Lombardia alla zona rossa, dove i numeri che più colpiscono nel monitoraggio di ATS Insubria sono quelli relativi alla incidenza dei nuovi positivi su 100 mila abitanti, rispetto ai quali l’aumento è ancor più significativo: dai 205 di sette giorni fa ai 276 attuali.

Tornando al territorio insubrico, la provincia di Como è già da giorni oltre il limite dei 250 casi per 100 mila abitanti, parametro che ha fatto scattare le restrizioni della zona arancione rinforzata (la linea in una settimana è schizzata oltre i 300 casi) e anche per la provincia di Varese la soglia dei 250 casi è ormai pericolosamente vicina.
“Al momento non si presentano cluster su specifiche città – commenta il dottor Giuseppe Catanoso, direttore sanitario di ATS Insubria – ma il peggioramento dei dati è più diffuso e distribuito rispetto ad alcune settimane fa. La variante inglese sta per sostituire il ceppo di Wuhan, è ormai in tutta la regione. Dobbiamo evitare che si diffondano le altre varianti ma al momento, fortunatamente, né la mutazione brasiliana né quella sudafricana si sono diffuse sul nostro territorio”.
I “primati” nazionali del Varesotto sull’identificazione dei casi di variante non hanno stravolto il contesto epidemiologico ma tolta questa evidenza, le buone notizie finiscono. I numeri attuali non sono certamente quelli di novembre e dicembre, ma le curve non sono poi così dissimili da quelle che in autunno fecero pensare all’avvento di una seconda ondata.
Tornando all’incidenza per 100 mila abitanti, il dato ad oggi più critico è quello di Como, con 393 casi, ma il bollino rosso nell’ultima rilevazione regionale (quella dal 21 a 27 febbraio) è arrivato anche nel nord Verbano con i 276 casi dell’area lavenese, mentre quella luinese è passata dai 267 di inizio gennaio ai 136 della scorsa settimana.

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