Spagna | 31 Gennaio 2021

“Ora posso dare il meglio di me”: il varesino Ravasi racconta la sua nuova vita alla EOLO-Kometa

Un team “made in Varese”, sfide, speranze e allenamenti nel Luinese: il ciclista di Besnate rivela l’inizio di una stagione ciclistica resa già difficile dal Covid

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Il Varesotto è sempre stato una terra d’elezione per il ciclismo dando i natali sia a grandi campioni del calibro di Alfredo Binda sia ai più recenti corridori attualmente in attività, come il portoceresino Luca Chirico, il tainese Alessandro Covi e il besnatese Edward Ravasi.

Ma, oltre ai tanti atleti che si sono succeduti negli anni, la provincia di Varese può ora vantare anche una squadra con base sul territorio – più precisamente a Busto Arsizio: l’EOLO-Kometa Cycling Team, nato da un’idea del gallaratese Ivan Basso e del campione spagnolo Alberto Contador, che schiera tra le sue fila proprio il ventiseienne Ravasi.

Edward, dopo qualche anno trascorso nella UAE Team Emirates – una delle squadre della massima categoria, il World Tour – ha deciso di proseguire la sua carriera da professionista e andare alla ricerca di nuovi stimoli e di possibilità, scegliendo di dare fiducia a un progetto che ha visto la luce dopo tanti anni di intenso lavoro e che ha portato alla nascita di questo nuovo Uci ProTeam giovane ed estremamente ambizioso.

Abbiamo chiesto proprio a lui, attualmente ancora di stanza in Spagna dopo la prima competizione disputata domenica scorsa, di raccontarci qualcosa in più su questa nuova esperienza appena cominciata. Non solo, però: nel corso della chiacchierata abbiamo parlato anche di come il coronavirus abbia inciso e continui a incidere sul ciclismo e di quanto il territorio del Luinese possa offrire a chi lo percorre in sella alla propria bicicletta. Ecco l’intervista completa.

– Partiamo dalla Classica Comunitat Valenciana: com’è andata questa prima corsa? In un tuo post su Facebook, dopo la gara, hai accompagnato una fotografia (quella di copertina, ndr) con la frase “Imparare dall’errore”: di che errore si tratta?

È stata una corsa un po’ anomala, è stata anche accorciata per via del Covid-19. Era la prima gara e per tutti era importante, soprattutto per i velocisti come il nostro (Luca Pacioni, che ha chiuso al sesto posto, ndr) che puntavano alla vittoria. Per me, dopo un po’ di allenamenti intensi, si è trattato di dare una rifinitura a questi dieci giorni di training camp. Ho scritto quella frase perché è stata una giornata strana, per certi versi. Ero partito più attento all’inizio, ma ci sono stati alcuni momenti in cui mi sono rilassato troppo. Ad un certo punto mi sono trovato a essere l’ultimo del gruppo, tutta la nostra squadra era rimasta indietro e in quel momento c’è stato l’attacco di un gruppetto dell’Arkéa-Samsic. Loro hanno creato il ventaglio e io, che non sono molto esplosivo e veloce, sono rimasto tagliato fuori. Non mi è rimasto altro da fare che andare all’arrivo seguendo il mio passo.

– Com’è stato tornare in gruppo dopo tanto tempo, con tutte le difficoltà causate dal Covid-19 che, ancora adesso, costringono a tante attenzioni in più e anche ad avere molto meno pubblico intorno?

Tornare in corsa è stato un po’ strano, all’inizio, perché ero abituato ormai da quattro anni a correre con la stessa divisa: quando cambi squadra devi un attimo resettare tutto e capire di nuovo dove sei. Ma il training camp mi ha aiutato ad abituarmi fin da subito. Poter ripartire proprio adesso è stato utile per tutto il movimento ciclistico, anche se ormai vediamo tutti i giorni cancellazioni o rinvii dovuti all’epidemia. In ogni caso poter correre domenica è stato un segnale del fatto che è possibile ripartire anche qui in Europa.

Per quanto riguarda la mancanza di pubblico, siamo abituati già dallo scorso anno a ritrovarci in questa situazione. All’inizio sì, è stato traumatico, era tutto molto strano. Ora invece è quasi nella norma, è diventata una cosa naturale, anche se ci mancano quella grinta e quella carica che solo il pubblico ci sa dare. Il ciclismo, in fondo, è fatto di tifosi. Anche il fatto che i parenti o gli amici non possano venire a trovarci ci manca. Però, in questo momento, l’unico modo per continuare a sostenerci e darci una mano è stare a casa e guardarci in televisione.

– Una nuova squadra significa nuove sfide e nuovi stimoli all’orizzonte: dopo alcuni anni in un team World Tour come la UAE Team Emirates, passare a un ProTeam come la EOLO-Kometa cosa ha significato per te? Eri già alla ricerca di qualcosa di diverso? Hai notato delle differenze nell’approccio, nell’organizzazione?

Già all’inizio del 2020 avevo iniziato a guardarmi un po’ attorno, per provare a capire che tipo di ciclista potevo diventare, quali fossero le situazioni ideali nelle quali poter dare il meglio di me. E quando è uscito il progetto della EOLO-Kometa mi ha colpito anche personalmente: essendo uno dei due main sponsor della provincia di Varese, come lo sono io, questo ha fatto scattare dentro di me qualcosa che ha a che fare con la sfera personale prima ancora che con quella ciclistica e lavorativa.

Ora sì, sono cambiate determinate situazioni. Prima dovevo dare una mano ai miei compagni, la UAE Team Emirates era piena di campioni (tra cui Tadej Pogacar, il giovanissimo vincitore del Tour de France 2020, ndr). Qui alla EOLO-Kometa, invece, è un po’ diverso: ognuno ha l’opportunità di dimostrare ciò che sa fare e quindi anche per me è una buona occasione. Vedremo dove riuscirò ad arrivare.

Nell’organizzazione non ho trovato particolari differenze tra le due formazioni. Certo, non seguiremo lo stesso calendario delle squadre World Tour, ma grazie agli inviti che otterremo potremo disputare anche noi diverse competizioni di livello veramente alto.

– Durante la presentazione della squadra, Ivan Basso ha rivelato di riporre molta fiducia in te e nelle tue capacità: sa che vai forte in salita – che è il tuo terreno prediletto – e crede davvero che tu possa dare molto a un gruppo come quello della EOLO-Kometa: cosa significa per te avere vicino delle persone che credono in ciò che sei e in quello che sai fare?

Quando sono passato professionista avevo già delle aspettative, andavo forte. Poi mi sono ritrovato a “inseguire”: ho avuto parecchi problemi fisici e nel World Tour è difficile riuscire a trovare le giuste occasioni per dimostrare quanto si vale. Adesso, avere accanto persone che conosco e che credono in me fa sì che io riesca a lavorare con più tranquillità e al meglio. E, cosa non meno importante, questo riesce a farmi amare ancora di più questa professione.

– A parte ora che ti trovi in Spagna, quando sei “a casa” dove ti alleni? Vieni spesso anche qui nel Luinese: cosa ti piace di queste zone?

Da quando mi sono trasferito da Besnate a Comerio, da un anno e mezzo circa, riesco ad arrivare più agevolmente da queste parti, che mi sono sempre piaciute molto. Soprattutto d’estate è davvero un toccasana venire ad allenarmi su queste strade. Salendo da Gavirate, il traffico via via diminuisce e si sta veramente bene in bici. Poi è pieno di salite, ed è più semplice fare dei lavori anche più specifici: per questo prediligo soprattutto la zona tra dell’alpe di Neggia. Anche in Valcuvia, però, si riesce a pedalare molto bene. Costeggiare il lago da Laveno a Luino invece è un po’ pericoloso, in alcuni tratti, perché la strada si stringe, ma non si trova mai quel traffico che impedisce di sentirsi sicuri. Devo dire che il Luinese è molto meglio di altre zone per gli allenamenti: preferisco venire qui piuttosto che correre pericoli altrove.

– Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti? Speri di correre il Giro d’Italia?

Purtroppo, hanno appena annullato anche la Volta Ciclista a la Comunitat Valenciana, quindi adesso dovremo aggiornarci con la squadra e capire come muoverci. È un periodo così e bisogna conviverci. Certamente l’appuntamento principale della stagione sarà il Giro, se arriverà la wild card (l’invito a partecipare da parte di RCS, ndr). In base alle corse che riusciremo a disputare, Covid permettendo, cercheremo di impostare l’avvicinamento giusto. In fondo anche l’anno scorso siamo stati abituati a questo continuo rimescolamento: da questo abbiamo imparato che ogni volta bisogna ripartire ancora più motivati di prima.

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