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Luino | 1 Novembre 2020

Le “Aquile Randagie”, quando gli scout sfidarono la dittatura

La storia del gruppo che tra Milano e Monza si oppose al fascismo, aiutando i perseguitati ad espatriare. Una parentesi importante interessò anche il Varesotto

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(A cura di Gianni Pozzi) Le Aquile Randagie erano gli scout di Milano e Monza che, durante la Seconda Guerra Mondiale, usando messaggi in codice continuarono a ritrovarsi, nonostante la soppressione disposta nel 1928 dal fascismo.

Li guidavano don Andrea Ghetti detto Baden (1912 – 1980) e  Giulio Cesare Uccellini (1904 – 1957) che prenderà il nome di Kelly. Il fascismo non li ignorò tanto che Kelly fu pestato a sangue dai fascisti e perse l’udito da un orecchio. Questo non fermò le Aquile. Dopo l’8 settembre 1943, insieme a Don Giovanni Barbareschi (1922 – 2018) e ad altri parroci milanesi, diedero vita all’OSCAR (Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati) che salvò oltre duemila perseguitati di diversa nazionalità, razza e religione, facendoli espatriare in Svizzera attraverso percorsi nei boschi che nessuno conosceva meglio di loro.

«Aquile Randagie» è il titolo di un film presentato in anteprima al festival di Giffoni lo scorso anno e nelle sale, anche varesine, circa un anno fa. Vi si racconta di un gruppo di giovani scout lombardi che nel 1928 non accettano la soppressione dello scautismo decisa dal fascismo e continuano a riunirsi in clandestinità; è una storia di coraggio e di paura, di fedeltà e di ribellione. Il film ha per regista Gianni Aureli, anche capo scout, che ha condiviso la sceneggiatura con la moglie Gaia Moretti, sceneggiatrice, docente di Comunicazione interculturale e capo scout.

E’ ambientato a Milano e, soprattutto in Val Codera, cioè in quella valle secondaria della Valchiavenna, in provincia di Sondrio, ancora oggi raggiungibile solo a piedi, usata da quegli scout per le attività clandestine e per il passaggio dei perseguitati in Svizzera, a partire dal 1935.

Ma mi corre l’obbligo di segnalare che anche l’alto Varesotto è stato interessato dall’attività dell’organizzazione OSCAR. Ben lo ha raccontato Stefano Bodini, anche lui scout, in un articolo sulla rivista «Terra e Gente», edita nel 2010 dalla Comunità Montana Valli del Verbano dove ha illustrato, con dovizia di nomi quegli avvenimenti capitati durante la resistenza.

A guidare l’OSCAR nelle nostre zone era don Natale Motta (1910 – 1992), sacerdote di residenza a Varese, insieme a don Aurelio Giussani (1915 – 1977), don Andrea Ghetti (sfollati dal Collegio San Carlo di Milano) e a don Franco Rimoldi (1904 – 1965) dell’Oratorio San Francesco di Varese.

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