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Laveno Mombello | 18 Agosto 2020

“La cultura deve essere apprezzata anche quando proviene da illustri personaggi ecclesiastici”

Il lavenese Alberto Morandi sottolinea l'importanza della cultura - fra testi e dialoghi di grandi menti - denunciando la "mancanza di pensiero" nella società attuale

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata alla nostra redazione dal cittadino lavenese Alberto Morandi che riflette – a partire da un excursus legato alle figure dei cardinali Martini e Ravasi – sul tema della cultura e del suo valore imprescindibile per una società contemporanea che appare “sempre più vuota di valori umani, spesso egoista e indifferente verso gli altri esseri umani in difficoltà e spesso interessata solo al conseguimento del mero profitto economico e materiale e alla bellezza solo esteriore”.

Egregio Direttore,

pur essendo di formazione culturale e di pensiero convintamente e irrinunciabilmente laico, mi permetto di disturbarLa poiché, nell’approfondire il pensiero sempre attuale del Card. Carlo Maria Martini, già illustre docente di esegesi biblica prima che illustre Arcivescovo di Milano, ideatore della Cattedra dei non credenti quale occasione di incontro e di dialogo tra esperienze culturali diverse, ho reperito l’intervista che il Card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, tra le persone più colte al mondo, fondatore del Cortile dei Gentili, uno spazio di dialogo interculturale tra credenti e non credenti, ha rilasciato nel 2019 riguardo i suoi rapporti accademici e umani con lo stesso Card. Martini.

Riaffermando la grandezza di una Persona di profonda cultura e di alto profilo umano, morale e intellettuale, il Card. Ravasi ha ricordato come durante i suoi studi di specializzazione presso il Pontificio Istituto Biblico a Roma l’allora Prof. Martini tenesse le lezioni di esegesi in latino e gli studenti, tra i quali lo stesso Card. Ravasi, come nelle gloriose “scholae universitates” medioevali intervenissero in latino e sostenessero gli esami e le tesi di laurea in latino, peraltro come avveniva ancora in alcune facoltà fino alla fine del XIX secolo nelle università tedesche e dell’Europa occidentale!

Mi immagino nella mia misera mente l’elevato e intenso dialogo in latino tra Persone così dotte e colte quali il Prof. Martini e l’allievo Don Ravasi relativamente a testi immortali di carattere esistenzialista che hanno formato la cultura universale quali il Libro del Qohelet e il Libro di Giobbe, così come nei tempi passati i dialoghi costruttivi (pur con le accese e intense ma dotte dispute e diatribe) tra Platone e Aristotele, tra Ambrogio e Agostino, tra Pietro Abelardo e Bernardo da Chiaravalle, tra Alberto Magno e Tommaso d’Aquino, tra Lorenzo il Magnifico e Giovanni Pico della Mirandola, tra Lutero ed Erasmo da Rotterdam, tra Newton e Leibniz, tra Hussler e Heidegger ma anche tra Antonio Gramsci e Benedetto Croce, tra Concetto Marchesi e Alcide De Gasperi e tra Aldo Moro ed Enrico Berlinguer!!! Grandi menti pensanti e grandi personalità che hanno costruito la nostra cultura e la nostra società… quale enorme differenza rispetto ai più recenti e moderni ma ben più tristi, più vuoti e più poveri dialoghi incentrati solo sugli affari e sul mero conseguimento del vuoto e arido profitto economico e materiale immediato che oggi intrattengono molti personaggi politici, senza lasciare alcun spazio al pensiero!

Di fronte all’odierna mancanza di pensiero e al venir meno della ricchezza della cultura in gran parte dell’ambito civile, pubblico e politico, cultura che in passato tanto ha fatto crescere l’umanità e la nostra società, da laico mi sovviene che “Οὐκ ἐπ’ ἄρτῳ μόνῳ ζήσεται ὁ ἄνθρωπος” e che “καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς, ἦν γὰρ αὐτῶν πονηρὰ τὰ ἔργα” (Gv. III, v. 19).

A dimostrazione del venir meno nella nostra società del valore imprescindibile della cultura, che insegna la civile convivenza e il reciproco rispetto tra gli uomini in ogni ambito della vita umana, evidenzio a livello storico come negli ambienti più conservatori il crescente suprematismo bianco e ariano, che vorrebbe un “cristianesimo” per la sola “razza superiore bianca e ariana”, ignorando che lo stesso Gesù, gli apostoli e i primi discepoli fossero ebrei e che i primi Padri della Chiesa venissero dall’Asia minore e dall’Africa, derivi dall’ignoranza storica, sempre osservando pieno rispetto per la nostra grande, prestigiosa e millenaria cultura greco-romana che gli altri popoli e le altre culture devono riconoscere! Sempre a causa del venir meno della cultura, soprattutto tra i giovani, nel deserto di una società sempre più arida, sempre più vuota di valori umani, spesso egoista e indifferente verso “gli altri” esseri umani in difficoltà e spesso interessata solo al conseguimento del mero profitto economico e materiale e alla bellezza solo esteriore, evidenzio altresì la crescente quanto sconsiderata mancanza di rispetto da parte di molte persone, drammaticamente immemori della recente tragedia sanitaria che ci ha gravemente colpito tutti, nei confronti delle indicazioni fornite dagli scienziati necessarie per tutelare la nostra salute pubblica e il bene comune.

Mi è gradita l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.

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