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Germignaga | 17 Agosto 2020

Giovane annegata alla foce del Tresa, Corbellini: “Serve più attenzione alle problematiche del territorio”

Tra le voci apparse sui social dopo la tragedia di Ferragosto, anche quella dell'assessore che ha voluto anche chiarire alcuni punti sulla gestione dell'area coinvolta

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La tragedia avvenuta alla foce del Tresa, tra Germignaga e Luino, nel giorno di Ferragosto – neanche ventiquattrore dopo un evento analogo verificatosi ad Arolo – ha sconvolto gli animi di molti, sia dei tanti presenti sul luogo sia dei cittadini di entrambi i comuni che, nonostante sappiano molto bene quanto il lago possa far male, sono rimasti ancora una volta molto toccati dall’accaduto.

Le reazioni sui social network, dalle quali, oltre allo strazio per quanto successo, emerge soprattutto come la zona della foce del fiume sia sempre stata rischiosa e molto spesso mortale, non si sono fatte attendere. La dodicenne egiziana – per la quale i soccorritori non hanno potuto fare nulla dopo averla recuperata sul fondo del fiume al termine di quasi due ore di ricerche e dopo averla trasportata d’urgenza in ospedale – è difatti solo l’ultima in ordine di tempo delle tante persone che hanno perso la vita proprio in quel punto o nelle immediate vicinanze.

Tra le parole che hanno popolato il web in queste ore vi sono anche quelle di Giovanni Corbellini, assessore alla Polizia Locale, Ecologia, Verde pubblico, Manutenzioni e Patrimonio comunale del Comune di Germignaga, che ha voluto offrire il proprio punto di vista sull’accaduto, spiegando anche i motivi per i quali non sia stato possibile apporre ulteriore cartellonistica né fare in modo che la Polizia Locale potesse comminare sanzioni nei confronti dei trasgressori.

Corbellini ha inoltre voluto chiarire quali siano gli enti competenti sull’area, quali azioni siano state compiute negli scorsi anni e come egli si sia mosso in prima persona per sollecitare un intervento da parte dell’assessorato regionale all’Ambiente che, dopo i primi contatti con l’ente, è stato bloccato dal sopraggiungere della pandemia. L’auspicio è di riuscire ora a ripartire da dove ci si era fermati qualche mese fa, cercando di trovare finalmente una soluzione alle tante problematiche sollevate ancora una volta dai recenti tristi avvenimenti.

Di seguito l’intervento dell’assessore Corbellini in versione integrale.

“La nuova tragedia consumatasi ieri alla foce della Tresa, con la scomparsa di una ragazzina di appena dodici anni, mi induce, a titolo personale, a mettere in fila alcune riflessioni che devono per forza abbracciare un lasso di tempo anche molto lungo.

Lascio ad altri i soliti slogan ed i superficiali imperativi che pur improntati a sacrosanto e comprensibile risentimento, ma figli di non conoscenza della complicata realtà di tutti i giorni, sono destinati, come sempre capitato, ad esaurirsi con l’oblio che a breve avvolgerà anche questa tragedia.

Senza alcun intento di sminuire e facendo mio il dolore della Famiglia per una così grave perdita, parto dalla constatazione di come non si tratti di un episodio occasionale, in quanto ricordo come quella zona, specie negli anni di presenza del campeggio, fosse quasi annualmente interessata da uno o più eventi luttuosi; peraltro anche più indietro nel tempo, negli anni Trenta, proprio lì si consumò la grande tragedia dei tre bambini di Germignaga che ancora oggi molti ricordano. Una zona quindi da sempre estremamente pericolosa che i germignaghesi individuano con il nome di “ravaiùn”, teatro anche dell’epilogo di tante vite fattesi insostenibili.

Da sempre, come ricordano i pescatori, lo sbocco della Tresa è caratterizzato da un fondale di sabbia molto instabile e cedevole che precipita rapidamente ed in pochissimi metri ad una profondità rilevante. La balneazione in quel luogo è pertanto da sempre molto pericolosa ed evitata dalla stragrande maggioranza dei locali.

Negli anni ’70 e ’80 la foce fu teatro di incontrollati prelievi di sabbia (milioni di metri cubi) ad opera di alcuni barconi che finirono per creare una profonda voragine proprio nella zone che stiamo considerando: questi interventi ebbero un duplice effetto, uno (apparentemente) positivo ed uno negativo. Quello “positivo”, evitando l’ accumulo di sabbia, fu di mantenere basso il fondale della Tresa che trovando uno sbocco libero ed un voragine più a valle beneficiava di una costante presenza di acqua davanti al Boschetto con un deflusso diviso in due rami, inframezzati da una unica emersione (l’isolotto) un po’ più a monte della foce, quasi sempre irraggiungibile a piedi e di nessun interesse per la balneazione. L’ aspetto negativo fu che, esagerando con i prelievi, il fondo del fiume si abbassò eccessivamente con l’emersione delle fondamenta dei piloni del ponte verso Luino, inconveniente al quale si tentò di porre rimedio in modo imprevidente e maldestro, tanto che una improvvisa piena notturna determinò l’irrimediabile cedimento di uno dei due sostegni. Come d’incanto, dalla sera alla mattina, scomparvero ogni draga e barcone, il ponte venne ricostruito senza piloni e naturalmente “Pantalone” pagò il conto.

Ho raccontato questi antefatti perché ritengo che anche qui la storia andrebbe considerata in ottica futura, cercando di distinguere aspetti positivi (da riproporre) da aspetti negativi (da evitare).

Su tali basi, visto il deteriorarsi della situazione ed il crescente ruolo che in certe stagioni la zona riveste dal punto di vista ecologico (essenzialmente per la deposizione dei pesci e per la sosta dei migratori) mi ero impegnato (ad inizio mandato comunale nel settembre scorso) a verificare una possibilità di intervento che mi sembrava assolutamente condivisibile da tutti, coniugando aspetti di sicurezza, paesaggistici ed ecologici.

Prima di andare avanti, al fine di una migliore comprensione, occorre però una indispensabile precisazione di natura burocratica, circa gli enti coinvolti nella gestione di tale area che sono, almeno: i Comuni di Germignaga e di Luino come dirimpettai senza reali possibilità di intervento; il demanio dello Stato per una ristretta fascia (all’incirca per una larghezza equivalente alla spiaggia della Colonia); l’Aipo (Agenzia Interregionale per il fiume Po) che ha competenza sulla Tresa; la Provincia di Varese, nell’eventualità si voglia operare nella direzione di dichiarare l’ area “Zona Protetta”.

In presenza di più interlocutori era sembrato giusto coinvolgere (come succedeva in passato) quello che dovrebbe essere l’Ente sovracomunale di riferimento nelle nostre zone, la Comunità Montana, ovviamente senza nessuna pretesa e neppure ipotesi di suo coinvolgimento finanziario. Dopo molte insistenze venne in effetti organizzato, in modo un po’ “forzato”, un primo incontro con funzionari demaniali che non andò molto oltre la necessità di una precisa perimetrazione delle aree di loro competenza, cosa della quale ho perso le tracce; ci lasciammo (ed era l’autunno 2019) con l’intesa che Comunità Montana avrebbe organizzato a breve un incontro con AIPO che di fatto non è mai avvenuto (e al Covid mancavano ancora mesi).

Preso atto del freddo interesse riscontrato (sperando sempre di sbagliarmi) al fine di percorrere ogni strada possibile, poco dopo Natale avevo inviato una mail all’Assessore Regionale all’Ecologia dr. Cattaneo per segnalare la necessità/opportunità di effettuare un intervento dai mille aspetti positivi. Dopo qualche giorno venivo contattato da una solerte funzionaria incaricata dall’Assessore di effettuare qualche approfondimento. Dopo chiarimenti telefonici eravamo rimasti d’accordo che sarebbe stato opportuno un sopralluogo che, purtroppo, non è mai avvenuto per sopravvenuta pandemia.

E allora? Allora è proprio da qui, a fine ferie, che credo si debba ripartire: dall’Assessorato Regionale, sperando di trovare davvero, una volta tanto, interlocutori interessati alle cose concrete. Questo è l’impegno per i mesi a venire, sempre che sussistano almeno minimali condizioni per poter operare. L’idea che credo si debba cavalcare, e che vorrei condividere e portare avanti con “qualcuno”, è la riproposizione della vecchia orografia, con una rimodulazione della foce, con eliminazione del materiale in eccesso, ri-creazione dei due canali di deflusso e realizzazione/mantenimento dell’isolotto centrale di grande valenza ecologica. Ovviamente dovranno essere risolti molti aspetti quali la destinazione del materiale asportato (a partire almeno dal lavatoio) che potrebbe però trovare gradita collocazione sulle nostre spiagge verso sud.

Da ultimo alcuni aspetti che sono emersi in queste ultime drammatiche ore:

Apposizione di cartelli: premesso che esiste già una diffusa cartellonistica di pericolo – e dato per scontato che ogni cartello ha sempre efficacia molto limitata, va detto – e pur non essendo possibile disporre divieti su aree non di competenza comunale, pare ragionevole pensare a miglioramenti ed integrazioni, apponendo magari lungo il parapetto del Boschetto e sulla spiaggia verso la foce di ulteriori cartelli (in italiano, inglese, tedesco, arabo…) che evidenzino la pericolosità della balneazione, anche con riferimento al numero di vittime e alla delicatezza dell’ecosistema (almeno in alcune stagioni) al fine di disincentivarne l’accesso.
– Qualcuno ha sollevato obiezioni circa il fatto di mantenere chiuso a chiave il cancello in zona lavatoio (chiave ovviamente disponibile in comune in caso di necessità): ognuno si dia la risposta che più ritiene plausibile, ma dopo aver considerato l’eventualità di un incidente a chi dovesse accedere da tale cancello in periodo di piena.
Interventi dei vigili: la Polizia Municipale non ha competenza e quindi non ha possibilità sanzionatoria sulla foce della Tresa. Detto ciò, sembrerebbe però possibile quanto utile un’attività di almeno giornaliero passaggio al fine di ribadire anche solo verbalmente la pericolosità della balneazione della zona. Ovviamente ciò sarà possibile solo quando il Comune potrà nuovamente disporre di un corpo di Polizia Municipale a tempo pieno e numericamente adeguato (ad oggi per ragioni di salute si è costretti a ricorrere alla preziosa collaborazione di due vigili esterni, operativi però per un numero molto limitato di ore).

Questo è quanto mi sento di dire in merito alla gestione di questa delicata area; certo l’emozione del momento è forte e, almeno per me, lo era stato anche in occasione dell’annegamento del turista tedesco pochissimi anni fa. Purtroppo a lamentarsi si è sempre in tanti, mentre le fila sgonfiano quando bisogna trovare soluzioni praticabili.

Poco tempo fa avevo anticipatamente e provocatoriamente “postato” una lettera al futuro Sindaco di Luino perché si ponga maggiore attenzione alle comuni problematiche sul territorio. Ecco, la sistemazione della foce della Tresa è certamente un altro intervento di interesse sovracomunale, perché, intendiamoci bene, al di là dei titoli dei giornali più o meno on line, questa disgrazia è riconducibile, allo stesso modo, tanto al territorio di Germignaga che a quello di Luino. In ogni caso Germignaga, almeno per quanto sarà possibile, cercherà di fare (o meglio di continuare a fare) la propria parte: se qualcuno si sentirà di aggregarsi sarà ovviamente il benvenuto.”

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