Il comitato a difesa dell’ospedale di Cuasso al Monte prosegue la sua opera di sensibilizzazione e protesta per il rischio di smantellamento della struttura che si è palesato a seguito dei difficili mesi dell’emergenza sanitaria e in particolare del lockdown, durante il quale la struttura è stata convertita in “centro Covid” per rispondere alle criticità di spazi ricettivi e posti letto, nel periodo in cui il coronavirus ha mostrato tutta la sua pericolosità, mettendo in ginocchio l’intera Lombardia.
La volontà del comitato, a seguito dei dubbi già espressi e del timore che nulla tornerà come prima, quando sui tavoli della sanità territoriale vi erano i progetti e le prospettive di rilancio dell’ospedale, è quella di coinvolgere i sindaci e le comunità del Ceresio nell’attività di sensibilizzazione. Per farlo, come si apprende da una lettera firmata da Gian Battista Seresini e Angelo Ferrarello, membri del comitato, è nata l’idea di realizzazione dei banner da esporre pubblicamente nei comuni individuati, dove i primi cittadini sono già stati informati dell’iniziativa e dello striscione loro destinato.
Per Lavena Ponte Tresa il banner “A Cuasso ripristinare Riabilitazione, Diagnostiche e Servizi ambulatoriali”; per Ponte Tresa quello recante la scritta “Cuasso c’era, c’è e ci sarà solo se lo vuoi tu!”; per Brusimpiano l’appello “Ospedale di Cuasso: sanità pubblica, non privata”; per Besano un’ulteriore richiesta: “A Cuasso ripristinare Riabilitazione, Diagnostiche e Servizi ambulatoriali pubblici”, e infine per Marchirolo il seguente messaggio: “L’ospedale di Cuasso è di tutti i cittadini! Non si regala!”.
“Queste sono le nostre proposte – sottolineano i due firmatari della missiva inoltrata ai sindaci Massimo Mastromarino, Fabio Zucconelli, Leslie Mulas e Bernardino Busti – se accolte chiediamo che le esposizioni siano gratuite. Chiediamo inoltre indicazione per una collocazione il più visibile possibile sui territori“.
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