Alto Varesotto | 14 Maggio 2020

Alto Varesotto, l’appello per riaprire le dogane torna a Roma: “Rischiamo danni irreparabili”

Massimo Mastromarino, Simone Castoldi e Paolo Sartorio firmano una lettera inviata a parlamentari e Regione. "Interessi economici e familiari non possono più attendere"

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L’agenda politica deve affrontare la questione della riapertura delle frontiere. Non si può aspettare ulteriormente: la regione insubrica non è un territorio qualsiasi e accanto alle esigenze dei frontalieri ci sono quelli delle famiglie e delle attività commerciali, che dopo oltre due mesi di isolamento non possono più attendere.

E’ questo in sintesi il messaggio contenuto nella lettera firmata da Massimo Mastromarino (presidente Associazione Comuni Italiani di Frontiera), Simone Castoldi (presidente Comunità Montana Valli del Verbano) e Paolo Sartorio (presidente Comunità Montana del Piambello) e inoltrata ai parlamentari del territorio, al governatore di Regione Lombardia e agli assessori dell’ente.

I 35mila frontalieri delle due provincie di Como e Varese continuano ad attraversare ogni giorno il confine (nonostante le difficoltà portate dal numero limitato di valichi aperti e delle code che inevitabilmente si generano) ma lo stesso non si può dire per i ticinesi e per gli italiani, dell’alto Varesotto e del Comasco, per quanto concerne gli acquisti, le necessità di vario tipo e i ricongiungimenti familiari. L’appuntamento clou della scorsa settimana, quando il Consiglio nazionale ha deciso sulle parziali riaperture, non ha detto bene al nostro territorio.

Le dogane tra Ticino e Italia destano le preoccupazioni delle istituzioni svizzere, in merito alla situazione della pandemia, ed è questo il motivo per cui tra le quindici dogane minori riattivate a livello nazionale dalla Confederazione, solo quattro si trovano in Ticino (esclusa ancora, per il momento, Fornasette).

“Questa rigida limitazione mina una delle due componenti dell’economia transfrontaliera – sottolineano i tre firmatari della lettera – il cui tessuto rischia di essere compromesso definitivamente. Il confine con il Ticino non può essere considerato alla stregua di altri confini territoriali; è rimasto permeabile da subito; gli spostamenti all’interno delle due province di Como e Varese e verso il Cantone, sono più importanti e frequenti di quelli verso altre province o altre regioni. Per questo motivo le limitazioni oggi vigenti verso altri stati esteri non possono essere applicate con la stessa logica al territorio insubrico. Chiediamo pertanto la riapertura delle nostre frontiere. Chiediamo a voi che ci rappresentate, di essere voce di un territorio che rischia oggi di perdere la propria identità“.

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