(A cura di Mario Carmagnola) L’orrido di Cunardo negli anni 50/60 e anche oltre, per me nato in loco è sempre stato un luogo dove avventurarmi, anche perché ho sempre abitato a poca distanza dall’ingresso della caverna sotterranea dove scorre il fiume Margorabbia.
A quei tempi non esistevano le pile, per illuminare si usava la lampada a carburo, che faceva luce sufficiente per avanzare nei cunicoli sotterranei. La stagione preferita era l’inverno, non tanto perché all’interno la temperatura era sempre tiepida, in confronto a quella esterna che solitamente era sotto zero giorno e notte, ma perché si potevano vedere senza disturbarli i pipistrelli in letargo invernale, appesi in grappoli alla sommità della volta dell’enorme caverna denominata “antro dei pipistrelli”, sita dove il ramo fossile asciutto, e quindi percorribile, si unisce al ramo attivo dove scorre l’acqua del fiume, prima di uscire alla luce del giorno e proseguire verso il lago Maggiore, mentre negli altri mesi dell’anno vi si rintanavano nelle ore diurne per uscire all’imbrunire .A
Dalla primavera all’autunno, la notte era uno svolazzare di questi animaletti a caccia di insetti, in particolar modo zanzare (meglio del Vape), o nocivi insetticidi. Naturalmente da quando l’illuminazione pubblica è stata estesa anche fuori dal centro storico del paese, ha favorito la caccia dei chirotteri agli insetti che attratti dalla luce si radunavano numerosi attorno alle lampade accese, divenendo abbondante e facile preda. Se tantissimi erano gli insetti che ronzavano, altrettanti numerosi erano gli svolazzanti cacciatori.
Purtroppo da quando all’orrido sono iniziate le visite guidate aperte al pubblico, in gruppi numerosi e scolaresche, negli ultimi anni i pipistrelli in quello che era il loro habitat naturale, ovvero le grotte, sono quasi scomparsi, talmente disturbati dalla moltitudine di gente vociante che entra con le pile frontali illuminando a giorno le caverne sotterranee cunardesi, dove da millenni all’interno, come si suol dire, è “buio pesto”.
Da alcuni anni in questo periodo i tanti pipistrelli che iniziavano a popolare la notte con il loro svolazzare a virate repentine, sono diminuiti drasticamente, per ridursi a poche unità. Con l’inquinamento atmosferico l’aria è diventata irrespirabile, per via dell’inquinamento luminoso la via lattea nelle notti serene, osservando il cielo a occhio nudo, non è più visibile e non si vedono più neppure le stelle.
Il surriscaldamento del pianeta favorisce il disciogliersi dei ghiacciai a tutte le latitudini. I fenomeni atmosferici si sono modificati drasticamente e non contenti di tutti questi danni ambientali hanno infastidito anche i pipistrelli, sloggiandoli da dove hanno sempre vissuto, ovvero dall’orrido di Cunardo, per i locali “con tanti anta”, il Punt Niv.
il Carma nasù nel mument dul nagot che el viv nel mument dul trop
(Foto di copertina dalla pagina Facebook “Orrido di Cunardo”)
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