Luino | 24 Aprile 2020

Luino, “La mia Resistenza negli ideali di chi si è sacrificato per la nostra libertà”

il messaggio per il 75esimo anniversario della Liberazione di una studentessa del Liceo "Vittorio Sereni". "Il peccato più grande dell'uomo è non voler ricordare"

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Nell’ambito della collaborazione con le scuole del territorio, quest’anno, in occasione delle celebrazioni per il settantacinquesimo della Liberazione, sarebbe toccato al Liceo scientifico “Vittorio Sereni” di Luino ricordare pubblicamente l’evento, dal podio di piazza Risorgimento.

L’Anpi si sta adoperando da anni per promuovere e sviluppare progetti didattici nelle scuole, al fine di divulgare i valori della Costituzione repubblicana e gli ideali di democrazia, libertà, solidarietà e pluralismo culturale, anche in base al protocollo di intesa siglato con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Nel documento si evidenzia infatti l’esigenza di valorizzare nelle scuola la storia e le vicende della Seconda guerra mondiale, della Resistenza e della guerra di liberazione, per contribuire alla formazione dei giovani non solo sul piano culturale, ma anche sotto il profilo del civismo e dei sentimenti concretamente democratici.

Data l’impossibilità di celebrare pubblicamente la ricorrenza, riportiamo di seguito in forma integrale una riflessione sulla Resistenza e sulla Liberazione a cura di Ilaria Maria Luce Notari, studentessa della classe 5U del Liceo delle Scienze Umane “V. Sereni” di Luino.

Il peccato più grande dell’uomo è il non ricordare, il non volerlo fare… Sono certa che esistano una coscienza ed un inconscio, anche universali oltre che personali. Una coscienza che ricorda di tutte le mete mozzafiato che l’umanità ha raggiunto ed un inconscio che cerca di rimuovere tutto il male, gli errori che gli esseri umani hanno commesso. Sono errori che poi, nel nostro quotidiano, in forme e gravità diverse, compiamo di nuovo, a distanza di generazioni e profonde ferite che cerchiamo di nascondere.

In particolare, vorrei ricordare qualcosa di cui non ci si dovrebbe mai dimenticare, che dovrebbe non soltanto scuotere profondamente la realtà che stiamo vivendo, ma soprattutto le nostre coscienze: la libertà – e quanto sia stato difficile conquistarla. E non è così facile capire che quest’ultima non è solo qualcosa che si può esercitare o intendere; essa è una conquista, una grandissima conquista che ha lasciato migliaia di uomini morti dietro di sé, persone che avevano come unico obbiettivo quello di dare VITA ad un mondo più giusto. Forse noi non ce lo ricordiamo, forse fa meno male cercare di dimenticare, ma la libertà è il frutto di braccia, gambe, cuori di uomini e donne che si sono battuti per la nostra Patria, per i pensieri che oggi possiamo liberamente esprimere, per le decisioni che oggi nel nostro piccolo possiamo prendere autonomamente.

Questi uomini, queste donne, questi ragazzi, i partigiani, arrivavano persino dalle parti più remote del mondo, uniti in una resistenza contro il regime fascista e la sua ideologia. Avevano deciso di combattere in nome di qualcosa di molto più grande di loro e in quel momento non contava nessuna bandiera, colore politico o diversità. Ad essere sincera penso che sia stato questo aspetto a renderli così moralmente imbattibili, eroi di guerra, patrioti: non combattevano contro qualcuno, ma per qualcosa. Anche se fu, non di meno, una realtà di sentimento, ribellione ai soprusi, alle violenze, agli arbitri, alle crudeltà che venivano sempre più caratterizzando il governo di neofascisti e nazisti nell’Italia occupata.

Non fu una lotta come tutte le altre, non una di quelle che dovrebbero essere raccontate come un contrapporsi di vincitori e sconfitti. E’ stata una lotta diversa: per la prima volta la forza di volontà, la tenacia, la voglia di rivalsa hanno trasformato la lotta in guerra, in Liberazione nazionale, in una guerra di popolo. I partigiani hanno vinto molto di più di una battaglia; sono riusciti a far vincere ideali collettivi, la forza della comunità, la capacità dell’uomo di essere tale e decidere di vivere la vita e di non farsi vivere da essa. I partigiani sono riusciti a far risuonare la voglia di libertà nelle coscienze della gente e a far parlare i propri cuori; anche se spesso hanno dovuto ricorrere a scelte estreme, essi hanno fatto grandi conquiste. E la più importante? Che da quel momento si poteva scegliere, scegliere di essere una Repubblica democratica, saldamente fondata su una Costituzione intrinsecamente antifascista e plurale, attenta ai deboli e alle minoranze, solidale e pacifista.

Non tutti però riuscirono a superare quelle dure prove che si presentarono su quel lungo cammino verso la meta: le fucilazioni, le torture, le soffiate delle spie; alcuni si persero, ma tutti loro scelsero comunque di rischiare la loro vita per quello che desideravano fosse riservato alla loro Patria, a noi: la libertà’. E noi ce lo ricordiamo cosa significhi? Che cosa ha comportato avere tutto questo?

E’ proprio oggi che siamo chiamati ad agire in termini trasformativi rispetto alla memoria. È oggi che, sempre più, assistiamo ad aggressioni verbali e comportamenti tristemente associabili al fascismo, alla discriminazione, all’esclusione, anche nelle piccole cose. Oggi che la società sembra davvero fluida, liquida, priva di riferimenti ideali, di ragioni per cui combattere se non quelle del diritto individuale. Oggi che, invece, dovremmo farci invadere da quel desiderio che aveva caratterizzato la Resistenza durante quel lungo tempo: ricostruire, guardare al futuro con speranza in qualcosa di migliore e, soprattutto, voler essere colui o colei che possa contribuire a tutto questo.

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