Alto Varesotto | 23 Aprile 2020

Valichi di frontiera, anche le Comunità Montane chiedono la riapertura

Dal Piambello e dalle Valli del Verbano, l'appello dei presidenti Sartorio e Castoldi: "Disagi insopportabili, rispetto per chi contribuisce alla ricchezza del Cantone"

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Nei primi giorni di questa settimana si sono evidenziate lunghissime code al valico di Ponte Tresa. É evidente l’impatto della riapertura di molte attività lavorative, disposta dal Canton Ticino, che ha comportato, secondo le prima rilevazioni fatte dal Comune di Lavena Ponte Tresa, un aumento del traffico veicolare del 45% circa.

“Ci uniamo, in qualità di presidenti delle nostre comunità montane e in rappresentanza dei sindaci di tutti i comuni aderenti, a quanto già affermato dal presidente dell’Associazione Comuni Italiani di Frontiera Massimo Mastromarino, che sta svolgendo un prezioso lavoro di tutela dei nostri territori, nel sottolineare che questi dati impongono di rivedere, alla luce delle riaperture, anche la situazione dei valichi di frontiera”.

Inizia così un comunicato a firma dei presidenti delle due Comunità Montane del territorio, Simone Castoldi (Valli del Verbano) e Paolo Sartorio (Piambello). “La sola apertura di Ponte Tresa – continuano i due presidenti – impone ai nostri frontalieri disagi insopportabili. Riteniamo che non si possa chiedere ai nostri concittadini, peraltro già preoccupati per l’andamento dell’epidemia, di tornare a lavorare senza metterli nelle condizioni di poter raggiungere il posto di lavoro in orari e condizioni dignitose. Moltissimi di essi ci testimoniano di dover partire due ore prima dell’orario abituale, per cercare di raggiungere con puntualità il posto di lavoro”.

La richiesta, rivolta alle autorità competenti, è ancora una volta quella di valutare nel più breve tempo possibile la riapertura graduale di tutti i valichi, tema centrale nel dibattito che prosegue, anche tra le istituzioni locali, dalla giornata di lunedì, quando numerose aziende oltre confine hanno ripreso la loro attività.

“Crediamo sia una scelta doverosa, di rispetto e attenzione verso chi, anche in un momento di difficoltà, sta contribuendo alla creazione di ricchezza nel Cantone, sostenendo il sistema produttivo e dei servizi e garantendo il funzionamento del sistema sanitario”, sottolineano in conclusione Castoldi e Sartorio.

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