Va verso l’archiviazione il filone dell’inchiesta “Mensa dei poveri” che dallo scorso maggio coinvolge il governatore di Regione Lombardia Attilio Fontana e l’ex consigliere regionale Luca Marsico.
Al centro delle indagini, coordinate dalla procura di Milano, la nomina di Luca Marsico (amico personale del presidente Fontana nonché ex socio dello stesso nello studio legale Fontana – Marsico con sede a Varese), come componente esterno del Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici. Una struttura legata all’ente regionale, per la quale Fontana si era rivolto all’amico sulla base di competenze e requisiti, come dichiarato durante gli interrogatori davanti ai pm milanesi.
L’ipotesi di reato configurata all’apertura del fascicolo dei pm Furno, Scudieri e Bonardi era dunque quella di abuso di ufficio, sostenuta anche dal dubbio che il governatore potesse essere finito nel giro di nomine e corruzione orchestrato, stando alle indagini, da Nino Caianiello, ras di Forza Italia in provincia di Varese (tra i nomi illustri, comparsi nella vicenda, anche quello dell’ex eurodeputata forzista Lara Comi (agli arresti domiciliari tra novembre e dicembre dello scorso anno).
“Non ci sono dubbi che Marsico abbia goduto di un vantaggio competitivo derivante dalla illegittima condotta di Fontana – riporta oggi il quotidiano La Prealpina riprendendo le parole del pm Luigi Furno – solo che ciò non basta per configurare il reato di abuso d’ufficio, mancando il vantaggio ingiusto“, in virtù dell’assenza di gare o procedure selettive per l’assegnazione del ruolo destinato a Marsico.
La decisione finale spetterà ora al giudice per le indagini preliminari, mentre si attende la fine di maggio per conoscere il destino processuale delle ottantasei persone indagate nell’ambito della maxi inchiesta che ha toccato l’intera politica provinciale.
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