In Italia continua incessantemente la lotta alla diffusione del contagio da Coronavirus, ma nonostante quarantena e isolamento, ci sono realtà che non possono fermarsi. Tra queste c’è Anffas, la più grande associazione italiana di famiglie di persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo.
L’organizzazione è diffusa su tutto il territorio del Paese, con 167 associazioni locali e 49 enti a marchio per garantire cura, assistenza e tutela di oltre 30mila persone con disabilità intellettive.
Già prima dell’ultimo decreto con restrizioni più severe alle attività degli italiani, il presidente di Anffas Roberto Speziale aveva sollecitato l’Ufficio per la tutela dei diritti delle persone con disabilità, presso la Presidenza del Consiglio, segnalando la preoccupazione per le persone con disabilità, le più fragili in quanto a maggiore rischio e con una necessità di assistenza indispensabile. Attenzione specifica che, a parere di Speziale, non è poi emersa nei vari DPCM.
Di seguito un’intervista a Roberto Speziale, in merito alla situazione attuale e alle preoccupazioni dell’associazione in questa grave emergenza Coronavirus, con le parole riportate dal quotidiano www.vita.it.
Qual è in questo momento la richiesta principale di Anffas?
La preoccupazione in questo momento è altissima e va ugualmente alle persone con disabilità e agli operatori che le assistono. Mi sento di fare un forte appello alla Protezione civile o chi ne ha la competenza perché fornisca agli operatori e ai volontari, che garantiscono cure ed assistenza alle persone con disabilità e non autosufficienti, tutti i necessari dispositivi per la protezione individuale e per prevenire il contagio.
Cos’altro servirebbe per garantire un’assistenza completa?
Se queste persone rimanessero prive di assistenza e cure, da sole non potrebbero farcela a prescindere dal Coronavirus. Perciò servono anche piani di emergenza e di intervento, per esempio contingenti di personale di supporto, gestiti dalle regioni o dalla stessa Protezione civile, che siano in grado di intervenire nel caso in cui le strutture vadano in crisi per carenza o mancanza di personale che si dovesse ammalarsi.
Quali altre azioni sono auspicabili da parte del Governo?
Va immediatamente disposta in tutta Italia la sospensione di ogni attività prestazione o servizio che non sia indispensabile o indifferibile per le persone con disabilità, in modo da non esporle a rischio di contagio, anche alla luce del fatto che, come sta accadendo, le nostre persone con disabilità, anche se più giovani, corrono rischi notevolmente superiori rispetto a tutti gli altri cittadini.
Che ruolo hanno le famiglie durante questa emergenza?
Questi provvedimenti dovrebbero prevedere il contestuale avvio di attività e supporti che devono essere assicurati alle famiglie al cui interno vive una persona con disabilità o non autosufficiente, in particolare con maggiore gravità. Ciò in quanto queste famiglie, se lasciate da sole, come ci viene denunciato in queste ore da più parti, si troverebbero a gestire un carico insostenibile e con conseguenze drammatiche.
E per i servizi a domicilio?
Ovviamente, anche in caso di supporti erogati a domicilio – ma in molti casi sarebbe anche sufficiente almeno un servizio di counseling che potrebbe essere garantito a distanza dagli stessi operatori che avevano in carico le persone e le famiglie nei vari servizi – vanno approntate misure per garantire la salute degli operatori e delle stesse persone con disabilità e dei loro familiari. Nei casi più complessi, non gestibili a domicilio, si dovrebbero trovare, altresì, idonee soluzioni, d’intesa tra ente pubblico, famiglia, gestore e personale coinvolto.
© Riproduzione riservata






Vuoi lasciare un commento? | 0