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Bedero Masciago | 25 Gennaio 2020

Il Gruppo Caritas ringrazia Bedero Valcuvia e Masciago Primo

La Caritas ringrazia coloro che hanno collaborato alla raccolta cibo per le persone bisognose della comunità, durante le festività natalizie

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(articolo di Cesi Colli) Un “valzer” di grazie è rimbalzato di bocca in bocca nel “Gruppo Caritas” nei confronti delle numerose persone che nel Tempo di Natale hanno riempito gerle e carriole di alimenti: ognuno ha portato in chiesa il suo, che, unito a quello di tutti gli altri, è diventato una montagna di cibo per chi non ne ha. Alimenti preziosi, che, aggiunti a quelli del “Banco Alimentare”, che rifornisce abitualmente la “Caritas”, riempiono le “Borse della spesa”, che sono poi distribuite alle persone bisognose della nostra comunità.

É proprio partendo dai piccoli gesti, che pian piano la carità cristiana diventa mentalità, convinzione, dimensione permanente, che può incidere profondamente sulla cultura e sulla mentalità di ciascuno. Delle volte può sembrare che Gesù abbia pensato di istituire la “Caritas” nel Vangelo per delegare solo a un ristretto gruppo di cristiani la cura dei poveri. Ma non è così!

La “Caritas” non ce la fa da sola, ha bisogno di tutta la comunità, soprattutto in piccoli paesi come Bedero e Masciago, anche se i volontari sono molto attivi e hanno un cuore grande. Le situazioni di disagio sono molte: malati, anziani, bisognosi, oltre la presenza di una “Housing Sociale”, con ospiti che spesso si trovano in situazioni di estremo disagio. La nostra “Caritas” ha, però, accolto la stimolante sfida di Gesù, che ci invita a fare della nostra vita una bomba di felicità: l’unica strada che ci addita, oltre l’incontro con Lui nella preghiera e nella Messa, è “amare il prossimo” (e non solo di “dare, dare, dare!”).

Lui ci ha detto che “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,31-46). Noi siamo, però, teste dure, che non lo vogliamo ascoltare, non ci fidiamo di Lui, lo nominiamo mille volte, ma non accettiamo la sfida di amore che ci lancia: quando un povero ci racconta i suoi problemi, ridimensiona i nostri, ci ricorda che siamo fortunati, ci riporta alla verità di quello che siamo e di quello che abbiamo. É per questo che i poveri non sono solo dei tapini beneficiari di un servizio, ma possono diventare un arricchimento per noi.

Gesù, però, lancia una sfida anche ai poveri. Quale? Di non odiare chi ha più di loro, di non disdegnare l’operatore della Caritas che può star loro anche antipatico: il dolore che hanno per ciò che loro manca non li può portare ad odiare perché il Regno dei Cieli si apre solo a chi ama. (Fonte Eco del Varesotto)

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