Un’immensa area dismessa è stata sequestrata oggi dai carabinieri del comando provinciale di Varese, a due passi dal confine con la Svizzera e a ridosso del fiume Tresa, abbandonata da anni e con una proprietà ambigua, divisa tra demanio e Guardia di Finanza ma utilizzata da cittadini privati dopo la chiusura dell’ex caserma, avvenuta nei primi anni ’70.
Una situazione di degrado al di fuori dell’immaginazione per il nostro territorio con una marea di rifiuti di ogni tipo, anche pericolosi e lasciati lì negli ultimi anni, e animali abbandonati, cani, galline e maiali, tra cui alcuni esemplari appena nati all’interno di un locale che versava in condizioni pietose.
Le indagini dei militari dell’Arma e dei carabinieri forestali, durate circa nove mesi, erano partite da una segnalazione anonima da parte di un cittadino svizzero: l’area, infatti, è visibile dalla parte ticinese, ma risulta coperta percorrendo la strada provinciale che collega Luino a Lavena Ponte Tresa. Il monitoraggio dei carabinieri è iniziato nel mese di novembre e ha consentito di accertare quarantatré accessi con rifiuti in venti giorni da parte degli indagati, nonostante le precipitazioni di quel periodo. I mezzi utilizzati, eccezion fatta per uno di questi, erano intestati agli indagati e riconducibili alle loro imprese.
Così, questa mattina, il personale militare del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Forestale e Agroalimentare di Varese e delle Stazioni Carabinieri Forestali di Cunardo, Luino ed Arcisate, in operazione congiunta con il Nucleo Operativo Radiomobile della Compagnia di Luino, hanno posto sotto sequestro preventivo quest’area, in prevalenza demaniale, di circa 3 ettari e di rilevante interesse naturalistico e paesaggistico.
Attraverso le indagini coordinate dalla Procura Della Repubblica di Varese sono state individuate otto persone, di cui sei di nazionalità italiana, uno uomo turco ed un albanese, residenti nella provincia di Varese, che occupando arbitrariamente l’area e a vario titolo in concorso tra loro, hanno effettuato attività di raccolta, trasporto, smaltimento illecito di rifiuti di varia tipologia, tra i quali vi erano anche rifiuti pericolosi (lamiere in eternit, veicoli fuori uso, gomme di autoveicoli, bombole di gas).
I soggetti indagati, per compiere quanto accertato in tranquillità, hanno delimitato la strada d’accesso all’area con un cancello munito di lucchetto, di cui risultano in possesso i gestori della discarica. Questi sono entrati nell’area con numerosi automezzi carichi di rifiuti di varia tipologia (principalmente detriti, terree rocce da scavo e rifiuti vegetali) provenienti da cantieri edili. Una volta entrati nel sito i rifiuti venivano scaricati a valle a circa 100 metri dal fiume Tresa.
“Si trattava di un’occupazione arbitraria di un’area in prevalenza demaniale – ha commentato durante la conferenza stampa Fabio Scordo, Maggiore del Gruppo Carabinieri Forestali di Varese -, dove si consentiva l’accesso di autocarri per smaltimento illecito. Ancora non abbiamo una stima esatta del quantitativo di rifiuti e di danni dell’area, ma parliamo all’incirca di migliaia di metri cubi. Gl indagati sono soggetti pregiudicati, ed uno di questi era già stato denunciato per combustione illecita di rifiuti. Sono tutti titolari di un’azienda e rifiuti derivano tutti dalla loro attività, su cantieri presenti in provincia (edili e giardinaggio, ndr). Sono ancora in corso accertamenti per verificare coinvolgimento di altre persone”.
La realizzazione della discarica abusiva all’interno di un’area tutelata paesaggisticamente dal Codice dei Beni Culturali comporta la configurazione anche del reato di deturpazione di bellezze naturali. Inoltre, poiché periodicamente i gestori della discarica spianavano il terreno con alcune ruspe per far posto ad altri rifiuti, non possono escludersi ulteriori reati ambientali, qualora verrà accertata la presenza di un ingente quantitativo di rifiuti ed una compromissione o deterioramento significativo del suolo o del sottosuolo.
All’interno dell’area i militari hanno anche trovato animali domestici e da reddito (quali cani, cavalli e maiali), che, dopo la verifica del loro stato di salute da parte dei medici veterinari dell’ATS Insubria di Varese, sono stati trasportati in ricoveri idonei alle loro necessità etologiche.
Tutte le persone coinvolte sono state deferite all’Autorità Giudiziaria ed al fine di impedire la prosecuzione dell’attività criminosa; oltre all’area sono stati sequestrati i veicoli utilizzati e tutto ciò che si trova all’interno, compresi gli animali. Alle responsabilità penali si aggiungeranno sanzioni di carattere amministrativo per il ripristino degli ambienti danneggiati visto che, cambiata la morfologia del luogo e spianate porzioni di terreno dagli indagati, è stata creata anche una montagnetta con relativo livellamento per coprire i rifiuti.
All’operazione di sequestro hanno fattivamente collaborato la Compagnia dei Carabinieri di Luino, il Nucleo Cintili Carabinieri di Casatenovo, e un elicottero del Secondo Nucleo Elicotteri Carabinieri di Orio Al Serio di Bergamo. La complessa attività di indagine è derivata dal puntuale controllo del territorio coordinato dal Gruppo Carabinieri Forestali di Varese, e finalizzato alla tutela del patrimonio boschivo e delle matrici ambientali.
Insieme a loro hanno effettuato un sopralluogo nell’area, durante le verifiche e i sequestri, anche il sindaco di Cadegliano Viconago, Armando Tordi, e il suo vice Vincenzo Marseglia. Entrambi in passato avevano già segnalato la situazione di degrado nell’area dove, negli scorsi anni, oltre ai pochi rifiuti presenti allora, erano stati trovati dei cavalli morti.
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