La perdita improvvisa del posto di lavoro e poi la decisione, nonostante la giovane età, di abbandonarsi al crimine per fare soldi facili nel minor tempo possibile, al fine di continuare a mantenersi.
E’ ricomparso ieri davanti ai giudici, presso il tribunale di Varese, uno dei ragazzi già condannati nell’ambito dell’operazione “Beverly”, che tra ottobre 2018 e lo scorso marzo, grazie al lavoro dei carabinieri, ha portato allo scoperto i colpi inflitti da una spietata banda a diverse sale slot del territorio, dalla Valmarchirolo alla Valceresio.
Il giovane, classe 1993, ha ripercorso in veste di testimone alcuni dei passaggi chiave dell’attività della banda, a partire dal modo con cui maturavano i colpi, osservando dall’esterno il via vai della sala per intuire – stando al racconto del ragazzo – l’entità del giro di soldi determinato dai clienti e dalle loro “puntate” alle macchinette, durante il tempo di permanenza all’interno della sala stessa.
In aula è poi comparsa una delle vittime del gruppo di criminali, protagonista di un vero e proprio incubo, lo scorso ottobre, che ha descritto meglio di qualunque altro elemento d’indagine la spietatezza dei rapinatori e la determinazione nel ricorrere a qualsiasi grado di violenza pur di ottenere denaro contante.
L’uomo, un dipendente della sala slot di Marchirolo, ha quindi ricordato il terrore provato nel veder piombare nel locale i giovani, armati e incappucciati, che dopo averlo preso a pugni in faccia e averlo chiuso in uno sgabuzzino, hanno proseguito verso il seminterrato per mettere le mani sulla cassaforte, ignari dell’occhio della telecamera che puntato su di loro ne riprendeva i volti.
La prossima udienza, durante la quale parleranno gli altri tre giovani imputati, dopo i ventisei anni di reclusione inflitti con le prime condanne lo scorso settembre, è fissata per il 17 marzo.
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