Luino | 7 Novembre 2019

Luino, “La gestione dell’emergenza climatica passa anche da quella delle aree dismesse”

Il dibattito promosso dalla Comunità Operosa Alto Verbano ha stimolato un intervento dell'Osservatorio Cavallotti. Riflessioni su una "conviviale idea di Comune"

Luino, variante PGT:

Riceviamo e pubblichiamo una lettera firmata dall’Osservatorio “Felice Cavallotti” e ispirata agli interventi, in tema di emergenza climatica, curati dai Giovani della Comunità Operosa Alto Verbano durante il recente incontro all’ex Colonia elioterapica di Germignaga.

Abbiamo seguito l’interessante iniziativa dei Giovani della Comunità Operosa Alto Verbano, una richiesta di impegno rivolta alle Amministrazioni Locali del Territorio di “dichiarare l’emergenza climatica”.Abbiamo ritenuto come Osservatorio di condividere e contribuire a questo entusiasmo giovanile con alcune riflessioni sicuramente presenti nella loro anima, ma che spesso nel mondo mediatico della comunicazione vengono sdoganati come la “vecchia politica”.

Siamo convinti che il problema del clima non possa essere affrontato dimenticando di confrontarci con le vecchie teorie scientifiche che hanno descritto, con minore sintesi e leggerezza di quella che noi ci siamo imposti, le leggi del capitale e della finanziarizzazione, o quelle apparentemente più recenti sulla costituzione antagonista delle pratiche sociali di produzione del Comune (forme associative costituenti di benessere comune).

Appositamente in modo velato e leggero senza dare giudizi o fare commenti, abbiamo voluto incorniciare queste riflessioni, sovrapponendoci al troppo liquido dibattito che si sta svolgendo nel Comune di Luino in merito alla variante del Piano di Governo del Territorio, perché riteniamo questa azione di governo il primo strumento interlocutorio su cui dovrà calarsi (sempre che la si voglia prendere in considerazione) la richiesta dei giovani CopaV.

La considerazione urbanistica sullo sviluppo centripeto delle città non è più solo un problema di rapporto qualitativo tra i bisogni abitativi e il ridisegno dello spazio urbanizzato, ma è e deve diventare lo slogan di una elaborazione strategica comportamentale. Una strategia che si trova a dover rispondere alle richieste d’emergenza climatica e che non può che essere valutata se non sulla sua capacità di perseguire un sicuro confronto antagonista, affrontando con potenza, “azioni straniere” di finanziarizzazione della proprietà privata; un potere finanziario che impone attraverso nuove ed estranee coordinate di valutazione l’obbligo di negazione di qualsiasi merito storico di produzione e riproduzione della realtà considerata.

Parlare di strumenti adatti ad introdurre una inversione climatica vuol dire essere consapevoli di doversi concentrare e porre l’attenzione sulla forza generatrice della cooperazione sociale, di un evolversi progressivo delle relazioni sociali e sulla capacità di introdurre pedagogie cognitive, forme di contrapposizione e cambiamenti di istituzionalizzazione predisposti ad affrontare e superare criticità esistenziali.

Territorialmente vuol dire incarnare nelle trasformazioni e nelle strutture di gestione territoriale quello spirito innovativo co-presente solo nell’azione costituente delle relazioni e nella conseguente modificazione del pensiero, dunque nella determinazione valoriale delle azioni immateriali e nei beni materiali.

Uno tra i pensieri più incarnati, impregnanti e determinanti nell’esistenza umana è proprio la convinzione ideologica di non difformità nella classificazione della proprietà privata; un concetto onnicomprensivo che decide di non contemplare particolarità e differenze, utile ad una forma onnipresente che serva per percorrere giustificazioni, devianze e discriminazioni di parte. Insomma un pensiero che, nel caso specifico per poter affrontare con qualche successo l’emergenza climatica, dovrebbe perlomeno essere sottoposto ad una critica e, successivamente, ad una nuova visione fondante che descriva una conviviale idea di Comune, evidentemente non esauribile al riducibile individualismo.

Facciamo un esempio: la differenza che c’è tra una proprietà privata di una vasta ed importante area industriale dismessa e la singola proprietà residenziale. La prima ha sicuramente una storia differente rispetto alla seconda, ha avuto una capitalizzazione e della plusvalenza ottenuta (soprattutto) attraverso investimenti pubblici materiali e immateriali dall’alto costo sociale (strade, formazione scolastica, sistemi riproduttivi della forza lavoro -welfare-state-, cassa integrazione, costi sicuramente superiori alle imposte versate ecc.), contributi sociali che sono risultati indispensabili per la vita e lo sviluppo dell’impresa. Condizioni che purtroppo, spesso e volentieri, hanno determinano impronte ecologiche quasi mai considerate nei costi privati di gestione, ma sempre collettivizzate magari con il sacrificio della vita biologica.

Ma la beffa, oggi, è quando l’industria decide di chiudere, o peggio ancora delocalizzarsi in altri lidi, e il destino dell’area viene deciso e preso in carico non dall’imprenditore e nemmeno dalla società civile, ma da gruppi finanziari che principalmente operano con i fondi pensione (anche in questo caso la classe operaia, evidentemente in un altro modo, ritorna ad essere l’oggetto arricchente sottoposto a sfruttamento).

È ormai scontato, questo è il punto centrale della crisi, che nessun investimento, antitetico alla condizione di Comune, può mirare e inseguire logiche finanziare speculative quando si decide di intervenire scrupolosamente sui problemi climatici, a meno di continuare a sbeffeggiarli con interventi parziali e luccicanti, con i soliti specchietti per le allodole. Questa impossibilità, unica vera condizione e causa della crisi ambientale, è determinata proprio dal loro essere, per il loro modo di operare senza scrupoli e senza affezione per la memoria collettiva: storia di relazione tra il luogo e suoi abitanti.

Siamo consapevoli della complessità reale dell’argomento e altrettanto della lentezza nell’affrontarlo risolutivamente, ma siamo altrettanto consapevoli che le intuizioni e le azioni come quelle della moltitudine giovanile nel mondo e nei territori locali della Comunità Operosa Alto Verbano siano contributi costituenti di democrazia. Contributo importante per il ruolo e l’attività nell’azione di condivisione e di soggettivazione delle relazioni e per la volontà di elaborazione di nuovi modelli di pensiero contaminanti dove, in tutte le politiche glocali che si accingono ad elaborare indirizzi economici, pianificazioni territoriali e considerazioni sul benessere comune, la sostenibilità climatica diverrà l’interlocutore prioritario.

L’emergenza sul clima, così come oggi si presenta nei fenomeni territoriali, non la si può più affrontare parzialmente con qualche tecnologia performante, questa impellente condizione richiede la rigenerazione di interi tessuti urbani e paesaggistici, richiede di partire da valori di convivenza sul Comune senso della Terra relazionando i nostri pensieri cercando di adattarli concretamente a forme di vita (riproduzione sociale) partendo da quotidiane e concrete azioni operative. Azioni territoriali strutturanti che devono iniziare dall’interno delle città costruita (soprattutto partendo dalle proprietà dismesse) con l’unico e solo obiettivo di individuare unità d’insieme di senso (scongiurando frammentazioni di proprietà e considerazioni puntuali sulle strutture funzionali che non fanno altro che rinforzare il giochi di potere finanziari), per riuscire a (ri)disegnare efficienti ed efficaci relazioni con l’esterno: realizzazione all’interno delle città di grandi polmoni verdi a parco (pedagogiche strutture di relazione e cooperazione: piantagioni condivise, coltivi comunitari, ecc.), in modo da evitare l’inseguire discriminante di soluzioni finanziarie “di parte” determinate da fluttuazioni di denaro che interrompono la relazione tra uomini e la terra, oppure, confidando in false medicine pubbliche, opere insostenibili che non fanno altro che indebitare e indebolire le Amministrazioni pubbliche, impoverendo così ulteriormente le già scarse disponibilità d’intervento in soccorso al clima.

Questa emergenza climatica impone dunque una radicale intuizione e riflessione progettuale su possibili e virtuosi comportamenti politici e strumenti istituzionali di facilitazione, relazione e partecipazione democratica alle forme di governo. Questo necessario cambiamento di rotta diventa fondamentale proprio per rendere più sostenibili e condivise, oltre che creative, le intuizioni e le azioni da deliberare soprattutto sui problemi climatici. Queste (re)azioni inevitabilmente andranno a toccare esistenzialmente i singoli individui, soprattutto le persone più deboli e pertanto, per affrontare antagonisticamente scongiurando discriminazioni o impari opportunità, ci sarà bisogno di massima cooperazione e solidarietà, al fine di rinforzare la formazione del consenso politico.

Ma questa volontà di cambiamento deve anche agire su tutti quei pensieri fondanti e modelli strutturanti del nostro convivere produttivo e riproduttivo. Nei locali processi territoriali può essere considerata e rivisitata iniziando dai bisogni primari (filiera alimentari), partendo dalla forma relazionale tra i modelli produttivi e di consumo. Al consumatore, per poter interagire sui sistemi di produzione, viene richiesto di cambiare registro comportamentale, iniziando magari dalla sostituzione della parola di consumatore in co-produttore. Questo cambiamento indica una diversa relazione.

Una nuova soggettività che decide di ritagliarsi all’interno del processo produttivo una responsabilizzazione: condividere e assumere un ruolo attivo nel ciclo delle singole azioni produttive, integrandole nella propria esistenza quotidiana di riproduzione. Cosa vuol dire questa relazione? Una maggior qualità della produzione garantita da flussi costanti della domanda; riconoscere una valorizzazione del Comune attraverso azioni di sostegno e cooperazione nei momenti di massima attività; supporto logistico nella distribuzione; richiesta politica di interventi di mutualità e, soprattutto, scongiurare il rovinoso assorbimento della produzione e un impoverimento socio-ambientale da parte della grande distribuzione e dalle subdole e velate lobbying di mercato.

Anche in questo ambito d’azione presenze come la CopaV possono dare il loro contributo, creando relazioni e penetrazioni produttive, cercando di arricchire la realtà locale implementandola con forme di natura sociale del lavoro, intuendo, elaborando e adottando con “buone pratiche” di cooperazione sociale l’azione produttiva, facendola così diventare una realtà caratterizzante la Casa Comune.

Questa emergenza ci richiede dunque di cambiare rotta, addirittura di cambiare il mezzo di locomozione, passando con generosità dalle acque liquide di una avventura subita, ad una striata terra dove la sua anima (re)agente indica l’Azione.

Vuoi lasciare un commento? | 0

Lascia un commento

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127