Cugliate Fabiasco | 17 Settembre 2019

Cugliate, perseguitava l’ex compagna: pena ridotta in Appello

La prescrizione estingue diversi reati a carico dell'uomo, oggi 48enne, tra cui stalking e maltrattamenti ai danni di una ragazza più giovane di 20 anni

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Le minacce, gli atti intimidatori e in conclusione il ricorso alla violenza erano costati ad un uomo di Varese, oggi 48enne, la condanna in primo grado a un anno e quattro mesi di reclusione, inflitta dal Tribunale di Varese come conseguenza dei comportamenti messi in atto dall’imputato al termine di una complicata relazione con la compagna e convivente, una ragazza di Cugliate Fabiasco di vent’anni più giovane, oggi 28enne.

La stessa, prima che la situazione degenerasse aveva dato alla luce una bambina, ma la gioia di diventare genitori non era bastata a tenere vivo un rapporto consumato soprattutto dalla gelosia dell’uomo, che aveva costretto la ragazza ad andarsene e a cercare protezione presso la propria famiglia, contesto in cui era sorta la consapevolezza di dover denunciare gli atti persecutori del compagno.

I fatti risalgono ad un periodo che va dal 2009 al 2012, come riporta il quotidiano La Prealpina prima di introdurre gli ultimi sviluppi del caso sul versante processuale. La pena inflitta al 48enne è stata infatti ridotta a sette mesi al termine del processore di appello svoltosi a Milano, dove i giudici hanno certificato l’estinzione di diversi reati che avevano invece inciso sulla condanna in primo grado.

“Nello specifico sono cadute per prescrizione sia le minacce che le ingiurie alla compagna – si legge nell’edizione odierna del quotidiano locale – che in un caso picchiò dopo essersi introdotto contro la sua volontà nella casa dei genitori di lei, sia lo stalking dettato dalla volontà di punirla per averlo lasciato e, soprattutto, di toglierle l’affidamento della figlia”.

Alla luce di quanto stabilito in secondo grado resta quindi immutata soltanto l’accusa di aver interrotto il sostegno economico per l’ex convivente e per il mantenimento della figlia, e dunque l’obbligo al risarcimento della parte offesa per una somma complessiva di 12mila euro.

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