Laveno Mombello | 30 Agosto 2019

Laveno, “Più cemento sul Colle San Michele, eredità del centrodestra”

L'amministrazione di Laveno interviene nel dibattito sul futuro dell'area ripercorrendo la storia del progetto di costruzione. "Vincono gli interessi economici"

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La voce dell’amministrazione di Laveno Mombello si aggiunge al dibattito sul futuro del colle San Michele, nel quale irrompe un retroscena politico documentato dal modo con cui le giunte comunali, susseguitesi nel recente passato, hanno gestito la questione “edificabilità” dell’area.

Tutto ha inizio nel 2004 – si legge in un comunicato firmato dal gruppo consiliare “Centrosinistra e lista per Laveno Mombello Cerro” – quando i proprietari dei terreni, la famiglia Zagaria-Salvemini, definiscono un accordo con l’amministrazione del tempo (leghista) che consentiva di edificare su quelle aree, grazie ad una variante all’ora vigente Piano Regolatore; aree che avevano acquistato ad un prezzo irrisorio perché dichiarate ‘agricole’“.

Quest’ultimo è il punto centrale dell’intera vicenda, portata all’attenzione della comunità lacustre da Legambiente con una assemblea pubblica, e poi rilanciata nei giorni scorsi dal Comitato pro parco San Michele. Una volta convertiti in edificabili per la prima volta, i terreni diventano oggetto di diversi ribaltamenti di fronte: l’anno seguente il centrosinistra annulla gli accordi, ritenendoli onerosi per il comune e non conformi alle previsioni del Piano Regolatore Generale, ma nel 2012 la giunta Giacon (sostenuta da Lega, Forza Italia, UDC e indipendenti) ripristina la possibilità di costruire.

Si arriva così al 2015, anno in cui compare un progetto dei proprietari per costruire una strada di collegamento con i terreni, su cui la Commissione paesaggio esprime un parere sfavorevole, facendo valere quel vincolo paesaggistico di cui ancora oggi si discute. La svolta definitiva, raccontano gli esponenti della lista, arriva proprio quell’anno, con la cessione dei terreni ad un’immobiliare di Arcore, che li cederà poi ad una seconda società. Le aziende iniziano a premere per la costruzione di tre palazzine e dopo i veti sul progetto, posti dal comune ma anche da due commissari nominati dalla Provincia, i ricorsi dei privati trovano da Comunità Montana il sì definitivo.

Il comune sarebbe ora costretto a rilasciare le autorizzazioni e, una volta definita una convenzione con il privato, si troverebbe in difficoltà a negare l’edificabilità – si legge ancora nel comunicato del Centrosinistra lavenese -. Il comune avrà da mantenere una strada che non porterà da nessuna parte, se non alle palazzine e ai pochi parcheggi che serviranno solo ai futuri proprietari e ai loro amici e parenti”.

A pesare, stando a quanto dichiarano gli amministratori, è l’eredità lasciata dal centrodestra sul vigente Piano di Governo del Territorio: la scelta di convertire la zona, inizialmente inquadrata come agricola.

Stiamo valutando ora quali percorsi attuare per salvaguardare la collina – conclude l’amministrazione – perché si profila un evidente danno ambientale, ma anche perché la lunga storia sembra arrivare a un finale in cui non vince il bene comune ma gli interessi economici”.

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