Curiglia con Monteviasco | 30 Agosto 2019

“I boschi e la raccolta dei funghi, occasione di sviluppo per le aree montane”

Dopo la proposta del deputato ticinese dell'UDC Piero Marchesi, che ha sollevato tante critiche oltre confine, il commento dell'agronomo Valerio Montonati

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Prendendo spunto da una notizia apparsa sul quotidiano online “Varesenoi”, e ripresa dalla nostra redazione questa mattina, l’agronomo Valerio Montonati, tramite un comunicato stampa, ha voluto proporre un ragionamento a tutto campo sui prodotti “Minori” offerti dai boschi, che potrebbero certamente essere un’occasione di crescita economica per le realtà montane di tutto l’arco alpino.

“Gli amici ticinesi sono stufi di vedere ‘Depredare’ i loro boschi dei pregiati funghi porcini e di altre specie eduli da stranieri (Italiani, evidentemente, tra varesotti, comaschi, ossolani e di altre province) che alla fine non lasciano alcuna traccia di loro (salvo quelle degli scarponi, se non porcherie varie …) men che meno di tipo economico”, esordisce Montonati.

Il politico del Canton Ticino che propone una tassa apposita per gli stranieri è stato piuttosto esplicito (come nella miglior tradizione della ben nota franchezza svizzera): “… non lasciano sul territorio elvetico neanche gli spiccioli per un misero caffè…”, continua ancora l’agronomo.

“Come dargli torto – si domanda Montonati -?! Del resto la stessa cosa avviene nelle nostre valli ed in cima alle nostre montagne dove i ‘fungiatt’, più o meno improvvisati, ben di rado si affacciano ad uno dei rifugi attivi o in un bar di paese (figuriamoci in un’osteria o in un ristorante) per lasciare qualche soldino come segno di riconoscimento a quanto offerto da quel territorio”.

Fare uno spuntino in loco sarebbe un minimo segnale di collaborazione per il mantenimento di quei luoghi impervi – prosegue Montonati -: le persone che vivono i comparti disagiati di valli e montagne, infatti, ne garantiscono il presidio e l’economia che gira (anche) intorno alle loro attività e dovrebbe garantire risorse economiche disponibili per la manutenzione di strade, piste forestali, sentieri e mulattiere e, ancor più gli stessi boschi, munifici elargitori di prodotti ricercati: funghi, castagne, piccoli frutti, per non parlare del ristoro psico fisico che una camminata (produttiva o meno che sia) garantisce all’escursionista”.

Ho provato invano, fino ad oggi, insieme con la Fondazione Beltrami (con la quale manteniamo attivo il centro di ricerche micologiche all’alpe Giani) e gli amici del Patriziato di Novaggio a proporre un lavoro specifico di valorizzazione di questo segmento economico conciliando la selvicoltura con la produzione dei miceti e degli altri frutti del bosco insieme ai rilevanti flussi turistici ottimizzandone spostamenti e soggiorno: non c’è stato spazio nell’ambito dei progetti Interreg; mentre per il programma Alpine Space (di non facile approccio) stiamo attendendo le prossime ‘finestre’ per potere tentare l’adesione; stendiamo un velo pietoso sul PSR di Regionale Lombardia che, ben si guarda, per esempio, di aprire i previsti bandi per la ristrutturazione delle selve castanili; ho, infine, lanciato, poche settimane or sono, un appello per una collaborazione scientifica con l’università di Zurigo e quella dell’Insubria per sviluppare delle ricerche sui funghi del bosco, boleti in testa”.

Nonostante la ‘Sorte’ avversa, non intendo arrendermi – afferma ulteriormente Montonati -. Infatti già qualche mese addietro, ho preso contatto con il nuovo sindaco di Curiglia di Monteviasco proponendo di sviluppare, insieme ad un pool di colleghi (dottori agronomi e dottori forestali), un progetto di riqualificazione della selva castanile che dall’abitato di Curiglia risale la pendice montana su un vastissimo territorio fino alla frazione di Sarona. Lavoreremo, in questa fase, a titolo gratuito e nella speranza (mai doma) di veder presto aprirsi gli specifici bandi sul tema (già previsti nell’organizzazione generale del PSR ma finora del tutto disattesi nonostante alcuni progetti, che riguardano interessanti realtà nel comune di Dumenza, siano praticamente pronti ad essere presentati agli uffici preposti)”.

Il progetto che ho proposto, tra l’altro – commenta l’agronomo -, prevederebbe, oltre al coinvolgimento dei numerosi proprietari privati (un tempo [i loro progenitori] assidui manutentori dei singoli piantoni di castagno e gelosissimi nella raccolta delle proprie castagne), l’emissione da parte del Comune di permessi giornalieri personali per la raccolta delle castagne nella selva rinnovata comprensivo di un buono pasto da consumarsi presso un locale della zona : un pranzo a piatto unico con un buon bicchiere di vino e caffè ad un prezzo modico con la possibilità di trattenere, da parte del comune, una piccola percentuale da destinarsi alle successive fasi di mantenimento della selva medesima”.

Qualcosa del genere si potrebbe impostare nelle varie realtà di montagna o, quanto meno, disporre l’obbligo, per chi passeggiando raccogliesse uno o più dei frutti che il bosco generosamente elargisce, di effettuare, in loco, almeno una consumazione od un acquisto (con una spesa minima, diciamo, di 5 euro, per non rischiare di mandare sul lastrico nessuno) con esibizione, a richiesta, del relativo scontrino fiscale a dimostrazione di aver contribuito, almeno in piccola parte, allo sviluppo dell’economia locale, sostentamento necessario ed indispensabile per la gente che quei territori presidia e cura e mettendoli a disposizione della collettività”, conclude Montonati.

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