Maccagno con Pino e Veddasca | 21 Luglio 2019

Maccagno, buon compleanno “Pont de fér” che quest’anno compie 100 anni

Tutta la linea da Cadenazzo a Gallarate, passando per Luino, nei prossimi anni diventerà la cosiddetta AlpTransit. In occasione dell'anniversario alcune riflessioni

Non sempre osserviamo con attenzione luoghi e manufatti che fanno parte del nostro vissuto quotidiano, a causa della fretta o semplicemente perché raramente ci capita di allungare la strada verso casa durante le nostre sporadiche passeggiate in paese. Diversa la situazione per chi, possedendo un cane, è invece abituato a camminare, soprattutto attraversando zone verdi, magari lungo le sponde del torrente Giona.

Ed è proprio durante una di queste passeggiate che l’amica Luisa si è accorta che, proprio quest’anno, ricorre un compleanno del tutto particolare: compie infatti 100 anni il ponte ferroviario di ferro che attraversa “ul fiüm”. Una targhetta, quasi illeggibile, posta al centro delle arcate, riporta infatti questa data: 1919.

Stiamo parlando della linea ferroviaria Cadenazzo-Luino, aperta nel lontano 1882 dalla società Gotthardbahn, che gestiva anche la linea del S. Gottardo, originariamente progettata come itinerario merci per i treni diretti al porto di Genova, evitando così il valico del Monte Ceneri e l’attraversamento di Milano. Nel 1909 passò alle Ferrovie Federali Svizzere e nel 1960 fu elettrificata.

Dunque, in questi cent’anni ne ha viste proprio delle belle, il nostro “pont de fér”, compreso quel deragliamento del 16 agosto 2006, quando un convoglio che trasportava turisti svizzeri diretti al mercato di Luino deragliò fermandosi proprio a ridosso della ringhiera che delimita il ponte: ultimo baluardo prima di un salto nel vuoto di 20 metri.

Tutto si risolse soltanto con un po’ di spavento, soprattutto del macchinista, che, a causa del lento movimento per inerzia del treno, peraltro già fermo in stazione per caricare altri passeggeri, aveva visto avvicinarsi inesorabilmente lo strapiombo. Ma con il progressivo avanzamento dei lavori del progetto svizzero di alta velocità ferroviaria “AlpTransit” il nostro ponte rischia di rivelare inequivocabili segni d’invecchiamento, non tanto per la sua solidità, quanto per la rumorosità provocata dal passaggio dei numerosissimi e lunghissimi convogli merci che transiteranno lungo la linea.

Da tempo sono in corso importanti interventi sulle infrastrutture sulla Bellinzona-Luino-Gallarate, con gli inevitabili disagi per l’utenza e le comprensibili apprensioni di coloro che abitano nei paesi rivieraschi. Risale all’aprile scorso il convegno organizzato da ACG-Alta Capacità Gottardo, in collaborazione con Provincia e Camera di Commercio di Varese per analizzare criticità e aspettative del territorio, ma anche proporre soluzioni, a partire proprio dalle vibrazioni e dal rumore. Ma, al di là delle dotte relazioni degli esperti, i cittadini si interrogano sull’immediato futuro della ferrovia del Verbano Orientale.

Per quanto riguarda le barriere fonoassorbenti i comuni dovrebbero avere la competenza per segnalare ed eventualmente concordare con RFI, che gestisce l’infrastruttura ferroviaria italiana, tutti gli eventuali interventi per ridurre il disagio da inquinamento acustico, per esempio realizzando ponti in calcestruzzo armato.

In tema di la sicurezza, invece, è opportuno che tutti i comuni attraversati da AlpTransit si dotino di un preciso protocollo di emergenza in caso di incidente, soprattutto per vie di fuga, sia dalle stazioni che dagli edifici in prossimità dei binari. Ma veniamo ad un aspetto non trascurabile che riguarda proprio le stazioni, come luogo di aggregazione.

Un progetto così altamente tecnologico come AlpTransit prevede un controllo centralizzato dei binari e già da tempo le biglietterie self service hanno permesso una razionalizzazione del personale ferroviario presente. Da questo punto di vista la sicurezza è garantita da un costante e attento monitoraggio delle varie linee attraverso un controllo centralizzato da parte del dirigente di movimento di un’altra stazione oppure addirittura attraverso apparati di sicurezza attivati da impianti di telecomando attivati da un dirigente centrale operativo.

In questo modo è possibile segnalare telematicamente un imminente guasto, provvedendo a fermare i convogli mediante la sospensione di energia elettrica. E l’Italia può ben essere orgogliosa di tale evoluzione tecnologica, ammirata e copiata da tutto il mondo, giapponesi compresi, secondo quanto si apprende da chi s’intende di queste cose.

Di fronte a tante argomentazioni di carattere tecnico non è da trascurare, però, un aspetto di carattere sociale: gli spazi precedentemente occupati dai viaggiatori e dal personale diventeranno inutilizzati, perciò progressivamente nasceranno le cosiddette “Stazioni Impresenziate”, ancora attive dal punto di vista ferroviario, ma prive di personale.

Per questo motivo RFI ha avviato un progetto di recupero di questi spazi tramite la concessione in comodato d’uso ad Enti Locali e Associazioni Onlus, per una riconversione di tipo turistico, sociale, o dedicata all’imprenditoria giovanile. Complessivamente a livello nazionale esistono 1443 stazioni impresenziate, di cui 641 (45%) al Nord. In Lombardia ve ne sono 135, di cui 7 sulla linea Gallarate Luino: Besnate, Besozzo, Caldè, Mornago, Porto Valtravaglia, Sangiano e Travedona.

Che futuro ci aspetta, dunque, per la stazione di Maccagno? Sicuramente il medesimo destino, ma per fortuna nel corso di questi anni è già stato compiuto un passo importante: “Questa stazione ferroviaria è data in comodato all’Amministrazione Comunale di Maccagno che ne cura il Decoro e la Pulizia”. Così recita la didascalia, datata 1 dicembre 2012, scritta su un dipinto che fa bella mostra di sé nell’atrio dell’edificio.

Infatti i presepi artistici allestiti dal gruppo “Amici dei Presepe di Maccagno”, dopo il necessario trasferimento dalla chiesa di S. Antonio, hanno trovato ospitalità proprio in un locale della stazione e alcune belle foto abbelliscono le pareti dell’atrio. Anche la facciata è stata rimessa a nuovo, restituendo all’edificio il fascino di un tempo.

I lavori in corso in questo periodo, per la realizzazione del sottopasso d’accesso ai binari e l’installazione degli ascensori, completeranno il maquillage di questa struttura, per renderla funzionale con le esigenze dei tempi moderni e per dare piena accessibilità anche ai disabili. Ora però occorrerà tenere alta la guardia affinché, quando la stazione diventerà “impresenziata”, non cada progressivamente nel degrado che purtroppo si è registrato in altri luoghi.

Quali potrebbero essere le soluzioni? In primo luogo renderla viva assegnando gli spazi e i locali ad associazioni, gruppi, installando eventualmente anche un info-point, in modo tale da non abbandonarla all’incuria del tempo e alla mercé di vandali e/o malintenzionati. Durante le ore notturne si potrebbe prevederne la chiusura, per limitarne al massimo l’accesso, installando anche telecamere di sicurezza.

Insomma: sarà compito di tutti suggerire interventi a favore della rinascita della stazione di Maccagno con nuovi vesti, così come è stato attuato a Besozzo, dove una quindicina di associazioni impegnate nei settori più vari hanno trovato una sede idonea, rivitalizzando così anche una parte del paese.

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