Luino | 17 Giugno 2019

Il nuovo “Verbanus” unisce le due sponde del lago nel segno della cultura

Presentato a Luino il trentanovesimo numero della storica rivista. A Palazzo Verbania i ritratti di Dante Ughetti, Francesco Magri e Franchino Rusca

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La storia e l’identità culturale, intese come patrimonio collettivo che unisce le due sponde del lago Maggiore, riempiono le pagine del trentanovesimo numero della rivista “Verbanus”, presentato nel tardo pomeriggio di sabato, 15 giugno, presso la sala conferenze di Palazzo Verbania a Luino.

Una lunga tradizione quella della rivista, edita da Alberti e curata dagli studiosi del gruppo “Società dei Verbanisti” (in sala per un saluto anche il presidente Vittorio Grassi), autori del consueto grande lavoro di ricerca e documentazione di vicende connesse a illustri personaggi del territorio, così come a figure meno conosciute ma in egual misura protagoniste in vari campi della vita pubblica, dove la loro presenza ha lasciato un segno indelebile all’interno della grande comunità lacustre.

Una comunità radicata in una zona che dal punto di vista turistico “piace sempre di più“, ha affermato l’assessore all’Ambiente e al Territorio di Luino, Alessandra Miglio, nel presentare l’evento. “Lo dice il dato più recente, quello relativo all’ultimo mese, nonostante un calo generale nel resto d’Italia. Un dato che oggi rinforziamo nel modo migliore, ritrovandoci qui per raccontare storie che ci appartengono“.

E venendo quindi agli interventi programmati per fornire ai lettori una panoramica del nuovo “Verbanus”, l’ingegner Pierluigi Frigerio, con il suo contributo, ha rispolverato la storia dei feudi locali per fare luce sulla figura di Franchino Rusca, signore della Pieve di Travaglia. Un lavoro d’archivio, quello dello storico luinese, compiuto tra gli atti notarili dell’epoca e tra le pagine del cartolario di Giovanni Carnesio – primo notaio della città – da cui emerge il quadro delle fortune e sfortune del casato, tra convivenza pacifica e contrasto feroce nelle valli.

Del professor Enrico Fuselli e di Simona Fontana, invece, l’approfondimento su Dante Ughetti, francesista e professore bocconiano originario di Montegrino. Scomparso prematuramente all’età di cinquantadue anni, Ughetti introdusse novità importanti nell’insegnamento del francese, incentrando il suo metodo sugli aspetti culturali della lingua, rilevanti nei suoi scritti dedicati a scrittori del calibro di Jean Jenet ed Etienne Pasquier. Ughetti fu anche poeta, ha sottolineato il professor Fuselli durante la conferenza, e mantenne per tutta la vita un forte legame affettivo con il piccolo paese dell’Alto Varesotto e con la sua gente, con la quale lo studioso si esprimeva parlando il dialetto in modo impeccabile.

Presente in sala la vedova del francesista, alla quale il vicesindaco Alessandro Casali ha consegnato un omaggio floreale a nome dell’amministrazione, mentre l’assessore alla Cultura Pier Marcello Castelli ha ricordato con un sentito intervento il suo rapporto con il professore: “Parlava veramente con tutti, cercava il confronto sulle problematiche della vita. Ora riposa vicino ai miei cari, nel cimitero di Montegrino, dove passo di frequente per porgere un saluto sulla sua tomba. Una persona di spessore davvero incredibile“.

A chiudere la serata due ritratti a cura di Sergio Baroli. Il primo dedicato a Francesco Magri, che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento aprì a Luino il primo ufficio per l’immigrazione, all’epoca prettamente stagionale e legata a prestazioni lavorative che si svolgevano nei campi, nei cantieri e nei locali di ristorazione. Magri forniva assistenza su malattie e infortuni – ha raccontato Baroli – e dopo la guerra fu giornalista a Milano e poi ancora saggista. A Luino tornava spesso, per fare visita alla madre e alle sorelle, ma anche per recarsi presso la libreria di piazza Libertà e conoscere i gusti letterari dei luinesi del tempi.

La seconda biografia tratteggiata da Baroli ha creato un divertente intermezzo prima dei saluti conclusivi, grazie alle vicende – per certi versi quasi comiche – del celebre truffatore rumeno Georges Manolescu, “tombeur de femmes” che ispirò registi e scrittori tra cui Thomas Mann, che dalle sue peripezie oltre i confini della legge prese spunto per il romanzo “Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull”. “Uomo di grande charme, elegantissimo – si legge tra le pagine di Verbanus – che nonostante i suoi precedenti soggiorni nelle carceri d’Europa, continuava ad ammaliare le giovani donne della borghesia locale varesina”. Sul suo conto, inoltre, giunge fino ai giorni nostri una curiosa leggenda, ovvero che fu notato tra i frequentatori del vecchio Kursaal – oggi Palazzo Verbania – “accompagnato da una giovane e distinta signora”. Verità o tutte fake news? 

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