Laveno Mombello | 29 Maggio 2019

Lettera in difesa della missione evangelica di Papa Francesco

Quello inviato da Alberto Morandi è un testo che mira a far riflettere sul presente e sul futuro della Chiesa e tutto ciò che la circonda sull'operato di Bergoglio

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Una lunga analisi quella inviata in redazione da un cittadino di Laveno Mombello, Alberto Morandi, che ha l’obiettivo di far riflettere i lettori in merito al lavoro di Papa Francesco nel tentativo di cambiare la chiesa partendo dai valori che contraddistinguono la sua missione, vale a dire quella della fratellanza universale, della giustizia sociale, umiltà e povertà.

Al consenso popolare di Bergoglio a livello mondiale, tra riforme sociali e culturali che hanno l’obiettivo di migliorare le esigenze della quotidianità, si contrappongono le potenti gerarchie conservatrici che contrastano duramente queste potenziali idee per motivi di interessi particolari sia economici che di potere.

Di interesse, inoltre, è l’operato del Papa nei confronti dei politici quando è evidente che la loro attenzione non sia spesa per la comunità, ma piuttosto sia concentrata sugli interessi propri o quelli politici.

Ecco il testo integrale della lettera.

Egregio Direttore,

nella Chiesa cattolica è in corso una lotta interna per diffamare e per delegittimare Francesco, il Papa che pensa ai più poveri e agli ultimi del mondo. Infatti, molti politici, nonché alcuni vescovi e qualche cardinale, conducono una continua attività di delegittimazione del Papa in un fronte reazionario e conservatore contro la linea riformatrice di Papa Francesco e contro il suo tentativo di cambiamento della Chiesa e della società secondo gli insegnamenti evangelici di fratellanza universale, di giustizia sociale, di umiltà e di povertà.

«Seguiremo la strada della verità ovunque possa portarci» ha affermato Papa Francesco, pastore coraggioso ma solitario, i cui nemici sono molto potenti, con interessi politici ed economici enormi; «(alcuni cardinali) vogliono un altro conclave» ha affermato il Cardinal Walter Kasper, primo elettore del Papa, infatti Francesco ha cambiato i rapporti con gli ortodossi, con i protestanti, con i musulmani e con gli ebrei, considerati ora come fratelli e, proseguendo la strada avviata con il Concilio Vaticano II da Papa Giovanni XXIII, non più come eretici o scismatici.

Su temi come l’ambiente e la giustizia sociale Francesco è un’autorità morale e un alto esempio mondiale, ma gli Stati Uniti di Donald Trump respingono tutti gli accordi sul clima e sull’immigrazione nel nome di un nazionalismo ultraconservatore, limitando inoltre la tutela dei diritti sociali per i più deboli, mentre in Italia sui migranti, sull’accoglienza e sull’integrazione razziale circola un populismo sovranista, xenofobo ed egoista antipapale, ben oltre la necessaria tutela della sicurezza pubblica interna allo Stato, e nell’Europa orientale, immemore della sua recente storia di povertà e di emigrazione verso i più ricchi paesi occidentali, divampa un vecchio cattolicesimo reazionario, nazionalista, xenofobo e antisemita mentre la Chiesa è ancora travagliata dalla piaga degli abusi sessuali dopo un colpevole silenzio durato troppo tempo, contro cui tanto si è espresso e ha operato in prima persona Papa Francesco, allontanando e rimuovendo per indegnità cardinali e vescovi dal loro magistero.

Dietro il grande consenso popolare, di cui gode Papa Bergoglio a livello mondiale, è in corso all’interno della Chiesa cattolica una lotta tra tanti semplici fedeli e molti vescovi, che sostengono le riforme sociali e culturali promosse dal Papa, pastore di alto profilo morale, e potenti gerarchie conservatrici che vi si oppongono duramente per motivi di interessi particolari sia economici che di potere. Anche in ambito internazionale vi sono forze economiche e politiche che non vedono l’ora che finisca il pontificato di un Papa troppo impegnato sui temi della giustizia sociale contro le diseguaglianze derivanti dal sistema economico neoliberista, a favore di un’economia più umana attenta ai problemi ambientali che ci coinvolgono tutti, sensibile alla condizione dei poveri e degli sfruttati.

I movimenti sovranisti e i poteri economici forti e molto influenti, gelosi dei loro interessi e dei loro immensi guadagni, si identificano con le gerarchie più conservatrici della Chiesa; qualche cardinale e alcuni vescovi, ancorati all’antica idea di una Chiesa conservatrice, dogmatica e monarchica, immobile contro il mondo moderno, depositaria di una verità assoluta e immutabile nel tempo e superiore alle altre comunità civili e religiose, hanno intrapreso una dura offensiva contro Papa Francesco sulle questioni della famiglia, dell’accoglienza nella Chiesa e nella società degli emarginati, degli omosessuali e dei divorziati risposati, diffamandolo con false notizie e con false accuse di aver coperto in Cile alcuni vescovi responsabili di abusi sessuali su minori.

Papa Francesco, seguendo il grande insegnamento umano di Francesco d’Assisi, opera per una Chiesa non burocratica, non dogmatica, non strutturata come una monarchia assoluta, per una Chiesa con vescovi pastori dediti solo alla cura dei fedeli e dei bisognosi e non principi che spesso si preoccupano troppo dei beni materiali.

Per una Chiesa fondata sulla carità evangelica che accoglie come madre e che non esclude gli ultimi, preoccupandosi del potere terreno e dei beni materiali, per una Chiesa di uomini e di donne uguali che viva in semplicità nel mondo contemporaneo oltre le frontiere confessionali, culturali ed etniche, che, come nel discorso evangelico delle Beatitudini, stia concretamente accanto ai poveri, ai bisognosi, agli affamati, agli afflitti, agli emarginati, agli sfruttati, ai perseguitati, una Chiesa in dialogo con le altre chiese cristiane e con le altre religioni, anche con i non credenti, con tutti coloro che siano attenti al bene comune, come già ben intuito dal Cardinal Gianfranco Ravasi, persona di alta cultura, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che a tale fine ha costituito il Cortile dei Gentili, uno spazio di dialogo interculturale tra credenti e non credenti.

Papa Francesco ha effettuato una grande pulizia nella banca vaticana, propugna il passaggio da una Chiesa incentrata sulla monarchia papale a una Chiesa più “sinodale” in cui il Papa governa collegialmente con i vescovi la comunità ecclesiale, soprattutto opera affinché i cristiani, nel segno del Vangelo, prendano attivamente posizione contro le numerose ingiustizie di un modello economico mondiale egoista fondato sullo sfruttamento dei più deboli, sulle “nuove schiavitù” sessuali e lavorative, sul degrado ambientale che alimenta anche il degrado sociale; ma troppe volte alcuni vescovi lo lasciano solo nella sua coraggiosa opera di concreta attuazione degli insegnamenti evangelici sul grande e luminoso esempio, tra i tanti religiosi vicini agli ultimi, di Papa Giovanni XXIII, di Don Lorenzo Milani, di Madre Teresa di Calcutta, di Mons. Oscar Romero, del Card. Carlo Maria Martini.

Mi preme infine ricordare il monito rivolto da Papa Francesco ai politici, spesso più attenti ai loro interessi privati che non al bene pubblico e comune: “Con tutto questo potere, con tutti questi soldi, con tutto il tuo orgoglio, con tutta la tua vanità, non sarai felice. Nessuno può portare con sé dall’altra parte né i soldi, né il potere, né la vanità, né l’orgoglio. … Penso per esempio alle persone che hanno responsabilità sugli altri e si lasciano corrompere; voi pensate che una persona corrotta sarà felice dall’altra parte? No, tutto il frutto della sua corruzione ha corrotto il suo cuore e sarà difficile andare dal Signore. … Che il timore di Dio faccia loro comprendere che un giorno tutto finisce e che dovranno rendere conto a Dio”, nonché il monito rivolto a quegli imprenditori interessati solo ai loro guadagni privati, che per i loro personali interessi non si curano delle difficoltà e dei drammi della povera gente: “Ipocriti i tanti cristiani che si dicono cattolici praticanti ma poi sfruttano la gente, gli operai … questo è un peccato mortale! Quanti umiliano i loro operai”.

“Non qui parum habet, sed qui plus cupit pauper est” (Seneca).

Colgo l’occasione per porgerLe i miei più cordiali saluti.

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