Germignaga | 17 Maggio 2019

Un tuffo nel passato a Germignaga, gli inni all’amore e alla primavera del “maggio fiorito”

Dalla pagina Facebook "Germignaga, ricordi dal passato", il racconto di un'allegra usanza di paese che ogni anno riuniva i giovani tra danze e canti

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Qualche ritornello intonato tra le vie del centro, con allegri motivi ispirati dalla tradizione e dai costumi locali ma con un appuntamento sul calendario, quello di inizio maggio, che già nella prima metà del secolo scorso era atteso e poi condiviso dai giovani di tutta Europa.

L’attesa era quella per il ritorno della primavera e i festeggiamenti, anche sulla sponda lombarda del lago Maggiore, si svolgevano per mezzo di eventi quali le “maggiolate” o “calendimaggio“, con canti e balli entrati di diritto nella storia della cultura locale come veri e propri inni all’amore e all’avvento della bella stagione. E’ dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato” che l’immagine della gioia per quei momenti di spensieratezza ed euforia torna oggi in primo piano.

“A Germignaga – si legge sulla bacheca pubblica del gruppo – era consuetudine che questa usanza venisse praticata dalla ragazze andando fra le vie del paese, fermandosi di tanto in tanto davanti ad alcune case, già precedentemente definite, dove con un ramo di pioppo già in foglie, ornato di nastri di vari colori e di alcuni fiori, iniziavano a cantare alcune strofe:L’è rivato il maggio con tutti i suoi bei fior e se vori che cantum, canterem l’amor. O bello viene o maggio o bello vieni o magg‘, oppure: ‘Le rivato il maggio, l’è pasà l’april e tutta l’erba secca la torna a rinverdì. La torna a rinverdì, la torna a fàa i fiùr, evviva i giovinotti quand i fàa l’amor‘.

Un altro verso era dedicato riservato ai giovani del paese, canzonati con il rimprovero di essere poco ligi alle responsabilità specialmente in quel periodo dell’anno, quando tutto rifioriva: “Alla montagna a iè fiorii i narciis, i giuvin de Germignaga iè tùcc senza barbiss. Iè tùcc senza barbiss, iè tùcc mangia pulenta, a press a la morosa, lor i se indurmenta!“. “Prima di andarsene dalla casa dove aveva sostato il gruppo – si legge ancora nel post – una ragazza aveva il compito di raccogliere in un cesto qualche semplice dono: delle uova, dei dolci, della frutta o qualche spicciolo. Poi, nel pomeriggio, dopo le funzioni religiose, quanto ottenuto veniva utilizzato per una merenda in compagnia“.

L’usanza germignaghese era chiamata del “maggio fiorito” e si svolgeva puntualmente il primo giorno del mese. A rimarcare l’atmosfera di gioco e allegria era spesso la presenza di gruppi folkloristici come ad esempio quello dei “Filandieri” (ritratto nell’immagine di copertina), apprezzato e richiesto anche nei paesi limitrofi per sagre e appuntamenti di piazza.

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