Luino | 14 Aprile 2019

Luino e quei bombardamenti su villa Castiglioni

Nel marzo '45 la nobile residenza di via Lugano, trasformata durante il conflitto in comando tedesco, fu colpita dagli alleati. Quali le ragioni strategiche del gesto?

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(Articolo a cura di Pietro Falzone – fonte L’eco del Varesotto)

La nostra città era uscita completamente indenne dalla Prima Guerra Mondiale (1915-18). Tuttavia allo Stato maggiore italiano, preoccupato che reparti di truppe austriache, forzando la neutralità svizzera, piombassero nella pianura padana alle spalle delle truppe italiane impegnate nel Trentino e nella Venezia Giulia, aveva predisposto una lunga serie di trincee e di camminamenti lungo le Prealpi lombarde.

Anche Luino venne interessata, avendo alle spalle, nelle Alpi Lepontine, il valico del Gottardo, il maggiore e altri valichi. Precauzione doverosa, ma fortunatamente inutile. Le trincee si possono ancora vedere nei pressi di Voldomino superiore.

La città fu invece oggetto di attacchi aerei sul finire del secondo conflitto. Episodi di modesta rilevanza militare in sé, ma che sono ancora vivi nella memoria di quanti quei momenti soffrirono. Il primo intervento colpì Luino il 22 settembre 1944. Si trattò di un furioso mitragliamento che, oltre a danni su alcuni edifici del lungolago e dei pressi, centrò in pieno e mandò in fiamme il battello di linea “Torino”, di proprietà dell’Impresa di Navigazione Subalpina. Non si segnalarono vittime.

Un bombardamento più serio si ebbe invece il 23 marzo 1945, alle 15, come leggo in una breve cronaca dell’archivio comunale, quasi contemporanea. Gli aerei centrarono e distrussero la villa delle nobildonne Castiglioni di via Lugano. La villa era sede del comando tedesco di zona e dominava un vastissimo panorama di terra e di lago. Ottimo osservatorio, quindi. Era stata protetta con fortini per cannoni e nidi di mitragliatrici. Uno ancora si può vedere presso l’Istituto Tecnico Commerciale di via Lugano, seminascosto sotto la rotonda.

Le spie o informatori che fossero, dovettero dare le coordinate ben precise. Il cronista infatti annota che le bombe demolirono totalmente dieci locali, ne danneggiarono gravemente altri sei. La villa uscì dalla devastazione come un rudere irrecuperabile. Lungo la traiettoria dell’attacco, bombe e spezzoni furono seminati anche sui binari della stazione, che venne totalmente messa fuori servizio. Anche allora nessuna vittima.

Restano incomprensibili per noi i motivi di tale attacco da parte alleata, proprio perché a seguito degli accordi segreti di Zurigo (iniziati il 21 febbraio 1945 e conclusi a Caserta il 29 aprile 1945) con la firma della resa tra il feldmaresciallo Heinrich Von Vietinghoff, comandante dell’armata tedesca in Italia (centomila uomini circa) e l’alto comando anglo-americano d’invasione (gen. Alexander), le truppe germaniche iniziavano, proprio in quei giorni, a raccogliersi con tutte le armi nell’area del Canavese per arrendersi ai vincitori. Cosa che avvenne il 2 maggio 1945.

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