Descritta da chi la disprezza come un grosso ratto, la nutria è un roditore originario del Sud America, che dopo la sua introduzione per l’utilizzo in pellicceria, si è rapidamente diffusa in tutta Europa, Italia compresa.
È arrivata anche sul nostro territorio, e non è difficile trovarla nei nostri fiumi o laghi: la sua presenza, infatti, è stata notata negli scorsi giorni sulle sponde del fiume Margorabbia. È stato un medico veterinario luinese, il dottor Davide Ferraro, a segnalare il particolare avvistamento.
“La nutria o castorino (Myocastor coypus) è un roditore di media taglia originario del Sud America, introdotto in Europa come animale da pelliccia – racconta il dottor Ferraro, esperto in animali esotici, sottolineando la rarità dell’avvistamento -. Il suo mantello, piuttosto ispido, è generalmente brunastro. Le mutazioni di colore, come quelle da me osservate in alcuni soggetti crema/limone lungo le sponde del fiume Margorabbia, risultano piuttosto rare allo stato selvatico”.
La nutria è ormai distribuita in gran parte del centro Italia e della Pianura Padana, mentre al sud e nelle isole maggiori le popolazioni sono solo localizzate, ed è, suo malgrado, inserita nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale. “Gli esemplari fuggiti accidentalmente dagli allevamenti o volontariamente liberati, in seguito al fallimento degli stessi, hanno dato origine a colonie stabili e numericamente importanti anche nel nostro territorio dimostrando indubbie capacità adattative”, spiega ancora Davide Ferraro.
“La nutria – conclude il veterinario – predilige gli ambienti paludosi e fluviali e scava la tana lungo gli argini. È un erbivoro stretto e si nutre perlopiù della vegetazione acquatica, di piante spontanee, radici e ghiande. Si tratta di una specie sociale e molto prolifica: in condizioni ottimali una femmina può partorire da quattro a sei cuccioli due/tre volte l’anno”.
Purtroppo per quanto simpatico, questo animale, essendo stato introdotto dall’uomo, causa molti danni all’ecosistema locale, minando l’habitat di altri animali selvatici come uccelli acquatici o roditori autoctoni, rovinando in modo consistente la vegetazione naturale di zone umide, determinando addirittura la scomparsa di piante acquatiche importanti. Da non dimenticare, infine, i danni causati anche alle attività umane, ad esempio a coltivazioni e sistemi idraulici.
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