Luino | 3 Marzo 2019

Luino ricorda Don Folli nel 71esimo anniversario della sua scomparsa

Oggi la Santa Messa, nella chiesa parrocchiale di Voldomino. Al termine commemorazione ed omaggio floreale sulla sua tomba, nel cimitero di Voldomino

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(di Emilio Rossi) “Ricordo don Folli come persona di grande lealtà e coraggio. Fu uno dei tanti parroci che accettarono di aiutarci e lo fece senza risparmio di se stesso. Così egli accolse molti Ebrei, ciò che il Servizio aveva escluso di fare per mantenere ottimali condizioni di sicurezza. Il rischio che ne derivava era assai grande…”.

Questa la testimonianza dell’ingegner Giuseppe Bacciagaluppi, il perno della “rete” che, per conto del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia, dalla sua villa di Caldé, sviluppò con estrema efficienza una struttura per portare in salvo centinaia di prigionieri di guerra alleati. Voldomino era una “stazione” molto importante. Qui funzionava, infatti, un centro di assistenza coordinato dal parroco don Folli, uomo dal temperamento austero, ma deciso, arrivato in paese nel 1923 e presto al servizio dei perseguitati dai nazi-fascisti.

«La sua casa, la sacrestia, l’oratorio, il vecchio asilo di Santa Liberata – scrive don Giovanni Barbareschi, stretto collaboratore del cardinale Ildefonso Schuster – sono letteralmente invasi da centinaia di persone fuggiasche che vengono accolte, rifocillate, aiutate ad espatriare». Don Folli era una punta di diamante nel clero della provincia di Varese. Il 3 dicembre 1943, però, sorpreso a dare ospitalità ad un nutrito gruppo di ebrei, a seguito di una delazione, fu arrestato e tradotto nel carcere di San Vittore a Milano.

Ce lo racconta con dovizia di particolari un testimone oculare, Gino Moroni, che finì anche lui a San Vittore. «Il 3 dicembre 1943 stavo vuotando la cassetta per le lettere che c’è in piazza a Voldomino, quando arrivò un camion con una ventina di miliziani fascisti ed alcuni tedeschi. Scesero come per un assalto e si precipitarono verso la canonica sparando contro le finestre. Poi entrarono e trascinarono fuori Don Folli, incatenandolo ad un’inferriata lì presso. Lo insultavano chiamandolo “traditore” e “prete rosso” e lo percuotevano a sangue, mentre dall’interno della casa giungeva il rumore di masserizie infrante, poi gettate anche dalla finestra. Trovarono subito gli ebrei e gli altri ospiti del parroco; furono schierati fuori e posti a braccia alzate contro un muro. Vi era tra loro una donna anziana che teneva le mani in un manicotto di pelliccia e che restò per qualche momento impacciata. Dei soldi le caddero per terra ma nel frattempo le si era fatto addosso un milite colpendola violentemente con il calcio del fucile. La caricarono sul camion già morta: i soldi li raccattò il capo della spedizione».

Non meno drammatica la testimonianza di don Marco Baggiolini, che fu coadiutore di don Folli: «Lo avvisano che coi mitra lo finiranno subito, fino a che, stanchi di beffarlo, lo caricano sul camion e via, alla volta di Milano. No: ogni tanto si fermano, fanno scendere il venerando uomo e lo mettono al muro. Poi di nuovo sul camion, fino al carcere di San Vittore. Quando fu in carcere a San Vittore, Don Folli fu picchiato. Si voleva dicesse il nome di quelle persone che avevano accompagnato gli ebrei e che dovevano essere in casa al momento della cattura. Dunque in prigione Don Folli è stato seviziato. Sappiamo di certo che per tutto l’inverno in carcere alle finestre non c’erano vetri, sappiamo che un solo secchio comune (giova ricordarlo?) serviva per gli escrementi».

A guerra finita, don Folli può finalmente ritornare nella sua Voldomino, fiaccato nel fisico, ma non nello spirito. Deve ancora realizzare un’opera che gli sta a cuore, la costruzione di una cappella votiva alla Gera a perenne ricordo di quei dodici giovani partigiani che sono morti per la riconquista della libertà perduta. La mattina del giorno 8 marzo 1948, all’ospedale di Luino, don Folli chiude la sua esistenza terrena. Nella camera ardente, rami di mandorlo incorniciano la sua salma: è l’omaggio della sua gente che riconosce in lui il buon Pastore immolato per il suo gregge.

Questa mattina si è celebrata la Santa Messa, nella chiesa parrocchiale di Voldomino. Al termine un omaggio floreale sulla sua tomba, nel cimitero di Voldomino, con la commemorazione della sua figura. Presenti l’assessora Alessandra Miglio, i consiglieri comunali Giovanni Petrotta ed Enrica Nogara e alcuni delegati dell’ANPI Luino.

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