Luino | 15 Febbraio 2019

Spari a Voldomino, “Volevo tutelare mia figlia e dare una lezione al suo ex”

Ieri l'interrogatorio in carcere di Cosimo Benenati. Il pm reputa vi sia premeditazione, mentre l'avvocato Viazzo ha chiesto la derubricazione del reato in lesione

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È stato interrogato ieri in carcere Cosimo Benenati, il 53enne accusato di tentato omicidio per aver sparato all’ex genero, dopo l’ultimo episodio che il 44enne avrebbe compiuto nei confronti della figlia. Il fruttivendolo siciliano, difeso dall’avvocato Corrado Viazzo, ha spiegato al gip di aver agito in questo modo per tutelare la propria figlia.

Nel tardo pomeriggio di lunedì il maghrebino era ubriaco quando ha incontrato l’ex suocero nel locale di via Asmara, nel centro di Voldomino Inferiore: qui, fuori di sé, avrebbe insultato la donna e lo ha minacciato. Così il padre, dopo l’ennesima provocazione, temendo per la donna, è andato a recuperare la pistola per poi tornare sul posto e sparare all’ex genero, ferendolo alle gambe. “Volevo solo dargli una lezione. Non ho cercato di sparargli in testa, ho mirato alle gambe per fargli paura“, ha riferito ieri davanti al gip difendendosi dall’accusa di tentato omicidio.

I dissidi e i litigi tra il 44enne e la figlia di Benenati, però, durano da tempo, come si evince da una denuncia del settembre 2017, dopo anni di convivenza nei quali i due avevano avuto tre figli. “Ieri è rincasato in ritardo e alle mie rimostranze mi ha aggredita costringendomi nel letto – aveva denunciato la donna ai militari dell’Arma -, tirandomi i capelli e sferrandomi varie sberle. Io ho dovuto tacere nell’interesse dei bambini. Questa sera è tornato più ubriaco del solito e mi ha presa a schiaffi per l’ennesima volta“. I rapporti così sono andati a deteriorasi, i due si sono lasciati e la donna ha fatto ritorno a casa dai genitori.

Fino a lunedì sera, quando il 53enne tornando nei pressi del bar, ha sorpreso alle spalle l’ex genero. Prima di sparare alla gamba, secondo quanto ricostruito dalla Procura di Varese, gli avrebbe urlato “Ti ammazzo” e poi, una volta a terra, gli avrebbe sferrato altri due proiettili, uno dei quali ha colpito la manica della giacca del marocchino, mentre quest’ultimo si copriva il volto. Come se non fosse abbastanza, sempre da quanto si apprende dalla ricostruzione degli investigatori coordinati dal pubblico ministero Giulia Floris, Benenati si è avvicinato di più puntandogli la pistola alla testa. Qui, però, pare che la pistola semiautomatica si sia inceppata, e così l’ex genero è riuscito a scappare.

Il pm pensa che il gesto sia premeditato, deduzione effettuata da un post pubblicato su Facebook la mattina degli spari, quando Benenati, augurando il buongiorno ai suoi “amici”, ha scritto: “Stamattina Cosimo ha voglia di togliere un po’ di spazzatura umana in giro”.

Il 53enne, però, ha rifiutato sia l’accusa di premeditazione che la volontarietà e l’avvocato Viazzo ha chiesto la derubricazione del reato in lesione. Sarà ora da vedere se il gip Giuseppe Fertitta accoglierà la richiesta. Nel caso avvenisse, Benenati potrebbe essere scarcerato, ma data la gravità delle accuse, sarà difficile possa accadere.

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