Mesenzana | 12 Febbraio 2019

Mesenzana celebra i Martiri delle Foibe e rinnova la targa di intitolazione

Numerosi amministratori e gruppi locali degli Alpini presenti alla cerimonia di domenica sera per ricordare i tanti caduti in Venezia Giulia e Dalmazia

Mesenzana celebra i Martiri delle Foibe e rinnova la targa di intitolazione
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(Foto di Orazio Zuretti) Domenica sera Mesenzana ha celebrato il “Giorno del Ricordo”, il dramma che condusse al massacro migliaia di italiani negli inghiottitoi carsici in Venezia Giulia e Dalmazia, durante la Seconda Guerra Mondiale e nel periodo immediatamente successivo alla fine del conflitto.

La manifestazione, patrocinata dal comune di Mesenzana, presente con il gonfalone ed i rappresentanti di giunta e consiglio, voluta dal gruppo Alpini di Mesenzana a partire dal 2008, è diventata da alcuni anni a questa parte un’iniziativa a livello sezionale. L’evento ha visto una folta adesione da parte degli alpini delle cinque valli, dalle associazioni d’arma e dalle amministrazioni comunali di Mesenzana e Luino.

Dopo l’alzabandiera il corteo si è diretto in piazza Martiri delle Foibe, e la manifestazione è proseguita con la deposizione della corona, i discorsi ufficiali e l’onore ai caduti con l’accompagnamento della banda musicale di Bosco Valtravaglia.

Al termine, sempre in corteo, si è ritornati in piazza IV Novembre dove dopo l’ammaina bandiera, tutti gli intervenuti hanno potuto gustare la cena offerta dal gruppo Alpini di Mesenzana, trascorrendo una serata all’insegna della convivialità e della condivisione.

Grande la soddisfazione da parte del sindaco di Mesenzana, Alberto Rossi, e di tutti gli organizzatori. L’amministrazione dopo aver voluto fortemente intitolare ai “Martiri delle Foibe” la piazzetta dove si svolge la cerimonia, quest’anno si è assunta anche la spesa di cambiare la targa di intitolazione, a causa delle ormai ammalorate condizioni di quella vecchia, che è stata scoperta domenica durante la cerimonia.

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Una risposta a “Mesenzana celebra i Martiri delle Foibe e rinnova la targa di intitolazione”

  1. giuanipetrotta@libero.it ha detto:

    Tre osservazioni:
    Prima osservazione. Il 10 febbraio NON è la “Giornata del ricordo”, come si legge nella targa, ma il “Giorno del ricordo”. Si veda il testo della legge del 30 marzo 2004.
    Seconda osservazione. Si legge nella nuova targa: “In onore ai giuliani, dalmati ed istriani che a cavallo dal 1943 al 1945 hanno subito il sacrificio nelle foibe”.
    Ora è noto che la tragedia delle foibe, nelle terre in questione, ha due date: la prima: settembre – ottobre 1943 (alcune centinaia di vittime, per lo più fascisti); la seconda dopo il maggio del 1945, a guerra finita, con migliaia di vittime infoibati, quasi tutte di nazionalità italiana. Vittime perché contrarie al regime di Tito o solo perché italiane.
    Ma scrivere “A cavallo dal 1943 al 1945 hanno subito il sacrificio nelle foibe” è sbagliato perché il quel periodo l’Istria, la Dalmazia e la Venezia Giulia era militarmente occupata dalle truppe tedesche. E l’occupazione durò sino alla fine della guerra. In quel periodo, i tedeschi, spalleggiati dai fascisti della Repubblica di Salò, arrestavano, torturavano, fucilavano e deportavano nei lager in Germania coloro che si opponevano al loro dominio, sia essi fossero patrioti italiani o patrioti jugoslavi. Si ricorda la Risiera di San Saba a Trieste.
    Forse l’amministrazione scrivendo in onore ai giuliani, dalmati ed istriani che a cavallo dal 1943 al 1945 hanno subito il sacrificio nelle foibe” ha voluto includere anche la morte degli antifascisti ed i partigiani giuliani, dalmati ed istriani morti lottando contro i fascisti ed i nazisti.
    Terza osservazione. Visto che si è dovuto sostituire la vecchia targa perché nella nuova targa non è stato menzionato il dramma dell’esodo giuliano – dalmata del 1945-1947?
    Oltre le foibe non è questo drammatico esodo di italiani che – doverosamente – bisogna ricordare ogni 10 febbraio e come è scritto nella legge del 2004 ?
    Un tragico esodo di centinaia di migliaia di Italiani che forzatamente dovettero abbandonare tutto (case, proprietà, negozi ed altro) e vivere in sofferenza, per anni, da esuli, in campi profughi improvvisati in tutt’Italia.
    Giovanni Petrotta

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