Maccagno | 9 Febbraio 2019

“Ricordare per non dimenticare”: il Giorno della Memoria con le foto di Enzo Baccheschi

Al Punto d'Incontro di via Valsecchi il fotografo maccagnese ha presentato come ogni anno la sua raccolta: "Fondamentale il passaggio del testimone ai giovani"

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La comunità di Maccagno ha celebrato ieri, con qualche giorno di ritardo a causa dei disagi portati dalla neve, la Giornata della Memoria. Una ricorrenza che per il borgo lacustre, da cinque anni a questa parte, viene portata avanti in particolare dal fotografo Enzo Baccheschi, autore della mostra “Ricordare per non dimenticare“, frutto dei trentacinque scatti realizzati nel 2014 durante il viaggio personale ad Auschwitz e Birkenau intitolato “Treno della memoria”.

E’ stata una giornata intensa, quella di ieri, per il fotografo maccagnese impegnato in mattinata con gli alunni delle scuole del paese e poi alla sera, sempre presso il salone del Punto d’Incontro in via Valsecchi, con amici e cittadini. Un gruppo di intimi, modello “pochi ma buoni” con cui Enzo, rispondendo alle domande del consigliere Alessandro Fazio, ha ripercorso la nascita del progetto, le tappe più emozionanti, svolte dentro e fuori i confini del borgo lacustre, ringraziando l’amministrazione per il sostegno, presente in sala il sindaco Fabio Passera, e soffermandosi poi sul significato profondo della mostra, oggi dotata di una carica comunicativa ancora più forte rispetto al recente passato.

Per me in questo momento il Giorno della Memoria significa tutto – ha affermato Baccheschi osservando i suoi scatti appesi alle pareti, non semplici foto ma quadri che racchiudono al loro interno il prodotto dell’odio e della follia umana -. Da qualche anno si è fatto più forte che mai il ritorno dell’antisemitismo, dell’arroganza, del modo rozzo di fare politica. La battaglia sul diverso oggi è una costante nel dibattito pubblico e va monitorata anche e soprattutto per proteggere i giovani ed evitare che sottovalutino la pericolosità di certe prese di posizione“.

Maccagno, Dumenza, Stazzema, gli eventi organizzati con le scuole del territorio tra Varesotto e Toscana, la sua terra d’origine. Sono numerosi e tutti intensi i ricordi dei momenti trascorsi a condividere con persone di ogni età il materiale raccolto durante il viaggio in Polonia, il “Treno della memoria”, appunto, una sfida con sé stesso, sul piano emotivo, a tratti difficile da sostenere ma fondamentale per comprendere sul posto e in prima persona il grande male del secolo scorso, vederlo transitare sotto gli occhi all’esterno delle baracche preservate dai bombardamenti a differenza di tanti altri campi.

Alla domanda su quale sia, degli oltre trenta scatti, quello a cui tiene di più, la risposta di Enzo è stata “quello che non ho realizzato” e i suoi occhi si sono fatti immediatamente lucidi all’inizio del racconto che riguarda la “stanza dei capelli” ancora custodita all’interno del lager. “E’ la foto che più mi piace raccontare – ha spiegato – quella che non ho scattato ma che ho bene impressa nella mente. Ritrae una chioma bionda perfettamente intrecciata che al primo impatto mi ha suscitato parecchi interrogativi sulla vita precedente della ragazza a cui quei capelli luccicanti appartenevano. Come si chiamava? Quale era la sua storia? Sarà stata felice prima di conoscere l’inferno del lager?”.

Domande rimaste senza risposta, ma è probabilmente questo il motivo per cui il ricordo di quell’immagine rimane così forte, a distanza di anni. Su quale sarà il futuro della mostra, invece, il fotografo maccagnese non ha dubbi: “Il sogno è quello di portarla ancora in tanti altri posti, ovunque qualcuno manifesti interesse a vantaggio della propria comunità, dei propri ragazzi. C’è poi un ulteriore aspetto che è opportuno considerare – ha sottolineato Baccheschi in conclusione -. Nell’arco di una decina d’anni tutti i reduci saranno praticamente scomparsi, urge quindi assicurarsi il passaggio concreto delle testimonianze. In questo le giovani generazioni sono sempre il punto di arrivo. Se quelli che oggi sono ragazzi riusciranno in futuro a fare tesoro di questi incontri e a portare avanti queste pagine di storia, vorrà dire che avremo fatto un buon lavoro”.

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