Luino | 28 Gennaio 2019

Alla scoperta di San Pietro in Campagna, la chiesa più antica di Luino

Nel XIV secolo vi risiedeva un prete beneficiale che, a poco a poco, assunse il titolo di parroco di Luino e delle frazioni sparse di Creva e Motte

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(Fonte L’Eco del VaresottoSan Pietro in Campagna è la più antica chiesa di Luino, come è dimostrato dal bel campanile romanico, in scabra pietra locale, che viene attribuito all’ultimo quarto dell’Xl secolo. Durante il restauro del 1969 sono venute in luce la base dell’abside semicircolare e forse, al di sotto di essa, le tracce di una precedente chiesa.

Già nel XIV secolo vi risiedeva un prete beneficiale che a poco a poco assunse il titolo di parroco di Luino e delle frazioni sparse di Creva e Motte, solo nel secolo XX resesi autonome. Un primo ampliamento si ebbe nel ‘400, allorquando fu aggiunta a meridione una cappella appoggiata al campanile, di cui restano due pareti affrescate (e la sagoma archiacuta della volta che la copriva, sopra l’affresco dei Magi). Sulla parete del campanile venne dipinto un ingenuo e delizioso affresco della Natività cui da secoli si rivolge la spontanea devozione del popolo.

Probabilmente davanti a questa cappella fu sepolto il beato Iacopino da Luino, fondatore del Carmine. Durante i citati lavori di restauro fu ritrovata una tomba con quelle che sono ritenute le sue spoglie, ora riposte sotto l’affresco citato. Il beato Iacopino, “cum radiis circumcirca caput”, occhieggia anche fra le figure di San Giuseppe e della Madonna, nell’affresco dell’Adorazione dei Magi, sulla parete verso sud dell’antica cappella.

L’affresco fu nel passato attribuito a un giovane Bernardino Luini, la cui maniera è richiamata dalla figura d’uno dei tre Magi (il primo a destra), anche perché si riteneva Bernardino nativo del luogo (ora se ne sono accertate le origini dal casato dumentino degli Scappi). Di grande qualità sono anche le immagini della lunetta con due santi in conversazione spirituale (forse Sant’Ambrogio e Sant’Agostino). Si è oggi riconosciuto nella Madonna una copia fedele della Madonna di Foligno di Raffaello (1512), ritratta forse da una nota d’incisione, circoscrivendo il tempo d’esecuzione agli anni intorno al 1520; autore un maestro vicino al Luini e a Gaudenzio Ferrari.

L’affresco è stato restaurato nel 1969 e nel 1996. Successivamente la cappella fu inglobata nell’ampliamento cinquecentesco a tre navate con presbiterio rettangolare (cui si riferisce la pietra con la data del 1581 poi inserita all’esterno del nuovo presbiterio poligonale).

Finchè nel ‘600 la chiesa fu interamente rifatta, nonostante San Carlo avesse ordinato il trasporto del titolo parrocchiale nella nuova chiesa da costruirsi in centro paese, con forme e tipo di decorazione che richiamano la mano di Gerolamo Quadrio, in quegli anni progettista del San Giuseppe.

In effetti la chiesa di San Giuseppe e il rinnovamento del San Pietro furono completati negli stessi anni (1666 e 1668). Di particolare rilievo la decorazione a stucco e l’imponenza dei colonnati in granito rosa di Baveno; i capitelli sono in pietra di Saltrio. Dietro l’altare: sulla sinistra, l’affresco del Redentore con i SS. Pietro e Carlo è opera seicentesca forse trasportata da altra posizione: al centro bella tela (1647) con la Madonna del Carmine e i SS. Francesco e Giovanni Battista, già nella chiesa del Carmine.

Il presbiterio fu sistemato su disegno dell’architetto Sandro Mazza (1969); più recente l’ambone (1994), scolpito con i simboli degli Evangelisti da Carlo Rapp, cui si deve anche il bel Crocefisso bronzeo. La facciata, mal restaurata, mostra un decorso portale e stucchi pregevoli; le statue nelle nicchie sono in cemento. A destra la cappella dei morti, del 1732, con affresco macabro ormai pressoché svanito.

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