Una volta comunicato l’infelice destino di abbattimento per gli ultimi esemplari di platani presenti lungo viale Dante a Luino, il cittadino Rolando Saccucci si aspettava più interesse da parte dei consiglieri di minoranza, e un coinvolgimento attivo da parte delle diverse associazioni ambientaliste presenti sul territorio che invece non si è manifestato.
E’ probabilmente per questo motivo che ha scelto di scrivere alla nostra redazione, nella speranza di poter raggiungere la comunità e riflettere insieme ai luinesi su alcuni aspetti della triste vicenda, legata al diciottesimo lotto delle storiche piante affette da “cancro colorato“, quelle che si trovano nel tratto di viale che va dall’incrocio con viale Amendola all’intersezione con via Lido, che esulano dalle considerazioni di carattere prettamente scientifico.
Il giudizio degli esperti infatti è già stato emesso, e dopo l’ultimo sopralluogo effettuato a fine novembre da una squadra di specialisti del Servizio Fitosanitario Regionale, la sentenza di abbattimento e rimozione dei platani è diventata definitiva, in accordo con il piano di rimozione commissionato da Palazzo Serbelloni alla studio tecnico Castelli di Laveno Mombello. Tuttavia i pensieri di Saccucci, tenuti insieme dalla speranza che la parola “fine” possa ancora essere cancellata, almeno per quelle piante non in condizioni critiche, sono rivolti a quelle che l’autore stesso della lettera definisce “persone di coscienza“, consapevoli cioè dell’importanza ricoperta sul territorio da elementi quali cultura, storia e tradizione, in ogni tipo di circostanza, anche quando la realtà dei fatti, come nel caso in oggetto, costringe a decisioni che appaiono prive di alternative.
Il cittadino schierato dalla parte del prezioso patrimonio naturale, pone dei quesiti circa l’evoluzione della malattia nel corso degli anni, e rispetto alle procedure seguite dagli operatori e osservatori responsabili nel monitorare la situazione. Il suo intervento, come specificato tra le righe, punta inoltre a fissare il livello di probabilità che oltre le normative si faccia ricorso al buon senso e alle più comuni pratiche di manutenzione per salvare gli esemplari non contagiati, motivo per cui la seconda parte della lunga lettera contiene anche un appello al sindaco Andrea Pellicini, già in passato disponibile, scrive Saccucci, a legittimare una soluzione di questo tipo. Ecco in allegato il testo integrale della lettera.
Come ci si aspettava la nostra amministrazione ci ha portati a conoscenza del fatto che presto si provvederà alla distruzione di altri platani di viale Dante prospicienti gli uffici di Confartigianato, perché anche questi affetti dal solito cancro colorato (Ceratocystis Fimbriata). Prima di continuare questa mia vorrei però cercare di dividere i lettori di questo scritto tra uomini di scienza e persone di coscienza. I primi sono pregati di passare oltre, perché dialogare con una scienza che vive solo di rigidità concettuale, soprattutto economica e senza flessibilità aperta al confronto con la parte civile, proprio non mi interessa, mentre vorrei interagire con quella parte della società civile che ha coscienza della propria cultura, storia, tradizione e che soprattutto apprezza ed ama i luoghi in cui vive. Alle persone di coscienza vorrei aggiungere anche quella maggioranza silenziosa e menefreghista che, con il suo silenzio, sa però indignarsi solo a fatti avvenuti.
Con due articoli apparsi su questo quotidiano, l’amministrazione comunale si premura di farci sapere che entro fino marzo 2019, per un importo totale di 20.650 euro, verranno abbattuti altri otto platani centenari in viale Dante, come a suo tempo previsto dal progetto di riqualificazione del lungolago. Però, considerato che la ‘determinazione dirigenziale’ n. 792 del 27/12/2018 ha per oggetto gli ‘interventi di conservazione dell’alberata di platani di viale Dante Alighieri’, vorrei sapere che relazione esiste tra i sostantivi ‘conservazione‘ e abbattimento‘ menzionati nel testo della medesima determina dirigenziale. Non mi pare che siano esattamente la stessa cosa.
Dalle mie risultanze esiste una relazione tecnica del 1994 attestante la presenza di due alberi colpiti dal cancro colorato nel tratto di viale Dante, senza specificare quali fossero. Perché non furono indicati? Mi sono sbagliato? Se sì chiederò venia pubblica. Ora, nella relazione del 30/11/2018, si fa nuovamente e più volte menzione di due platani per rimarcare la gravità della situazione, ed ancora una volta senza specificare quali. In teoria la malattia avrebbe dovuto evolversi e contaminare altri platani, invece no, quelli ammalorati sono sempre e solamente due. Ma allora, considerato che il cancro colorato è pericolosissimo e si propaga soprattutto agli alberi contigui, bisognava attendere ventiquattro anni e la riqualificazione del lungolago per abbatterli? Questa, se non è una scusa, è ignavia. Nel primo articolo, a differenza del passato, questa volta troviamo una dovizia ed insistenza di dettagli e particolari pertinenti il rispetto della normativa in essere, compresa la deroga al rispetto di vincoli ambientali.
Mi chiedo poi se l’autorità costituita e preposta ai controlli abbia esaminato la cronologia delle precedenti richieste di abbattimento con relative verifiche anche da parte dell’ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste, ndr) e delibere di abbattimento, nonché la ricevuta da parte dell’inceneritore/discarica attestante l’avvenuto ingresso e relativa distruzione di tutti i platani abbattuti come previsto dall’allora vigente decreto regionale n. 330 del 22.01.2014. Se no, almeno per giustizia ambientale, rispetto delle regole e regolarità amministrativo/procedurale, li invito ad eseguire i controlli su tutti i precedenti abbattimenti. Ho nominato l’allora vigente normativa perché, guarda caso, in data 28.10.2018, grazie ad agronomi e forestali la legge regionale in tema di lotta al cancro colorato è cambiata, e a questi uomini di scienza viene delegata la competenza in materia fitoiatrica per le zone di contenimento della Ceratocystis Fimbriata. Che geni in regione! Per contenere (dicono) le spese di ERSAF, i comuni dovranno rivolgersi al libero mercato dei professionisti privati, con costi probabilmente più onerosi. Chi ci guadagna? Chi paga se non noi cittadini? E poi, in base a quali criteri i professionisti vengono scelti? Mi piacerebbe proprio saperlo…
Il concetto di pericolosità per i cittadini e autoveicoli, rimarcato dallo studio dell’agronomo incaricato dal comune, mi mi mancava. Anche camminare sotto un terrazzo lo è, come pure attraversare una strada sulle strisce pedonali, però non per questo si eliminano balconi o autovetture. Per evitare la pericolosità sarebbe sufficiente eseguire dell’ordinaria e buona manutenzione, che probabilmente non si vuole eseguire. Forse ci si guadagna di meno? Anche l’avallo della squadra degli uomini di scienza, quali gli specialisti del Servizio Fitosanitario Regionale (SFR), non è esente da critiche, in quanto l’ERSAF dispone di un prestigioso laboratorio fitopatologico e non sarebbe per nulla disdicevole fare analizzare preventivamente i platani oggetto di abbattimento e salvare quelli non colpiti dalla malattia. Perché non viene fatto? Sarebbe così difficile dimostrare alle persone di coscienza ed alla maggioranza silenziosa luinese la realtà della situazione, e che oltre alla normativa si potrebbe usare anche il buon senso per salvare dove si può, la memoria, la storia e la bellezza di Luino? Gli uomini di scienza ci dicono che devono essere abbattuti anche i platani contigui perché “potrebbero” contrarre la malattia, ma quel condizionale dona esclusivamente interessi economici e ne lava le coscienze. Guarda caso però, i due platani citati precedentemente, pare che in ventiquattro anni non abbiano contaminato altri alberi; che siano di genealogia cinese?
Sarò sicuramente contraddetto in tutto e per tutto, perché la scienza e gli agronomi dall’alto della loro cattedra hanno sempre ragione. La realtà concreta è però a vista di tutti ed è rappresentata in modo lampante dal maestoso platano sulla rotonda del Marinaio, che a febbraio 2018 il signor sindaco ha salvato (quindi volendo si può) dall’eradicazione di contiguità. Proprio per questo motivo chiedo nuovamente al dottor Pellicini di intervenire affinché siano eradicati solo i due platani colpiti da Ceratocystis Fimbriata, mentre siano salvati gli altri sei che invece sembrano godere ancora di ottima salute.
Da una mia ricerca è poi risultato che i ‘liriodendron tulipifera‘ da reimpiantare possono raggiungere i cinquanta metri, e che le loro fragili e superficiali radici non sono così sicure da garantirne la stabilità per tale altezza, specie in presenza di forti venti, che sul lago non mancano. Allora mi chiedo, considerato che a parte obbrobriose capitozzature di manutenzione agli alberi a Luino non se ne fa, anche in futuro i liriodendron verranno inevitabilmente abbattuti per la sicurezza dei cittadini?
Nello specificare che questo mio intervento è a titolo del tutto personale e spero costruttivo, vorrei infine segnalare che trovo inconcepibile l’assenza di ogni manifestazione d’interesse a tutela del verde luinese, e sull’abbattimento dei platani in particolare, da parte dei consiglieri di minoranza – nessuno escluso – ed è ancora più incomprensibile la mancanza di voci da parte delle associazioni ambientaliste come Legambiente, WWF, Italia nostra eccetera… Come per febbraio 2018, chiederò ufficialmente il permesso per entrare nel cantiere rispettandone le regole anche di sicurezza, allo scopo di rendicontare fotograficamente lo stadio della malattia e la corretta esecuzione dei lavori. Metto però già in conto che come allora non sarò autorizzato ad entrare. Chissà, forse sono considerato un pericoloso sabotatore, o c’è ancora qualcosa da nascondere?
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