Luino | 30 Novembre 2018

Mensa scolastica a Luino, ancora dubbi sul pranzo da casa: “A chi spetta la decisione finale?”

Il consigliere Pietro Agostinelli porta il quesito in assemblea. Dura presa di posizione di un genitore: "Sospendo le attività scolastiche pomeridiane di mia figlia"

La notizia dell’adesione di venti alunni, su un totale di seicento, alla possibilità di consumare il pasto in orario scolastico servendosi del panino o della cosiddetta “schiscetta” portata da casa, ha raggiunto nella serata di ieri anche i banchi del consiglio comunale luinese.

Dopo l’ampio dibattito sulla qualità del servizio mensa, che per diverse settimane ha coinvolto amministrazione, genitori, attivisti del Movimento Cinque Stelle e minoranza, quest’ultima ha deciso di portare all’attenzione dei colleghi, in sala consigliare, l’unico aspetto dell’intera vicenda che rimane ancora da chiarire, nonostante la recente sentenza del Consiglio di Stato che ha di fatto dato il via libera alle famiglie interessate ad adottare la soluzione in oggetto.

Se da una parte è chiaro che il numero di studenti che desiderano aderire al pranzo da casa è al momento limitato, solo il 3,3% degli iscritti all’Istituto Comprensivo “Bernardino Luini”, dall’altra l’opzione del panino libero rimane comunque non attuabile per la mancanza dell’autorizzazione finale. Ma a chi spetta questa incombenza?

A chiederselo dagli scranni della minoranza è il consigliere Pietro Agostinelli, che durante l’atto iniziale dell’assemblea cittadina ha rimarcato alcune delle perplessità già espresse dai genitori e dal dirigente scolastico, la dottoressa Raffaela Menditto, soprattutto per quanto concerne la divisione delle responsabilità in merito tra l’istituto, la ditta che cura il servizio mensa e il comune.

“Siccome l’appalto per la fornitura della mensa scolastica è a carico del comune – ha sottolineato Agostinelli nel suo intervento – chi deve decidere, Il comune o la dirigenza? Sulla questione la stessa preside ha chiesto inoltre lumi agli amministratori per comprendere in modo definitivo se il mix tra ‘schiscetta’ e pasti in mensa, forniti da chi ha vinto l’appalto per la refezione, sia possibile, oppure se chi sceglie un percorso dovrà poi mantenerlo per il resto dell’anno scolastico”.

Il dubbio rimane, e nell’attesa di tutte le delucidazioni del caso, che il consigliere Agostinelli ha domandato in particolare al sindaco Pellicini, menzionando anche l’assessore Castelli, ieri assente, il dibattito proseguirà all’interno del nuovo consiglio d’istituto tra i rappresentanti di mamme e papà e la professoressa Menditto, in particolare dopo quanto comunicato da un genitore al dirigente stesso in seguito a spiacevoli conseguenze legate proprio a questa situazione di impasse. “Dopo aver deciso di non adottare il pranzo in mensa per mia figlia – scrive il padre di un’alunna iscritta alle elementari delle Motte – e dopo aver cercato in tutti i modi di riaccompagnarla a scuola negli orari definiti dai docenti, incorrendo in ritardi sul posto di lavoro, richiami dei superiori e conseguenti perdite di soldi in termini di salario, ho deciso di sospendere tutte le attività pomeridiane di mia figlia. Lo comunico, e mi assumo tutte le responsabilità del caso – prosegue il genitore nella sua lettera alla scuola – in riferimento a quanto verificatosi dopo la conferma dell’accordo raggiunto sulla possibilità di provvedere al pranzo al sacco. Fino ad oggi solo parole al vento. La mia decisione non cambierà fino a quando l’istituto, il comune e chiunque abbia potere decisionale al riguardo, non avrà provveduto a far rispettare questo diritto per le scuole del Luinese“. Una dura presa di posizione quella del genitore, che conferma quanto la comunità sia in attesa di avere piena chiarezza circa il futuro del servizio.

Sul punto, infine, l’esponente de “L’Altra Luino”, Enrica Nogara, ha rivolto un invito alla maggioranza in vista del prossimo anno: “Sarebbe un bel gesto, da gennaio, ridurre a 5 euro il prezzo della mensa, in virtù del rapporto qualità/prezzo e dei relativi giudizi recentemente espressi dalle famiglie”. Insomma, a oltre due mesi dall’inizio della scuola, ancora non emergono chiarimenti in merito alla questione.

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