Maccagno con Pino e Veddasca | 26 Novembre 2018

A Maccagno il patrimonio del nostro lago, dove il passato incontra il futuro

L'esperto luinese Federico Crimi: “Bravi i ragazzi, a cogliere l’essenza del paesaggio sia del punto di vista della scrittura che della raffigurazione”

A Maccagno il patrimonio del nostro lago, dove il passato incontra il futuro
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Questo, in sintesi, il filo conduttore che ha guidato gli studenti della classe 4ª A turismo dell’ISIS “Carlo Volontè – Città di Luino” nella nuova tappa del percorso di ampio respiro sull’educazione al patrimonio culturale avviato dal 2014 da un gruppo di lavoro guidato dalla docente di Lettere Filomena Parente, responsabile del progetto, con la collaborazione degli esperti esterni Federico Crimi, per gli approfondimenti in materia di Storia e Storia dell’Arte, e Tiziana Zanetti per il Diritto dell’Arte e dei Beni Culturali.

Bernardino Luini, Bartolomeo Scapi, il cuoco dei Papi, i furti d’Arte e la figura di Vincenzo Peruggia autore del furto della Gioconda: questi alcuni dei personaggi e dei temi affrontati in passato da altre classi dell’Istituto. Quest’anno è stato percorso un ulteriore sentiero di approfondimento: il paesaggio lago Maggiore, definito come “libro pieno di ogni possibile effetto”.

Anche questa volta, al termine della ricerca, è stato organizzato l’importante momento della restituzione al pubblico, che è avvenuto sabato 24 novembre scorso alla Casa dei Colori e delle Forme, introdotto dal responsabile degli eventi culturali del comune Alessandro Fazio e dal preside dell’I.S.I.S. “Carlo Volontè” Fabio Giovanetti. Il percorso interdisciplinare ha visto gli studenti conoscere e approfondire “la nostra storia come arricchimento dell’io interiore, con un grande lavoro che li ha fatti fermare a scuola e proseguire a casa con lunghe ore di studio. Sono orgogliosa del grande interesse dimostrato oltre al lavoro che svolgono quotidianamente in classe”.  Così ha esordito la professoressa Parente nel presentare il frutto di tanto impegno, nato all’esigenza di dare un significato alla designazione del 2018 come Anno Europeo del Patrimonio Culturale. Allora ecco l’idea del tema del viaggio e dei grandi viaggiatori, che la collaborazione con gli esperti esterni ha permesso di approfondire anche grazie alla possibilità di accedere ad archivi altrimenti vietati al pubblico.

Ecco dunque la lettura di scrittori e studiosi che hanno parlato del lago: da Paolo Morigia (1525-1604) a Giacomo Leopardi (1798-1837); da Eugenio Montale (1896-1981) a Vittorio Sereni (1913-1983); da Hermann Hesse (1877-1962) ad Antoine Saint-Exupéry (1900-1944); dallo scrittore di aforismi Fabrizio Caramagna allo scrittore, saggista e traduttore Matteo di Giulio. Naturalmente non potevano mancare Marie-Henri Beyle, noto come Stendhal (1873-1842), così appassionato dell’Italia da viverci a lungo e Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), che fu uno dei più appassionati protagonisti dell’epopea del “Grand Tour”, il lungo viaggio nell’Europa continentale effettuato dai giovani aristocratici a partire dal XVII secolo, per perfezionare il loro sapere e che di solito aveva come meta proprio l’Italia. Sulle orme del poeta, scrittore e drammaturgo tedesco, il “Grand Tour” dei nostri studenti “ha permesso una nuova prospettiva di studio, che ha consentito la lettura di questi scrittori con occhi nuovi”, esattamente come l’ ”uomo sensibile e immaginoso”, di Leopardi nello Zibaldone. Ma l’elemento fondamentale per la tutela non può prescindere dell’educazione.

“Non è pensabile che una legge possa essere rispettata se non c’è un convincimento da parte del cittadino. Sono anche i cittadini (memoria affezionata) che si devono prendere cura del patrimonio culturale, conoscendo le regole per tutelarlo, in maniera programmatica. Se non sappiamo cosa e come tutelare, tutto cade nel vuoto”. Così ha proseguito la professoressa Zanetti, sottolineando la presenza degli studenti alla giornata di studio presso l’Università dell’Insubria, lo scorso 16 novembre, sulla “Legalità come prassi”, con interventi di Fabio Minazzi (Università dell’Insubria), Adriano Patti (magistrato), Piero Lotti (restauratore) e la stessa Tiziana Zanetti (esperta di diritto dell’arte).

“Bravi i ragazzi, a cogliere l’essenza del paesaggio sia del punto di vista della scrittura che della raffigurazione”. Così si è complimentato Federico Crimi, sottolineando che, nel corso di questa ricerca, “Il paesaggio è una componente complessa che comprende anche un aspetto collettivo e Internet si è rivelato una risorsa importante soprattutto per il risvolto storico, che può restituire al territorio alcuni dati importanti”. Dunque, per patrimonio culturale si intende anche “beni paesaggistici, dove il passato incontra il futuro”.

Fu lo scultore Antonio Canova, che nel ‘700 fu il primo teorico della Tutela delle opere d’arte, ad immaginare il patrimonio culturale come gli anelli di una catena, che una volta spezzata non permette più di ricostruire il passato. A questo concetto si sono ispirati i ragazzi nel realizzare il video, interamente girato e montato da loro stessi, in cui viene rappresentato il presente di una coppia, che percorre le rive di quello stesso lago in cui si erano specchiati, in passato, i loro genitori e chissà, forse i nonni, i bisnonni… Ciò che esiste oggi è proprio quell’anello che collega il passato con il futuro.

Il paesaggio influenza i nostri sentimenti, perché “percepire è molto più che osservare” e nel secondo video proposto si dimostra che, come i protagonisti del Grand Tour del passato, che immortalavano le proprie emozioni disegnando schizzi e dipingendo acquerelli, così i viaggiatori di oggi hanno a disposizione lo smartphone, per catturare immagini evocative del paesaggio. E proposito del nostro lago, in particolare quello su cui si affaccia il borgo di Maccagno, Federico Crimi ha citato la prima guida turistica, scritta nel 1783, in cui si suggerisce ai viaggiatori di visitare Maccagno e la valle Veddasca.

Poi ha mostrato quattro “chicche”: tre appartengono a collezioni private, una delle quali è passata attraverso la famosa casa d’aste Christie’s e una quarta che si trova addirittura al Brooklin Museum di New York. È del 1789 l’acquerello che raffigura una veduta del piccolo porto di Maccagno in località Gabella; risale al 1855 l’olio di piccole dimensioni (22×32 cm) raffigurante una veduta sui castelli di Cannero; del 1890 l’acquerello che mostra Maccagno dal lago; del 1910 l’acquaforte che vede immortalato il celeberrimo santuario della Madonnina della Punta.

Lago Maggiore come luogo delle meraviglie, dunque, per il quale è stata inoltrata la richiesta che sia inserito tra i beni italiani del Patrimonio Mondiale Unesco. Paesaggio che influenza i nostri sentimenti e che viene definito di volta in volta come lago fantasma, lago di luce, di miseria, d’indifferenza; luogo a cui si preferisce il mare, ma di cui è impossibile non innamorarsi, perché, come scrisse Stendhal, “Che cosa dire del lago Maggiore, se non compiangere coloro che non ne sono innamorati?”

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