Brema | 13 Ottobre 2018

Cambiamenti climatici, “Il rapporto IPCC allarmante, tra vent’anni rischi enormi”

L'ultimo rapporto disegna un quadro catastrofico per i prossimi anni. Abbiamo intervistato lo scienziato luinese Marco Zanatta, oggi ricercatore in Germania

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Non c’è tempo da perdere contro il riscaldamento globale. Ad affermarlo, negli scorsi giorni, l’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), dove si evince che agli attuali ritmi, entro il 2030, l’aumento della temperatura media globale sarà superiore agli 1,5 °C, ritenuti il limite massimo di sicurezza per avere effetti contenuti e gestibili, seppure con grandi spese di denaro e risorse.

Il rischio di un tempo così estremo sarebbe ancora maggiore in un mondo a +2°C. Le temperature nelle giornate estremamente calde a latitudini medie potrebbero aumentare di 3°C con 1,5°C di riscaldamento globale, e di 4°C in un mondo a +2 °C. Due gradi di riscaldamento potrebbero distruggere circa il 13% degli ecosistemi terrestri del mondo, aumentando il rischio di estinzione di molti insetti, piante e animali. Mantenere il riscaldamento a 1,5°C, invece, ridurrebbe il rischio della metà.

Così siamo andati ad intervistare il luinese Marco Zanatta, dopo essersi laureato in Chimica all’Università di Pavia, oggi è ricercatore nella sezione Climatologia dell’Alfred Wegener Institute di Bremerhaven, in Germania, che è l’istituto tedesco di ricerca marina e polare. Nello specifico si occupa di studiare la variabilità del particolato atmosferico dell’Artico, come questo si ripartisce tra atmosfera e neve, con il fine di quantificarne gli effetti sul bilancio energetico. Dopo la laurea ha conseguito anche un dottorato in Scienze Atmosferiche lavorando per l’Università di Grenoble in Francia e il Paul Scherrer Institute in Svizzera.

Ecco quello che ci ha raccontato.

Da quando si è iniziato a parlare di riscaldamento globale?

Pochi sanno che la storia della teoria sul riscaldamento globale inizia tra la fine del ‘800 e gli inizi del ‘900.  Le prime ipotesi furono accolte da forte scetticismo, tanto che negli anni settanta nacque una teoria contraria: il raffreddamento globale. Oggi Nonostante le critiche, sul finire degli anni settanta le previsioni di meteorologi e climatologi, basate su osservazioni a lungo termine come la “Curva di Keeling” (l’incremento costante di CO2 dagli anni ’60 ad ora), iniziarono a essere accolte come plausibili. Tutto questo rimase principalmente un gioco tra scienziati, politici e ambientalisti.

Qual è l’importanza del lavoro fatto dall’Intergovernmental Panel on Climate Change per il mondo scientifico?

Il lavoro del IPCC ha finalmente rotto questa barriera tra accademia e il grande pubblico, e il rapporto speciale appena uscito ne è il miglior, seppur allarmante, esempio. Quest’ultimo mostra gli impatti di un riscaldamento globale di 1.5 e 2.0 gradi centigradi sulla società civile nel futuro prossimo.

Cosa dice il rapporto?

Su questo il rapporto è molto chiaro, nelle prime quattro righe si legge “Se riscaldamento globale procederà al ritmo attuale, gli 1.5°C saranno raggiunti tra il 2030 e il 2052. (predizione ad alta confidenza) ”. Stiamo parlando di 12 anni da ora, ossia quando avrò 42 anni ed Helon Mask prevede di colonizzare Marte, non si parla più di fantascienza.

Ma quali sono gli impatti sulla società civile di un riscaldamento di 1.5°?

Circa 350 milioni di persone residenti in aree urbane saranno esposte a intensa siccità mentre il rischio di inondazione e distruzione delle infrastrutture costiere è considerato alto; tutto questo include il Bacino Mediterraneo.

Quali saranno i pericoli più grandi in Italia?

Nonostante altri rilevanti dati vengano snocciolati nelle circa 700 pagine del rapporto, un recente studio incentrato sull’impatto del cambiamento climatico sull’agricoltura italiana conclude che gli impatti a lungo termine sull’agricoltura italiana saranno probabilmente dannosi, e che nonostante l’incertezza, il Sud Italia è la regione più vulnerabile.

Cosa potrà capitare nei prossimi anni sotto il profilo ambientale-climatico?

Con una prospettiva più personale, all’età di cinquant’anni, la probabilità di fare vedere Venezia o il ghiacciaio della Marmolada, così come sono ora, ai miei figli sarà molto bassa, cosi come lo sarà coltivare il riso nella pianura padana. Nonostante le prospettive non siano esattamente esaltanti, l’attenzione che il lavoro della comunità scientifica sta ricevendo ultimamente lascia aperto uno spiraglio di ottimismo.

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