Bosco Valtravaglia | 18 Settembre 2018

Bosco Valtravaglia, pronta la nuova baita degli Alpini: un omaggio ai caduti della Grande Guerra

Nel weekend l'inaugurazione con due giorni di festa e di iniziative culturali. Il capogruppo De Vittori: "Ora dei nostri caduti sappiamo tutto". Ecco il programma

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Grazie al lavoro congiunto del gruppo Alpini di Bosco – Montegrino e del Gruppo Musicale Boschese è in dirittura d’arrivo il progetto di riqualifica di una struttura presente in località Campo Sportivo, da tempo in disuso.

Una struttura che rinasce, cambia funzione e si colloca come nuova sede per entrambe le associazioni, riaprendo le sue porte per la prima volta nel weekend con due giornate ricche di iniziative, sabato 22 e domenica 23 settembre.

La nuova baita degli Alpini, situata in via Fabiasco a Bosco Valtravaglia, non si limiterà tuttavia ad ospitare le scrivanie dei tesserati e dei soci dei due gruppi, ma nasce con l’obiettivo specifico di diventare un punto di riferimento per l’intera comunità, presso il quale ripercorrere la storia del paese attraverso le vicende della Grande Guerra, di cui quest’anno cade il centenario dalla sua conclusione.

Lo spazio sarà dunque, prima di tutto, la nuova casa dei trentatré caduti del paese nel primo conflitto mondiale, per i quali gli attuali membri dei due gruppi, Alpini e banda, hanno svolto un grande lavoro di ricerca e di documentazione, finalizzato a ricostruire la storia dei combattenti, le loro vicende umane e persino i loro ultimi giorni di vita, celebrati all’interno dell’archivio che da sabato sarà a disposizione del pubblico per tramandare la memoria di un contributo indelebile attraverso le generazioni.

A riassumere il lungo percorso, con il quale si è concretizzata l’idea di dare vita ad una nuova baita, è Sergio De Vittori, capogruppo degli Alpini di Bosco – Montegrino e presidente del Gruppo Musicale Boschese: “Siamo partiti con la ricostituzione del gruppo nel 2006 e nel 2007, tramite la sezione Luino, siamo riusciti a portare un container presso la località. Un prefabbricato – specifica Sergio – posizionato sul posto in attesa di capire come procedere per recuperare l’area. Il passaggio successivo è dato dall’acquisizione di un tetto appartenente ad una cascina da demolire. Smontato, portato a casa e ricollocato sopra il container, nello spazio un tempo occupato dagli spogliatoi in legno della vecchia società sportiva. Il punto di svolta – sottolinea il capogruppo – sta in un bando del comune con cui abbiamo ottenuto i permessi relativi al nuovo utilizzo, potendo così finalmente operare in totale libertà”.

Da qui gli Alpini e i membri della banda reimpostano il progetto, questa volta definitivo, che conduce sforzi e sacrifici al traguardo odierno. “Il coinvolgimento della banda, con cui condividiamo alcuni iscritti, è stato fondamentale – afferma De Vittori -, vista la sinergia già consolidata durante feste e manifestazioni che si tengono in paese. Anche il comune ha scelto di dare il suo contributo, nonostante la disponibilità economica dell’ente sia tuttora limitata”.

Parallelamente ai lavori di costruzione, come già anticipato, si è svolta l’intensa e articolata ricerca di documenti e fonti sul passato dei trentatré combattenti locali. “Oggi di loro sappiamo tutto – riprende De Vittori – dai particolari delle rispettive carriere militari ai membri dei nuclei familiari, passando ancora per i dati anagrafici e per i loro ultimi giorni di vita. Ma di loro, finalmente, abbiamo anche i volti, di cui il monumento del paese è sprovvisto”.

Volti e testimonianze troveranno posto all’interno dello spettacolo in programma presso il teatro di Montegrino per la serata di sabato, dopo la mostra, intitolato “Ragazzi di Bosco e Montegrino alla Grande Guerra“. L’iniziativa, nata da un’idea del socio Vittorio Larocca, chiude un ciclo di rappresentazioni iniziato nel 2015 in collaborazione con l’associazione “Amici di Giovanni Carnovali detto Il Piccio“, con intermezzi filmati, tra un racconto e l’altro, inerenti la Grande Guerra, e con aneddoti in forma dialettale a cura di Carlo Parini che arricchiranno ulteriormente il percorso. Materiali che il pubblico ritroverà all’interno della mostra, al fianco delle pagine originali della “Domenica del Corriere” tratte dall’archivio personale di Franco Rabbiosi, che saranno impiegate per un interessante confronto tra i fatti storici di entità nazionale e i singoli avvicendamenti che hanno riguardato il servizio ricoperto dalle penne nere di Bosco e Montegrino.

Al termine della festa, di cui alleghiamo il programma completo, suddiviso tra gli appuntamenti culturali di sabato e i momenti istituzionali e di condivisione della domenica, la struttura rimarrà a disposizione per future conferenze e iniziative ancora tutte da definire, mentre le storie dei trentatré caduti troveranno una collocazione definitiva in un volume che vedrà la luce entro la fine dell’anno con il patrocinio del comune di Montegrino, esteso inoltre alla due giorni di festa.

Tra i contributi esterni che si sono sommati alla passione del gruppo, si inserisce infine la figura di Fermo Formentini, presidente per più di cinquant’anni della Combattenti e Reduci di Bosco, conosciuto e stimato da tutti i residenti, ricordato anche per essere stato il creatore del noto Presepe di Radici. “Dopo la sua scomparsa avvenuta qualche anno fa – conclude il capogruppo – Fermo ha lasciato alla popolazione dei soldi suddivisi tra le varie associazioni, donando delle percentuali alla banda e agli Alpini che sono state interamente impiegate per il completamento della baita. Per questa ragione, al suo interno, abbiamo scelto di riservare un angolo proprio a lui, al suo impegno come presidente della Combattenti e ai quadri che dipingeva per i suoi interessi artistici”. Il giusto tributo ad un altro pezzo di storia del paese.

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