Maccagno | 11 Agosto 2018

Maccagno, è scontro tra maggioranza e minoranza sul porto della Gabella

Un dossier del gruppo consiliare "Insieme" riporta in primo piano i dubbi mai chiariti sull'evoluzione del progetto. Passera: "Molte le imprecisioni, previsti benefici"

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Per il gruppo consiliare di minoranza “Insieme“, la costruzione del porto galleggiante in località Gabella a Maccagno ha assunto i tratti di un confronto dialettico, intrapreso con il sindaco Fabio Passera, che ha come fine ultimo l’accertamento del livello di trasparenza, verso i cittadini, in merito ad una delle opere pubbliche più importanti e complesse affrontate dagli amministratori del borgo negli ultimi anni.

A stimolare l’interesse della minoranza, che ha affidato al periodico “La Maccagnina” la pubblicazione di un dossier contenente i punti cruciali della vicenda, ricostruendo il caso con gli atti pubblici più rilevanti. I lavori, infatti, erano stati avviati più di dieci anni fa.

A tenere banco per il gruppo sono soprattutto gli aspetti progettuali della struttura, con i costi “triplicati in rapporto al prospetto iniziale”, e le dinamiche gestionali susseguitesi nel corso del tempo sulla base dei rapporti contrattuali tra il comune e la ditta appaltatrice, causa secondo la minoranza di una scommessa persa, perlomeno allo stato attuale, circa la volontà di dare vita ad un nuovo punto di riferimento per il turismo e per l’economia locale.

La cronistoria, seguendo il percorso tracciato da “La Maccagnina”, parte da lontano, con il piano messo a punto dall’allora giunta Giani, era il 1998, per sviluppare un imponente polo turistico, poi ridimensionato con la costruzione del Parco Feste e con l’inizio dei lavori per il porto galleggiante, uno spazio da 104 posti barca più alcuni posti supplementari per il turismo di transito. Lavori che, però, ed è qui che gli esponenti di “Insieme” concentrano gran parte della loro attenzione, vengono consegnati dal gestore con “141 giorni di ritardo rispetto alla data prestabilita, nel settembre 2015″, e in seguito ad alcune transazioni contrattuali che ridefiniscono i ruoli gestionali e le responsabilità delle parti coinvolte. Proprio su questo punto si esaurisce il riassunto degli eventi pregressi, che consegna i dubbi della minoranza all’attualità: “perché non è stato indetto un nuovo bando pubblico sulla gestione dell’area, che comprende anche un bar ristorante, dopo il superamento dei margini temporali imposti dal contratto? Perché il comune, in seguito ai ritardi e agli avvenimenti correlati, non ha esercitato la rescissione del contratto, come previsto dalle clausole in esso contenute? E per quale motivo, in relazione ai lavori non eseguiti, ha rinunciato all’azione legale per riscuotere la somma di denaro associata a tale inadempienza?”.

Queste ed altre richieste sono inserite nel documento scritto che la minoranza ha redatto nel marzo dello scorso anno, tornato in primo piano con la pubblicazione del dossier contenuto nelle pagine del periodico online vicino al gruppo consiliare. Un dossier che si chiude con l’annotazione, da parte degli autori, della denuncia inoltrata alla Corte dei Conti, in relazione agli elementi emersi dallo studio di tutti i materiali che raccontano l’evoluzione dell’opera. Un fatto quest’ultimo che ha condotto alla risposta immediata del sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca, Fabio Passera, tramite la lettera di cui riportiamo alcuni estratti:

Leggo moltissime imprecisioni e qualche clamorosa forzatura, figlia di evidenti imbarazzi, in quanto asserito dalla minoranza consiliare sulla vicenda del porto galleggiante alla Gabella. Abitualmente non rispondo agli attacchi, specie se sono strumentali, ma credo sia giusto mettere un po’ di ordine nella vicenda.

Cominciamo con il dire che quel porto non l’ho voluto costruire io, ma chi c’era prima di me. Non lo avrei costruito per mille motivi, su tutti il fatto che bastava chiedere a qualsiasi vecchio maccagnese per sentirsi dire che, per venti e correnti sul lago, se c’era un posto nel quale non bisognava costruire un porto galleggiante, era proprio quello individuato.

Va poi ricordato che nel 2004 il comune di Maccagno era in una condizione estremamente critica, e la scelta di un bando per convenzionare la gestione della struttura fu obbligata, oltre che lungimirante. Nei venticinque anni durante i quali la struttura sarà gestita, le casse del comune avranno un beneficio economico finale di oltre 800mila euro. L’ente pubblico avrà un bar e un ristorante avviati e una struttura a proprio servizio. Con evidenti benefici anche per l’occupazione locale. Davvero una operazione in perdita?

Per continuare, è falso affermare che la popolazione non potrà usufruirne (vedi articolo integrale sull’ultimo numero de “La Maccagnina”, ndr), prova ne è il bando recentemente emesso dall’Autorità di Bacino, che metterà a disposizione del pubblico oltre trenta posti barca.

Sento ora dire che la Corte dei Conti è stata interessata alla cosa. Mi risulta che oramai sono passati anni da quella denuncia. Né io né gli uffici comunali abbiamo ricevuto un solo rigo di richiesta di spiegazioni, figurarsi di censura. Il perché mi pare talmente evidente che solo i consiglieri di minoranza non lo capiscono.

Dalle fila della minoranza, per riprendere proprio le righe conclusive del commento firmato dal primo cittadino, è quindi l’avvocato Davide Compagnoni a riprendere la parola, consegnando ulteriori dubbi e perplessità alle pagine del quotidiano La Prealpina. Rinnovando inoltre al sindaco l’invito a fornire pubblicamente ulteriori delucidazioni in merito.

Da un sindaco di lungo corso come lui ci saremmo aspettati una presa di posizione di ben altro spessore, rispetto ad un maldestro tentativo di scarica barile. Siamo pronti – sottolinea l’avvocato – a partecipare ad un’assemblea pubblica sul tema, in cui il sindaco potrà essere ancor più esaustivo de ‘La Maccagnina’ sui vari aspetti che stanno caratterizzando oltre dieci anni di lavori pubblici non ancora terminati.

Nell’occasione potrà così spiegare, ad esempio, i motivi per cui non venne richiesto, a garanzia di puntuali adempimenti degli obblighi assunti dalla concessionaria, uno straccio di fideiussione; le finalità che lo hanno spinto nel 2009 ad avvallare la revisione dell’originario appalto della concessione venticinquennale, e nel 2017 a transigere con la concessionaria l’inadempimento di una precedente transazione. Potrà illustrare alla cittadinanza come mai la struttura portuale non sia stata completata entro il 2013, contrariamente a quanto era stato annunciato insieme all’assessore regionale Raffaele Cattaneo, nel luglio 2011.

Per l’articolo completo pubblicato sul periodico “La Maccagnina” cliccare qui.

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