Luino | 20 Luglio 2018

“Ecco perchè è sbagliato sottoscrivere il Trattato CETA con il Canada”

Dopo le parole di Mauro Colombo, dg di Confartigianato Imprese Varese, e quelle del deputato maccagnese M5S Niccolò Invidia, ecco le riflessioni di un cittadino

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Le dichiarazioni di Mauro Colombo, direttore generale di Confartigianato Imprese Varese e ad della società di servizi Artser, in merito al Trattato CETA con il Canada, in cui esprimeva “Sgomento per le dichiarazioni rilasciate dal ministro Di Maio. Affossare l’accordo con il Canada sarebbe un grave errore strategico“, hanno innescato, anche sul territorio dell’Alto Varesotto, un grande dibattito.

Ad intervenire, nella giornata di ieri, era stato il deputato maccagnese del Movimento 5 Stelle, Niccolò Invidia, che ha criticato le parole di Colombo: “Dire che il trattato di libero scambio tra UE e Canada, denominato CETA, sia nella sua totalità un ottimo accordo per le piccole e medie imprese italiane come esternato dal comunicato di Confartigianato Imprese Varese non è un dato oggettivo”.

Oggi a prendere posizione è Rolando Saccucci, un cittadino luinese che, grazie ad un’approfondita riflessione, vuole esprimere il parere in riferimento a tutto quello che comporterà il Trattato Ceta se venisse sottoscritto, affrontando i temi legati a occupazione e diritti dei lavoratori, piccole medie imprese italiane, impatto su Pil e salari, agroalimentare, arbitrati internazionale e cambiamenti climatici.

Ecco le riflessioni di Rolando Saccucci.

“Cicero pro domo sua” (Cicerone a favore della sua casa, ndr), questa è la sostanza delle dichiarazioni di Confartigianato sul trattato CETA con il Canada apparse nell’articolo del 16 luglio, che guarda esclusivamente il proprio orticello che pur importante che sia è insignificante rispetto agli interessi che concernono sia il bene nazionale che quello dei comuni cittadini in particolare e non si parla di economia circolare, di solidarietà, di agricoltura pulita o di cibo buono, pulito e giusto e sano. Ma solo ed esclusivamente di soldi!

Perché Confartigianato si è dimenticata di segnalare che non solo il Governo, ma tutte le più importanti e conosciute reti europee che si occupano di sociale ed organizzazioni ONLUS (quelle italiane più conosciute sono Stop TTIP Italia, Attac Italia, CGIL, Fairwatch, Greenpeace Italia, Re:Common, Slow Food Italia, Transform Italia, Codiretti) sono fortemente contrarie al trattato CETA?

Tengo a precisare che, pur scrivendo a titolo personale e non facendo parte di uno schieramento politico, il mio pensiero è condiviso anche da Slow Food e dalla Condotta di Varese in particolare, e come me migliaia di altre persone in Europa non concordiamo affatto (a meno di variazioni sostanziali delle sue norme) sui benefici che questo trattato porterà all’Europa, all’Italia, alla Lombardia, alla nostra Provincia e tantomeno alla salute di migliaia di cittadini comuni o alle situazioni finanziarie di piccoli imprenditori ed agricoltori.

Confartigianato si è dimenticata di ricordarci che il trattato riguarda anche molti altri settori e non solo quello della piccola media impresa, tant’è che anche il Senato che avrebbe dovuto approvarlo nella seduta del 25 luglio dello scorso anno rinviò la discussione a data da destinarsi, rimanendo in sospeso sino a questi giorni in cui il nuovo Governo ha dichiarato la propria indisponibilità a sottoscriverlo (almeno così com’è attualmente). Se la convenzione riguardasse solo l’associazione del Dott. Colombo la stessa sarebbe già stata firmata a tempo debito, ma qui sono in gioco i valori, la salute e la sopravvivenza di migliaia di cittadini europei e non gli interessi economici di pochi.

Chi ne ha preso conoscenza e soprattutto coscienza ha rilevato quanto le negatività del CETA siano al momento maggiori degli aspetti positivi:

– OCCUPAZIONE E DIRITTI DEI LAVORATORI: il Canada non ha ratificato gli artt. 98 (diritto di contrattazione collettiva), 138 (età minima per l’assunzione) e 155 (salute e sicurezza dei lavoratori) dell’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro).

– PICCOLE E MEDIE IMPRESE: nel trattato non esiste un capitolo dedicato alle piccole, medie e micro imprese che secondo l’ISTAT in Italia sono circa 4.263.000. Secondo l’Unione Europea solo 13.147 di queste esportano verso il Canada e quindi ne gioverebbero (forse) lo 0,3% di tutte quelle italiane e l’unico vantaggio per loro deriverebbe solo dall’eliminazione di dazi doganali. Per contro, e nell’articolo non si menziona, si aprirebbe un mercato a realtà canadesi infinitamente potenti o multinazionali (anche di altri Stati) con conseguenze ben immaginabili specie in settori come quello agroalimentare. Siamo così sicuri che per avvantaggiare lo 0,3% delle piccole e medie imprese sia giusto mettere a repentaglio la salute, tutto il sistema economico e in particolare quello dell’agroalimentare europeo soprattutto italiano?

– IMPATTO DEL TRATTO SUL PIL E SUI SALARI: il PIL potrebbe aumentare dello 0,01% con un aumento medio dei salari di € 1 o € 2 (studio del 2008 commissionato dall’Unione Europea) e l’americana TUFT UNIVERSITY del Massachusetts prevede per l’Italia una perdita tra i 20.000 e 40.000 posti di lavoro.

– AGROALIMENTARE: l’importazione in Europa di animali trattati con ormoni, di prodotti con OGM o trattati con pesticidi ed erbicidi non è ancora scongiurata in quanto l’uso di questi prodotti è stato addirittura escluso dal trattato. Così, grazie al “mutuo riconoscimento del prodotto” basterà che la merce sia controllata in Canada, alla partenza, e non più in Europa. Già ora gran parte della pasta che mangiamo è fatta con grano proveniente dal Canada e contenente percentuali di glifosato (potente erbicida) e sono in corso numerose campagne a livello mondiale per vietarne l’utilizzo. Che dire poi dell’insufficiente tutela dell’agroalimentare del made in Italy? Nell’elenco delle indicazioni geografiche protette tutelate dal CETA rientrano infatti appena 41 delle 288 denominazioni italiane (pari allo 14,236% delle nostre eccellenze) mentre tutte le altre potranno essere taroccate ed avere nomi storpiati che le ricordano, ad esclusivo beneficio delle multinazionali che le produrranno.

– ARBITRATI INTERNAZIONALI: l’Investment Court System (ICS) prevede che l’investitore canadese (o straniero che abbia una sede legale in Canada, dove ci sono molte aziende americane) possa citare in giudizio addirittura uno Stato che metta dei vincoli alle importazioni di prodotti non ritenuti idonei o salubri per i propri cittadini e se lo Stato viene condannato (in genere per milioni di dollari) ovviamente pagheranno i suoi cittadini.
La sovranità di una Nazione dove finisce?

CAMBIAMENTI CLIMATICI: il Canada contribuisce con $ 3.300.000.000 (dicasi dollari canadesi tremiliardietrecentomilioni) di finanziamenti pubblici all’estrazione di combustibili fossili…. Non aggiungo altro!

Queste sono solo alcune delle considerazioni per cui il CETA allo stato attuale e se non rivisto non va sottoscritto e questo nonostante la difesa dell’orticello da parte di Confartigianato, che tra le righe ci menziona pure un’ulteriore cementificazione del suolo.

Se qualche lettore è un po’ più curioso lo invito ad aprire i seguenti links e leggerne i contenuti:
http://www.slowfood.it/ceta-litalia-si-schiera-per-il-no/
https://stopttipitalia.files.wordpress.com/2017/02/ceta-una-sintesi-dei-problemi.pdf

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