Luino | 12 Luglio 2018

Luino, il Rotary Club inaugura il nuovo anno con Angelo Panebianco

Il politologo ha incontrato l'associazione, nella serata di ieri, per presentare il suo ultimo saggio, dedicato alle relazioni internazionali. Un successo di adesioni

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Dei fenomeni complessi si dice una cosa che è valida anche in geopolitica: “Gli interessi che muovono sono dettati da rapporti di causalità non lineari. Non c’è infatti proporzione, in questi ambiti, tra causa ed effetto. La parola chiave è imprevedibilità“.

E’ iniziato con questa riflessione, nella calda serata di ieri, presso la veranda dell’Hotel Ristorante Camin di viale Dante, il nuovo anno del Rotary Club Laveno Luino Alto Verbano, inaugurato con un momento conviviale a cui ha fatto seguito l’intervento del professor Angelo Panebianco, in città per presentare i contenuti del suo nuovo saggio, edito da Il Mulino, intitolato “Persone e mondi. Azioni individuali e ordine internazionale“.

Le ragioni dell’invito, che ha permesso a tutti gli ospiti di approfondire le reali coordinate dei grandi temi d’attualità, hanno trovato la loro disposizione nel discorso d’apertura del neo presidente Giuseppe Taldone. Tra i tavoli anche il prevosto don Sergio Zambenetti, l’assistente del governatore del distretto 2042, Giuseppe Del Bene, il nuovo primario della Chirurgia dell’Ospedale di Luino, Stefano Carini, gli assessori Caterina Franzetti e Alessandro Miglio e anche il capogruppo de “L’Altra Luino”, Franco Compagnoni.

“Abbiamo voluto cominciare il nuovo anno rotariano aprendoci alla comunità con un ospite importante come Angelo Panebianco – ha affermato Taldone -. Una scelta che mira ad arricchire lo scenario culturale e sociale del territorio, nella speranza che la lucidità e la profondità del suo fine pensiero possano essere per tutti magicamente contagiose. Il Rotary – ha proseguito il medico luinese -, è un’associazione presente in ogni angolo del mondo, che promuove l’ideale del servizio verso il prossimo al di sopra di ogni personale interesse, che incoraggia il rispetto di elevati valori etici, che si impegna a costruire un mondo migliore. Ciò può essere realizzato anche scuotendo le coscienze, innalzando i valori dello spirito, facendo riflettere le menti. Angelo Panebianco, da questo punto di vista, è davvero una garanzia“.

Dopo il saluto e l’introduzione a cura di Alessandro Franzetti, l’editorialista de “Il Corriere Della Sera”, nonché docente di Sistemi internazionali comparati presso l’Università di Bologna, ha preso la parola per un preciso focus sul ruolo che va legittimamente attribuito ad uno specialista di scienze umane, incaricato di fornire risposte circa le grandi relazioni di carattere globale.

Risposte che, per le implicazioni legate al fattore imprevedibilità, citato in apertura, non possono anticipare quello che succederà al mondo, ma possono d’altro canto illustrare il motivo per cui così tanti soggetti interagiscono tra loro e attraverso quali dinamiche.

Per fare fronte alle incognite rappresentate dal cosiddetto “cigno nero“, emblema di ciò che non ci si aspetta, e che nel circuito economico globalizzato può produrre improvvise e significative scosse, il professore ha dunque impiegato due ulteriori metafore, utili a comprendere la spinta della globalizzazione stessa applicata alle linee guida delle connessioni internazionali.

La prima immagine è quella dello scacchiere, terreno di gioco delle grandi potenze che dominano sui piccoli paesi per il numero di partite a cui prendono parte. Uno scenario entro il quale, dal 1989 in avanti, le società hanno assistito al passaggio da un sistema bipolare (due sole potenze che giocano a scacchi tra di loro), ad un quadro multipolare, con molti attori e molti tavoli da gioco. Ma il multipolarismo, ha ricordato Panebianco, esisteva già in passato, fin dagli albori della storia, in un contesto di omogeneità culturale oggi sostituito da un sistema culturalmente eterogeneo, segnato da regole in parte ancora sconosciute.

E’ il terreno su cui crescono e si scontrano i nuovi protagonisti dei processi economici mondiali, che per la prima volta nella storia appartengono al continente asiatico e che aumentano il passo rispetto alla crisi che parte dal crollo di centralità degli Stati Uniti, e avvolge di conseguenza l’Unione Europea e l’intero occidente, tra misure protezioniste e difficoltà nel governare gli eventi migratori.  E’ lo stesso terreno, inoltre, da cui prende forma la seconda metafora che alimenta il discorso, quella dello shaker, che scuote gli stati deboli e fragili con azioni di radicalizzazione che prosperano in assenza di ordine e bloccano lo sviluppo economico. La tensione, l’incertezza, il caos e i drammi prodotti dal terrorismo sono tutti validi esempi collocati proprio in questa direzione.

La conclusione di questa interessante ed elaborata analisi, transitata inoltre per l’alternanza tra pace, democratizzazione del mondo e nuovi conflitti, tra le fasi post caduta del Muro e post 11 settembre, è la conferma alle considerazioni messe a punto nella premessa: non possiamo controllare tali fattori ma possiamo cercare di prendere delle decisioni ragionevoli, le quali tengano conto delle strutture che fungono da collante a livello comunitario. Tra queste, ha specificato Panebianco, c’è la Nato, proprio in queste ore al centro di una fondamentale discussione tra paesi membri che come avvenuto per l’ultimo G7 in Canada, porta inevitabilmente con sé l’ombra delle grandi fratture.

Fratture che riattivano la forza centrifuga della seconda metafora, ridefiniscono assetti, confini, gerarchie, bussano alla porta degli equilibri più bilanciati e apparentemente inamovibili. E’ da qui che parte lo spunto finale della serata, inserito in un consiglio che precede gli applausi e le foto di rito: diffidare, se possibile, dalle teorie che danno per scontata l’irreversibilità dei processi. Qualsiasi tipo di sistema, dalla geopolitica alla comunicazione, è legato ad equilibri economici e finanziari. Se cambiano, il cosiddetto “villaggio globale” può crollare.

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