Brissago Valtravaglia | 8 Luglio 2018

Brissago Valtravaglia, Carlo Banfi ricorda lo scultore Marcello Enrico Zosi

Lo scultore, la cui produzione si colloca nei primi decenni del '900, è sepolto nel cimitero di Brissago Valtravaglia, dove tra le lapidi sono presenti alcune sue opere

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(Articolo di Carlo Banfi) 

Marcello Enrico Zosi nasce a Brissago Valtravaglia il 16 ottobre 1880. La madre è Marta Motti. Il padre Felice lavora in Svizzera a La Schaux de Fonds nel Cantone di Neuchatel dove è proprietario di un’impresa di costruzioni edili. Questo permette ai suoi quattro figli, Giovanni, Giuseppe o Joseph, Francesco ed Enrico la frequenza di collegi nella Svizzera interna. Enrico a dieci anni raggiunge il Pensionnat de Sant Joseph a Gauglera nel Canton Friburgo. Oltre all’apprendimento della lingua francese e di quella tedesca potrà usufruire di principi e contenuti educativi della cultura mitteleuropea. Questo influirà sulle sue scelte di vita e sulla produzione artistica.

Dai quattordici ai sedici anni si trova a Zurigo presso ateliers di artigiani e maestri dove apprende ed assimila l’arte della scultura. In uno scritto di quel periodo afferma: “Voglio diventare un buon scultore”. A Zurigo viene a contatto col mondo operaio e con le manifestazioni sindacali che vedevano la partecipazione anche di fuoriusciti russi. Non condivide gli atteggiamenti rivoluzionari ma rimane colpito da quella realtà. I suoi futuri soggetti rappresentano figure umili del lavoro: “Cavallo con stalliere” (bronzo), “Lavandaia” (bronzo), “Vecchietta con sporta” (gesso). Dal maggio 1896 è a Milano, dove frequenta la Scuola Superiore di Arte applicata alle Industrie. Si distingue per alcune composizioni che ottengono menzioni da parte della dirigenza. Sugli attestati compare la firma di Luigi Cavenaghi, Direttore e fondatore della scuola. Nel ’97-’98 è iscritto all’Accademia Reale di Belle Arti di Brera. Interrompe nel 1900-1902 per il servizio militare a Novara. In seguito si perfeziona nel corso speciale di scultura sotto la guida di Enrico Butti. In Ornato ha come maestro Lodovico Pogliaghi (familiarmente ul Pugliaghin) e nel Nudo Cesare Tallone. Ottiene voti brillanti e chiude con un 10 (su dieci) il corso di scultura, vincendo il I° premio Bozzi-Caimi, con un riconoscimento in denaro di 80£,  per la modellazione di una testa data come prova d’esame finale.Dopo gli studi Enrico trova un lavoro continuativo presso la Fonderia Bronzi d’Arte e decorativi del cav. Luigi Carnelli, nei pressi del Cimitero Monumentale di Milano. Qui e in Duomo ha prestato la sua opera.

Nei primi decenni del ‘900 si colloca la sua maggior produzione. Dimostra grande abilità nella fusione e nella lavorazione del gesso, ma il meglio appare nella scultura del marmo. Predilige bozzetti di piccole dimensioni, ma si cimenta anche con opere di fattura più sostenuta, come il Monumento ai caduti della Grande Guerra di Garbagnate Milanese e di Brissago Valtravaglia; la parte in bronzo di quest’ultimo verrà fusa durate l’autarchia fascista. I modelli sono i maestri che ha incontrato, ma traspare una particolare attenzione per l’opera di Troubetzkoy con “Soldato a cavallo” (bronzo) e “Signora in poltrona” (marmo), Bistolfi con “Tomba del fratello Francesco” (bronzo), Segantini con “La mungitura” (bronzo) ed Eugenio Pellini con “Bimbo addormentato” (gesso). Con quest’ultimo maestro stringe amicizia e gli commissiona il progetto per la cappellina, situata nel cimitero di Brissago, in onore del fratello Joseph che muore nel 1923. Questa struttura architettonica e il sarcofago posto all’interno richiamano modelli del Monumentale di Milano.

Lo stile che prevale nell’opera dello Zosi è quello del realismo scapigliato, il liberty e chiude con lavori che abbozzano il non finito, come “Primi passi” (gesso). Nel ’30 c’è l’abbandono da parte di Enrico della vita milanese e il trasferimento al paese natio, dove si intraprende come coltivatore e apicoltore. Ha un credito di oltre 30 mila lire che gli deve o la Ditta o il Committente dei suoi lavori. Continua la sua produzione artistica (Don Bardella, busto in bronzo, 1942) ma chiuderà i suoi giorni (agosto 1948) in una amara miseria.

E’ sepolto nel cimitero di Brissago Valtravaglia e la sua tomba è delimitata da uno scalcinato cordolo prefabbricato, con una croce in cemento e un pinetto ad ornamento. Tra le lapidi alcune sue opere di pregevole fattura: Angelo in preghiera, marmo, 1906; Tomba del fratello Francesco, bronzo; tomba del fratello Giovanni, bronzo; nella cappellina del fratello Joseph c’è un bassorilievo in marmo che rappresenta gli anziani genitori; busto in marmo di Zosi Vitale, 1907.

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