Luino | 19 Marzo 2018

“Ci occupiamo di anfibi dal 1993, oltre 60mila esemplari censiti”. La storia delle Guardie Ecologiche luinesi

L'intervento segue alla pubblicazione dell'articolo sul "cimitero di rane e rospi" lungo la SS 394 in Località Lische. "Sogno più centralità per il nostro operato"

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“La scritta volontario non significa ‘fesso‘ oppure ‘sputatemi addosso‘ (riferendosi al disprezzo che alcune persone riservano loro, ndr). Molti non lo sanno, o in altri casi lo trascurano, ma il nostro impegno quotidiano è quello di un pubblico ufficiale che vive a stretto contatto con l’ambiente e con il patrimonio naturale”.

A parlare è Gabriele Gobbato, responsabile del gruppo Guardie Ecologiche della Comunità Montana Valli Verbano. Il nostro articolo pubblicato qualche giorno fa, contenente la segnalazione di un lettore preoccupato per la strage di rane e rospi sulla SS 394 in località Lische, lo ha fatto letteralmente balzare dalla sedia, creando non poca incredulità anche nel resto della squadra: “le mie guardie“, come specifica lo stesso Gabriele con orgoglio, consapevole dell’importanza del lavoro svolto e della necessità di mettere in chiaro alcuni dati di fatto.

L’articolo/segnalazione è infatti il motivo della nostra visita nel suo ufficio al primo piano di Villa Walty, uno degli edifici più affascinanti della città, rimasto il quartier generale dei volontari dopo il trasloco dell’Ente. Le guardie ecologiche non hanno digerito i termini utilizzati in quella missiva per descrivere la strage di animali lungo la Statale, nonostante il livello di preoccupazione manifestato, implichi un forte interesse per la salvaguardia di rane e rospi: la tutela esiste, e da decenni.

I volontari hanno colto l’occasione per metterlo bene in evidenza, raccontando con i numeri e con una doverosa premessa uno scenario diverso dal cimitero degli anfibi. Un’immagine quest’ultima che secondo Gobbato si discosta dalla realtà, ma per capirlo occorre riavvolgere il nastro e tornare all’inizio degli anni ’90, quando la figura del “rospaiolo“, termine solo in apparenza dispregiativo che delinea in modo netto e genuino i tratti dell’amore per la natura, entra con l’audacia di una scommessa da vincere nelle priorità della vigilanza ecologica.

Era il 1993 – ricorda Gobbato dalla sua scrivania – e la campagna anfibi stava per essere inaugurata tramite l’intuizione e la sensibilità di un vecchio amico, Lorenzo Marangon. La guardia, passando da località Lische, rimase colpita dal rumore prodotto dall’anfibio nel momento in cui il corpo dell’animale impattava contro le automobili. Il suono che ad occhi chiusi rimanda allo scoppio improvviso di un palloncino, spinse Marangon a dotarsi in modo istintivo di secchiello e pila, i primi due strumenti che nell’immediato potevano rappresentare la salvezza per le rane e i rospi della zona. Per lui, e per il gruppo di circa trenta volontari che prese rapidamente forma, si trattava di una urgenza assoluta che in un primo momento causò persino incomprensioni e problemi con i Carabinieri, attirati da quella novità a verificarne l’origine”.

Due oggetti che ancora oggi, dopo tanti anni, guidano i movimenti delle Guardie Ecologiche a bordo strada, noncuranti del freddo e delle avversità climatiche, nel momento in cui gli anfibi iniziano la loro tradizionale discesa che dalla montagna li conduce a depositare le uova in aree più umide. Se le basi di questo lavoro, che in quanto volontario è dettato unicamente dal senso di responsabilità, sono sopravvissute al passaggio del tempo, alcune dinamiche al contrario rendono oggi gli interventi più efficaci, riducendo in modo considerevole il numero di animali che non sopravvivono alla traversata.

“La vicinanza della strada, ma soprattutto il passaggio dei mezzi pesanti, hanno creato per molto tempo problemi alla longevità delle barriere protettive, un altro strumento per noi indispensabile – prosegue Gabriele -. Siamo passati da materiali leggerissimi, abbinati ad altri espedienti di fortuna, al laminato. Fino ad arrivare oggi, grazie anche all’investimento di risorse nel progetto ‘Roadkill’, al posizionamento di nuove barriere antivento e forate, che impediscono agli animali di arrampicarsi e passare oltre e che resistono ai forti spostamenti prodotti dal passaggio continuo dei veicoli. Il vero salto di qualità nella nostra missione quotidiana lo abbiamo però ottenuto da chi apprezza e condivide i nostri ideali – prosegue il responsabile -. Non finirò mai di ringraziare il gruppo di Dimensione Animale, ragazze meravigliose che ci aiutano gratuitamente a raccogliere gli anfibi e ad effettuare conteggio e classificazione delle specie che incontriamo e mettiamo in sicurezza“.

L’azione meccanica di raccolta è infatti corredata da un’attenta e scrupolosa analisi di razze, sesso e tipologia di anfibi, che rientra in una altrettanto precisa banca dati, trasmessa ogni anno al Centro Erpetologico del lago di Endine per stabilire cosa è cambiato nelle abitudini di questi sensibili animali e nel loro rapporto con l’area circostante. E’ proprio con gli occhi puntati sulle tabelle che Gobbato ritorna a quel “cimitero di rane e rospi” che ha fatto infuriare le Guardie Ecologiche, e che rappresenta il motivo della nostra visita.

“Dal 1993 ad oggi sono 63.290 gli esemplari censiti vivi, per un totale di 66.305 animali tra cui troviamo la Temporaria, la Dalmatina e il Bufo Bufo, identificati in base alle loro peculiarità ed esigenze da decine di volontari impegnati sul posto per decine di giornate di intervento che si susseguono dall’inizio di ogni stagione. La percentuale di salvataggio per il tratto stradale indicato dal lettore è del 95,5% – sottolinea Gambato – per un totale di novanta o forse cento esemplari morti nella giornata oggetto della segnalazione”.

I numeri degli anfibi messi in salvo tra Mesenzana e Cassano Valcuvia sono però soltanto un aspetto del lavoro complesso e articolato che le Guardie Ecologiche svolgono ogni giorno. Dietro una divisa spesso poco conosciuta, o fatta oggetto di considerazioni superficiali, c’è un servizio che dal 1980 racconta con la sua storia che cosa significa vivere il territorio, tra tutela della fauna e della flora, valorizzazione del paesaggio, accertamento degli illeciti amministrativi contro il demanio idrico, vigilanza sull’azione inquinante dei rifiuti pericolosi. Il tutto a stretto contatto con gli enti pubblici e con gli oneri connessi al distintivo che rimanda al titolo di agente di Polizia amministrativa, ottenuto solo in seguito ad uno specifico percorso di formazione e al superamento di alcuni esami.

Vorrei dare più visibilità al servizio ecologico – conclude Gobbato -. Sogno che alle mie guardie venga assegnata la centralità che meritano nella realtà locale, affinché il ruolo e l’operato di questo gruppo escano finalmente dall’isolamento e dalla banale e diffusa convinzione che una guardia ecologica esiste soltanto quando le persone ricevono un verbale. Siamo volontari mossi esclusivamente da una grande passione per ciò che ci circonda e che rappresenta il patrimonio di tutti. Non abbiamo un ritorno economico dallo svolgimento dei nostri compiti. La gratificazione di una guardia ecologica sta semplicemente nel giusto e onesto riconoscimento del suo operato, al servizio della collettività e nelle scuole, con la voglia inesauribile di trasmettere ai giovani i valori che ci contraddistinguono“.

E’ proprio questa la sensazione che rimane addosso varcando il cancello di Villa Walty, al termine di una lunga e intensa chiacchierata.

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