Una nuova polemica sta scuotendo il mercato del lavoro ticinese, dopo l’apertura di una posizione da sales manager, associata a concrete possibilità di carriera, da parte di una azienda con sede a Lugano.
Nell’annuncio diffuso da diversi portali online, oltre ad una laurea in chimica, all’esperienza nel settore e alla conoscenza avanzata dell’inglese, compare un ulteriore “requisito” che ha di fatto scavalcato le priorità dell’offerta stessa: il domicilio in una delle 4 province italiane (Varese, Como, Sondrio e Lecco) vicine al confine. A completare la scheda, sottoposta all’attenzione dei potenziali candidati, un accenno esplicito e “stimolante” alla tipologia di contratto: “retribuzione in franchi (60000 annui) con il beneficio degli sgravi fiscali“.
L’offerta, rivolta a chi opera nel settore nutraceutico e cosmetico, appare esclusivamente dedicata ai lavoratori frontalieri, che come emerso dall’ultima riunione italo/svizzera sulla compensazione finanziaria, sono ad oggi 60.770. Si tratta di una singola posizione, ma tanto è bastato per rilanciare a gran voce la teoria, cara soprattutto alla Lega dei Ticinesi, secondo cui i lavoratori frontalieri che migrano quotidianamente verso il territorio elvetico, sono troppi e sottraggono opportunità ai cittadini svizzeri.
I dati più recenti tuttavia, secondo quanto pubblicato dalla Segreteria di Stato dell’economia per il mese di ottobre, danno la disoccupazione in Ticino ferma al 3,2%, con un miglioramento delle opportunità presenti sul mercato e una diminuizione del numero di giovani senza lavoro. Frontalieri e terziario, o più in generale mondo delle imprese, si fondono ancora in un recente provvedimento deciso dal governo svizzero sulla scia di un referendum del 2015: l’introduzione del salario minimo di 19 franchi l’ora. I circa 3000 euro al mese si traducono per molti nel tentativo di arginare la tendenza di certi imprenditori a fissare salari inaccettabili per la vita dei residenti, ma comunque alti, anche dopo questa modifica, per i lavoratori italiani.
La questione intramontabile dei frontalieri rimane un importante elemento di discussione, rilanciato di continuo, come questo caso testimonia, mentre il rapporto tra immigrazione di lavoro e pil prodotto non risolve il dilemma sul ruolo dei lavoratori italiani in Ticino: penalizzazione per gli svizzeri o fattore di prosperità?
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