L’anno scorso di questi tempi, esattamente il 13 settembre 2016, si chiudeva una triste pagina della storia industriale ed imprenditoriale del territorio luinese con il fallimento della IMF di Creva.
Ne abbiamo parlato a lungo in quei mesi, in quelle settimane così delicate, in primis per tutti quei lavoratori che un impiego lo stavano perdendo. Che poi hanno perso. Abbiamo dato tanta fiducia a chi si è prodigato fino all’ultimo per loro, dicendo che il primo pensiero andava ai lavoratori e che si stava “cercando di superare quel momento di crisi attraverso il concordato in preventivo di continuità e la Cassa integrazione”. Purtroppo, tutto è andato per il verso sbagliato e le cose non sono andate bene.
Dopo i tanti interventi susseguitisi da parte dei dirigenti interni all’azienda che, allora, provavano a salvare il salvabile, almeno verbalmente, e dopo le tante parole degli amministratori locali e, in più di un’occasione anche di consiglieri regionali, sicuramente, dopo il fallimento, qualcosa si è mosso, l’iter giudiziario e l’asta fallimentare, ma ancora non vi è nessuna novità ufficiale riguardante tutte le rilevanti conseguenze, causate dal fallimento di una tra le aziende che una volta era tra le più famose ed importanti del territorio. L’unica novità è stata quella del 18 marzo scorso.
Noi, ad oggi, nonostante avessimo chiesto in passato quale fosse la situazione, non abbiamo ancora ricevuto aggiornamenti ufficiali e allora, proprio per questa ragione, vogliamo porre dei quesiti non di poco conto che, oltre a coinvolgere i diretti interessati (ndr, tutti quei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro), mirano anche a far riflettere tutti i cittadini del luinese.
– A che punto è l’iter giudiziario della IMF di Creva? E quale quello dell’asta fallimentare?
– A quanto ammonta il buco creato dal fallimento dell’azienda?
– Quanti e quali fornitori devono ancora ricevere somme dalla IMF? Che cifre?
– Si sa qualcosa del nuovo gruppo acquirente? Di che nazionalità è e di cosa si occupano?
– A parte il fallimento per l’azienda italiana, le società estere che avevano sedi in Francia, Stati Uniti, Brasile, Repubblica Ceca, India, Russia e Cina, in che acque navigano attualmente?
– In totale hanno perso il lavoro 400 dipendenti. Di questi quanti sono quelli che hanno ritrovato un impiego? E dove? Quanti invece sono ancora a casa disoccupati?
– Gli ex proprietari, il CdA, l’amministrazione… di cosa si occupano oggi?
– Come mai, da marzo 2017, i politici non si sono più spesi in merito?
– E’ stato l’embargo russo a far fallire la IMF di Creva o le cause sono da attribuire anche ad altro?
– Gli enormi spazi presenti a Creva che fine faranno? I nuovi acquirenti hanno intenzione di recuperare l’area o si profila un’area Ratti “bis”?
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Manca la domanda fondamentale: Come mai il nord Italia si è quasi del tutto deindustrializzato?
IMF è fallita per una serie di motivazioni che non era semplice prevedere, tra le quali la quotazione del Rublo, l’embargo russo, il fatto che alcuni clienti che avevano firmato commesse molto importanti dal punto di vista economico si siano tirati indietro ad impianto già realizzato. E’fallita perché era una azienda molto grossa ormai e di successo in quanto nell’era di internet è più facile sopravvivere, adattarsi e comunicare bene proprio alle aziende più piccole e di minor successo. Si è parlato di un buco di 42 milioni ma la società aveva quantificato senza troppo ottimismo la remunerazione che avrebbe potuto ottenere dalla vendita delle varie società dopo aver dichiarato un fallimento. Di fatto Galante piangeva ogni volta che doveva licenziare ragazzini e fino all’ultima delle sue conferenze si vedeva che le stava provando tutte per uscire dalla bonaccia. Gli artigiani di Varese, in ottimo rapporto con l’azienda si sono mostrati preoccupati per il futuro dell’indotto quanto per i crediti maturati dai piccoli artigiani che non avevano ottenuto compenso. Ma almeno il marchio è stato venduto il 21/07/17 ed il Curatore ha depositato autorizzazione di riparto totale per i creditori privilegiati, ovvero per i lavoratori. Alcuni professionisti e managers di IMF hanno ripiegato dal punto di vista professionale cominciando a fatturare collaborazioni con altre aziende di fonderia o con la vendita di ricambi e consulenze. Era ovvio che avrebbero cercato di lavorare ancora e che non avrebbero tirato i remi in barca ma la maggior parte di loro ora vive accontentandosi. A Gabriele Galante sono state rubate competenze, materiale e progetti. Secondo molti sta invecchiando e non è semplice per lui dopo il fallimento chiedere favori per ricollocare persone. Purtroppo la maggior parte delle persone che lavoravano in IMF sono state lasciate dalle istituzioni senza NESSUN APPOGGIO. Si parlava di un piano di ricollocamento o di formazione ma ognuno ha dovuto fare da solo. Le tasse hanno una ragione d’essere ma ha poco senso non aiutare le aziende che generano fall-out tecnologico e ricadute economiche importanti sul loro territorio promuovendo anche l’attività degli imprenditori più piccoli. Il sindacato ha fatto quello che ha potuto per prendere tempo e dare modo ai cassaintegrati di trovare soluzioni. Se l’azienda non fosse fallita adesso ci troveremmo a dire che l’attività della CGIL avrebbe salvato tante famiglie, però l’azienda è fallita. Io temo personalmente chi si sente liberale soltanto quando le cose vanno bene. Rischiare capitale in Italia è davvero da persone audaci. IMF ha operato in un periodo storico ove la tutela del lavoro era particolarmente efficace. La famiglia Galante assumeva perché fondava la sua reputazione su valori umani ormai dimenticati. Bisogna preoccuparsi del potere imprenditoriale e del successo proprio quando può divenire deleterio e puntare a convincere imprenditori validi ad assumere proprio quando le cose van bene. Questo significa essere di sinistra. Ha senso essere di sinistra e fare contestazione quando le cose vanno bene e non quando cominciano ad andare male. A chi interessa sapere quanti soldi sono rimasti in tasca ai Galante? A me non interessa. Per quale motivo dovremmo credere che li divida tutti con la sua manovalanza liberale ora che le cose sono andate male? Invece le cose vanno sempre al contrario. Quando tutto fila liscio vige l’adulazione più grande e quando le cose vanno male siamo tutti pronti a giocarci le vesti del vecchio…
http://www.fonderie-piwi.fr/post/2017/09/12/%C3%89volution-du-groupe-IMF
http://www.fonderie-piwi.fr/post/2017/09/12/%C3%89volution-du-groupe-IMF – IL PDF COLLEGATO RIPORTA IL COMUNICATO DELLA NUOVA SOCIETA’
Mi fa piacere vedere una notizia del genere. Personalmente ero l’operation manager di IMF Tianjin, la sede cinese di IMF group. Che fine abbiamo fatto? Come stiamo? beh, con 6 mesi di stipendio arretrati , ed un sacco di balle raccontateci, non molto bene. Figuratevi per uno che vive in Cina con la famiglia e dall’oggi al domani non ha più di che vivere….. Fortunatamente sono riuscito a barcamenarmi e mi sono re-inventato un lavoro, dignitoso, mal remunerato ma che mi consente di andare avanti nonostante tutte le porcherie che il management di IMF Group ha fatto ( e che sta ancora facendo tra Germania,Svizzera, Italia e Cina).Io mi metto con tutti quelli che “qualcuno” definiva “la sua gente”. Tutti quelli che non non sono riusciti a trovare una nuova posizione. Tutti quelli che si sono sentiti presi in giro. E quello che fa più male è immaginare che tutto fosse premeditato, con un piano studiato a pennello. Ragazzi, svegliatevi ! andate a fondo ! vedrete che la verità verrà a galla. Io ho rischiato la vita, ho vissuto in dormitori cinesi, ne ho passate di tutti i colori! Ma alla fine mi sono sentito preso in giro, abbandanato ad un destino solitario… Ne sono emerso dignitosamente e da solo. Il mio pensiero va a tutti gli amici ed ex-colleghi che ancora stanno lottando per la sopravvivenza. Sono con Voi. Giacomo Petrolo
La Imf è stata acquistata da una holding di Hong Kong cui fa capo un gruppo cinese chiamato Xi’nan. Noto competitor di IMF in Cina. Il gruppo stabilirà nuovi assets, tra Germania , Svizzera, Italia e Suzhou in Cina. Tutto calcolato! Ne vedremo delle belle! Ma io vi dico una cosa, lasciate i rancori che non ne vale la pena! Eravate la “sua gente”, adesso siete in balia di voi stessi. Contate su voi stessi, i vostri valori. Dimenticherete presto tutto, io ci sono riuscito. Se non lo fate sarà come un cancro che vi mangia dall’interno . Non permettetelo. Cari ex-colleghi, sono con voi, nonostante tutto quello che è stato raccontato su di me! Tutte balle! Per coprire i misfatti altrui. Un abbraccio a tutti. Giacomo Petrolo
Penso che ” La Gente ” avrebbe piu’ che diritto di conoscere le risposte !!
Io posso rispondere per me’ stesso .
Dopo 26 anni di IMF cosa resta?
Resta che ti trovi a 57 anni il culo perterra; nel 2016 ho / abbiamo affrontato mesi
senza stipendi in attesa che la macchina burocratica si mettesse in moto …
Adesso 18 mesi in Mobilita’svolgendo lavori socialmente utili …. e poi ?
BHO !
Tornando indietro a quel giorno in riunione sindacale che si voto’ se mettere le bandiere o no’
al cancello si alzarono solo poche mani … giusto democraticamente la maggioranza ha deciso la linea
da seguire ! Bhe forse li’ abbiamo fatto il piu’ grosso sbaglio !
Non saremmo certamente caduti nel dimenticatoio , quantomeno saremmo finiti sulle testate giornalistiche
e qui su Luinonotizie con un altro impatto e forse avremmo avuto risposte ….
Invece siamo falliti quasi nell’indifferenza totale !
Ecco oggi ritengo che grazie a questo articolo si presenti una seconda opportunita’ per farci sentire
quantomeno per dire SIAMO VIVI !!
Carcano Carlo
Da EX dipendente, sono profondamente addolorato per il fallimento della NOSTRA ex azienda e soprattutto per il prezzo umano che tanti AMICI hanno pagato e stanno pagando con quotidiane difficoltà, disoccupazione e precariato.
L’articolo si chiede che fine abbiamo fatto ed in parte, mi fa piacere rispondere anche per ringraziare chi ci ha aiutato.
Doveroso premettere il legame e rispetto reciproco per cui ci siamo contraddistinti da che si è dovuta affrontare questa situazione, rispetto e legame prima di tutto professionale e in molti casi anche personale. Legame che non si è limitato ai soli dipendenti ma anche ai fornitori con cui negli anni abbiamo condiviso successi e difficoltà che anche loro stanno attraversando a seguito degli accadimenti dell’azienda.
IL MUTUO SOCCORSO (di cui ho poi appreso che a Luino ne esiste una associazione che per noi non si è manifestata, ma abbiamo fatto da soli) ha permesso a molti di noi di ricollocarsi, purtroppo non a tutti. I più fortunati hanno aiutato i meno fortunati in una catena virtuosa ancora in movimento. Non si è purtroppo ottenuto il risultato per tutti per i più svariati motivi, tra cui il preponderante è stata la necessità di spostamenti più o meno grandi, dalla vicina Svizzera a Milano, Brescia, Modena, Treviso, ecc..
Molti tra noi si sentono quotidianamente sulla strada per le più svariate località ed a volte, beviamo ancora un caffè insieme, In Autogrill.
Colgo l’occasione della domanda posta dall’articolo su “dove siamo finiti” per ringraziare pubblicamente chi ha aiutato me e spero di avere in parte restituito aiutando a mia volta verso chi ho potuto.
Il legame di Mutuo Soccorso che abbiamo stretto tacitamente, fa si che ancora molti di noi affrontano ancora insieme le irrisolte problematiche della disoccupazione e della precarietà, avvisandoci vicendevolmente quando apprendiamo di qualche posizione lavorativa utile a chi ne può avere bisogno.
Il Mutuo soccorso si esprime anche tra chi fortunatamente lavora, aiutandoci vicendevolmente nelle problematiche dei rispettivi lavori, facendo appello alle competenze dei nostri ex colleghi quando necessario.
Il Mutuo Soccorso, si è anche esteso spontaneamente a tanti ex fornitori. A volte loro hanno aiutano alcuni di noi professionalmente ed a volte noi abbiamo aiutato loro, riprendendo i rapporti lavorativi, nel tentativo di restituire parte del fatturato e degli introiti persi in seguito a quanto accaduto a Luino.
Sono profondamente addolorato per le situazioni come quella di Carlo e dei tanti nelle sue medesime condizioni.
Nel dipinto però manca un colore, quello rosso, il rosso (improprio) del sindacato che ritengo ingiusto non citare nell’appello dell’articolo.
Ecco, io sono uno di quelli che ha votato contro il picchetto e le bandiere, ho votato perché ci “spegnessimo” con dignità, senza essere ulteriormente usati come manifesto pubblicitario per i tanti che, a vario titolo, ritengo abbiano mal gestito quanto in loro potere, aumentando l’impatto ai dipendenti. Impatto di cui Carlo ha elencato alcuni dei costi che purtroppo sta pagando sulla sua pelle.
La Società di Mutuo Soccorso che abbiamo creato è il Mio sindacato che ancora oggi mia iuta e mi sostiene tutti i giorni, all’ombra dei media e dei flash, le Nostre famiglie sono il MIO sindacato, che affrontano con noi le difficoltà di questa situazione, sostenendoci ed apprezzando questo grande legame che ci unisce.
Aiuti che, tanti portacolori istituzionali che si sono avvicendati alla luce dei flash di allora non abbiamo più visto, cosa che già sapevamo e che da subito, abbiamo affrontato in silenzio aiutandoci vicendevolmente sapendo che ancora oggi, all’alba dei pagamenti da parte dell’Inps e del fallimento, non basta e dobbiamo ancora avere spalle forti per portarci avanti insieme ancora un’po’.
Un Ringraziamento agli amici che leggono (e che mi troveranno un’po’ pirla a scriver sta manfrina).
Edo
Il fallimento ,dal mio punto di vista, è stata una mossa voluta e studiata da tempo…Fatto sta che i ricchi sono rimasti tali con ville ,maggiordomi e compagnia briscola,le “giacchette blu” sono sprofondate nella palta…