Dopo il concerto di Enrico Ruggeri, vero successo nel corso dell’estate luinese, che ha visto la partecipazione di migliaia di persone in riva al lago, questa sera il Parco a Lago di Luino torna protagonista. Sarà Omar Pedrini, con la sua band, a trascinare tutti i presenti con le canzoni del suo nuovo album “Come se non ci fosse un domani”, prodotto grazie ad una bella collaborazione con Noel Gallagher, ed i vecchi successi ottenuti con i Timoria.
Così, la suggestiva cornice del lungolago di Luino regalerà un altro evento degno di nota, grazie ad uno dei più grandi rocker italiani che, dopo diversi anni di inattività a causa di problemi di salute, è tornato in tour proprio quest’estate. Noi, raggiunto telefonicamente, gli abbiamo chiesto come sta vivendo questo periodo estivo, sempre in tour, chiacchierando non solo di passato, presente e futuro, ma anche del mondo in cui viviamo e di quello che ci circonda. La musica, nella vita di Omar, è stata sempre fondamentale, ed è da qui che abbiamo iniziato questo viaggio durante l’intervista.
Quali ricordi, da bambino, ti legano alla musica?
Ho sempre fatto musica nella mia vita, è stata sempre presente. Ho iniziato a suonare la chitarra a cinque anni. Questo lo devo alla mia famiglia, da parte di mia mamma erano tutti musicisti e insegnanti di musica. Anche mamma cantava per hobby. Ricordo il primo regalo che mi fece mia nonna, figlia di un liutaio… una piccola chitarra classica.
Quale il primo ai Timoria?
Senza dubbio la vittoria di “Rock Targato Italia”, nel 1987. Lì i miei sogni hanno cominciato ad avverarsi, sensazioni bellissima. Vincere un concorso di quella importanza a soli 19 anni, sebbene studiassi ancora, ci diede la convinzione di poterlo fare per lavoro…
Cosa ti porti dietro di quegli anni tra eccessi, successo e giovane età?
E’ senza dubbio un mix di queste tre cose, eravamo dentro una bolla in cui vivevamo come Timoria. Io per fortuna ero già papà a 24 anni, e come spiegherò anche nella biografia che uscirà tra poco meno di un mese, mio figlio Pablo riuscì a fare in modo che stessi con i piedi per terra. Andare in tour con i Timoria per me era come andare in vacanza, eravamo il primo gruppo ad avere successo nel rock italiano. Noi e i Litfiba negli anni ’80. Poi è esploso il movimento ed era una bellissima gioia vedere questi gruppi rock che nascevano. A noi dicevano che non avremmo mai potuto sfondare con il rock italiano, e invece… in ogni caso quando tornavo a casa ero pronto a fare il padre, pensare a mio figlio. Non potevo stare più di tanto in questa bolla, che, però, senza dubbio, mi ha anche salvato, facendo in modo che gli eccessi non superassero i successi.
Siete stati uno dei primi gruppi rock pionieri in Italia. Qual è lo stato della musica rock in Italia attualmente?
Mi sembra che stia vivendo un momento di stanca. Ora sono il rap e l’hip hop ad andare per la maggiore tra i giovani. Il rock sta vivendo un momento di flessione, ma credo che risolleverà presto la testa. Le case discografiche stanno investendo molto su questi generi e su tutte questi giovani che escono dai talent, si fa fatica ad emergere con nuove band, nate da sole. In questo senso mi piacciono molto ‘Lo Stato Sociale’, ragazzi di cui ho molta stima che si sono creati il loro spazio autonomamente, o la coerenza dei Pearl Jam. Dopo i grandi anni ’90 c’è stato un bel recupero dell’indie, ma è una moda ormai passata, anche se noi teniamo duro. Il consumismo musicale, che non pensa a progetti a lungo termine ma solo ad hit del momento, non aiuta la crescita artistica, ma questa è la situazione. La difficoltà non è arrivare, in un mondo come quello di oggi, ma è durare.
E Omar Pedrini, in che contesto si inserisce?
Io (ndr, dice sorridendo), sono troppo indie per essere considerato pop, e sono troppo pop per essere considerato indie. A parte gli scherzi, non ho mai voluto far parte di nessun movimento, vivendo a Milano poteva essere facile. Credo che la coerenza paghi e lo sto vedendo in questi mesi con tantissime persone che stanno venendo ai miei concerti. Stiamo facendo 12-14 date al mese e penso che i presenti stiano premiando la mia coerenza. Credo che si possa vivere di musica, anche così, non solo talent, che devono sottostare e rispondere a risultati televisivi.
L’album nuovo, “Come se non ci fosse un domani”, per sonorità e ritmo ci riporta indietro agli anni dei Timoria. Come mai questa scelta? E’ voluta?
E’ venuta così, a sorpresa. Mi sono reso conto che le canzoni andassero in questa direzione quando, dopo l’operazione, mi è stato detto che potevo cantare con più sicurezza, visto che mi erano state preservate le corde vocali. Non ho paura di cantare ora. Così, credo che questo mi abbia permesso di cantare senza paura. Sono molto contento perchè in tanti mi stanno dicendo che c’è un’impronta Timoria, più rock, e sono tanti i giovani che chiedono canzoni vecchie durante i concerti. Anche grazie ai ragazzi che suonano con me, “Come se non ci fosse un domani” è un disco complesso, una natura primigenia che non ha calcolato nulla. Tutto è nato spontaneamente.
E su una possibile reunion?
Io penso che non sia necessaria una reunion, perchè ognuno ha preso la propria strada, ed è giusto così. I Beatles non si sono mai riuniti, eppure… Sono stati tanti i gruppi che si sono riuniti, ma un conto è farlo perchè si crede in qualcosa, un altro, invece, è farlo solo perchè bisogna far cassa. A quel punto, forse, sarebbe meglio dire al proprio pubblico: “Sentite ragazzi, non riesco a mantenere mio figlio, per questo siamo tornati in tour”… farebbero meglio secondo me…
E passando invece a passioni personali, quale il tuo libro e il tuo film preferito?
Beh, queste sono domanda dalle cento pistole, ma stiamo giocando quindi ne scelgo due. L’Odissea è il mio libro preferito, l’uomo omerico, l’uomo di ieri, di oggi e di domani, che mi porta ad evidenziare, in campo cinematografico, il fascino verso l’uomo di Kubrick, quello di “2001: Odissea nello Spazio”. Lo so cito questo film ma potrei citarne altri di lui, credo sia stato un genio assoluto, la sua filmografia parla da sola.
Nel periodo in cui hai lasciato la musica ti sei dedicato molto alla televisione. Cosa ne pensi, in generale, della tv di oggi?
Ho lavorato nella produzione di alcuni programmi piccoli artistici, nulla a che vedere con quei programmi mammut/dinosauri, titani della tv, dove conta l’audience, soldi e risultati. Quello della tv è un discorso veramente complesso. Offre canali a pagamento dove vi è tanta qualità e dove si può vedere il cinema più bello. Tante volte, invece, vedo tante volgarità, ma quelle verbali, la sciatteria diffusa. Non credo che volgarità significhi necessariamente scoparsi una modella in camerino. Quello che mi dà fastidio, ogni tanto quando guardo la tv, è che per la maggiore pensano che siamo idioti, imbecilli. Tutto è rivolto ad un pubblico medio basso. Proprio per questa ragione credo sia molto importante essere bravi ‘nell’arte del telecomando’.
Cos’è per te l’insegnamento, invece?
Insegno in università, ma non ne sono degno. Per me insegnare significa trasmettere agli altri, a questi ragazzi, qualcosa di mio. E’ questo il bello, dare loro strumenti ed esperienza che possano essergli utili nella loro vita. L’arte è un flusso, un fiume, sia per i quadri che per la musica e le canzoni. Arriva da lontano, i primi uomini hanno iniziato a comunicare con un tamburo. La musica è un linguaggio universale. Quindi insegno sperando che questi giovani vadano avanti in questa direzione, lasciando qualcosa di mio. Credo che le esperienze debbano essere condivise, non tenerle per sé in modo egoistico. E’ necessario far crescere i giovani e solo con la condivisione e alcune dritte si combatte l’ansia di non farcela.
E, invece, cosa ti lega alla provincia di Varese?
Di Varese mi piace ricordare mia zia Elisa, era bresciana ma lavorava come infermiera all’Ospedale Circolo. Girava sempre in moto e andavamo insieme spesso in giro dal lago Maggiore ai Giardini Estensi. La prima batteria, che mi sono riuscito a rompere saltandoci sopra, me l’ha regalata lei… e poi un altro ricordo di Varese, una ragazza alla quale voglio ancora bene, un grande amore, in riva al lago… insomma, un lago di ricordi… ma ho anche amici che sento spesso.
Come mai questo concerto a Luino? Ci sei mai stato o è la prima volta?
Questo concerto a Luino è nato da una pazzia mia e di Mario (ndr, Gambato). Grandi difficoltà nell’organizzare il tutto, tanti salti mortali, ma siamo riusciti a farcela e spero passeremo una bella serata. Di Luino, che per me in assoluto è la città dei cabarettisti, ricordo che il premio del “Rock Targato Italia”, nel 1987, ce lo consegnò Francesco Salvi. Beh, dopo trent’anni da allora, è un bel tuffo nel passato venire nel suo paese…
Il concerto dell’ex leader dei Timoria, che si terrà questa sera dalle ore 21.30 al Parco a Lago di Luino, è stato organizzato dalla Pro Loco di Luino, guidata dal presidente Mario Gambato, in collaborazione con il comune di Luino.
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