Altea ha lo sguardo di chi ancora ha le idee ben chiare. Ci accoglie, insieme alla figlia Franca e la nipote Michela, con una grande gentilezza e con il sorriso di chi aspettava da tempo questo momento. Una donna minuta che, nonostante le cento primavere che compie proprio oggi, dimostra una grande voglia di vivere, di raccontarsi e di reinventarsi, quando ricorda la spontaneità e la passione per la poesia che l’ha portata a scrivere pensieri solo qualche anno fa. E’ meravigliosa, qualcosa di straordinario, una grande autoironia che da sempre regala ai suoi familiari, amici e conoscenti. Oggi nonna Altea, come viene chiamata da tutti, è ospite presso la residenza di “Villa Fonteviva” a Luino ed è qui che festeggerà sabato i suoi cento anni, anche se è nata proprio il 7 luglio 1917.
L’emozione di essere intervistata è evidente, ma una volta rotto il ghiaccio, nonna Altea si lascia andare ai ricordi di una vita. “Sto benissimo qui, mi trattano tutti bene, mi sento amata e sono rispettata. Mi fanno sentire una regina. Ed io, oggi che compio cento anni, possono dirmi contenta: il mio cervello funziona ancora, cammino da sola, sono autosufficiente e non ce la faccio a stare sempre a letto. E poi la cosa più bella, sono libera“. Una vita semplice ed umile la sua, con un grande punto fermo: la famiglia. Altea è nata in provincia di Ferrara e prima di spostarsi a Milano, dove ha sempre vissuto fino a qualche anno fa, quando si è trasferita a Luino per stare vicina a figli e nipoti, ha fatto la bambinaia all’età di 12 anni, ed un anno dopo la mondina in alcune risaie della sua zona, faticando molto nella lavorazione della canapa e della terra. Era la seconda di otto figli e per questa ragione si è sempre data da fare, lasciando presto la scuola e dedicandosi al lavoro con sacrificio e dedizione.
Nel 1939 si è sposata con l’uomo della sua vita, Ernesto, che ha condiviso la sua esistenza con lei per ben 69 anni, prima di spirare. Tra il 1940 e il 1941, durante la seconda guerra mondiale, i due hanno vissuto nove mesi in Germania, e al rientro in Italia il suo amato è stato chiamato alle armi, riuscendo a salvarsi e a rimanere a Genova, prima di tornare a casa dopo l’8 settembre ’43. “Ne abbiamo passate tante insieme e tutto quello che avevamo guadagnato in Germania andò in fumo. Durante il fascismo, infatti, si azzerarono i nostri risparmi. Ricordo, però, di non aver mai odiato i soldati fascisti e nazisti, loro eseguivano solo gli ordini. La colpa l’ho sempre attribuita ai loro superiori”.
Nonna Altea non nega di averne viste “tante” in questi cento anni, ma “i momenti più difficili sono stati i primi dieci anni di matrimonio, durante il periodo del conflitto e del dopoguerra, quando abbiamo fatto sacrifici a non finire per comprarci una casa e poi siamo rimasti senza nulla. Allora eravamo in affitto e ricordo ancora quando, in un pomeriggio di dicembre, crollò un muro della casa e sono rimasta all’aria aperta con due bambini“.
La famiglia, soprattutto nel secolo scorso, anche per Altea infatti, è stata una tra le risorse sociali più importanti per i giovani e per il loro futuro. “La famiglia – racconta ancora Altea – per me è tutto. I figli sono l’amore più grande per un genitori ed io ho avuto la fortuna di averne cinque, uno più bravo dell’altro. Oggi con nipoti e pronipoti siamo arrivati a venticinque, l’ultima, che è nata da poco, mi ha fatto diventare trisavola“.
Dopo la guerra Altea si è sempre dedicata alla famiglia, lavorando nella campagne emiliane fino al 1956, quando si sono trasferiti a Milano. “Mi è sempre piaciuto fare lavoretti in casa… facevo l’uncinetto, lavoravo ai ferri, a macchina, cucivo e mi occupavo della cucina e delle faccende domestiche. Sono sempre stata molto creativa e fantasiosa, non ho mai copiato nulla. Ancora oggi, infatti, quando vedo le cose fatte a mano le apprezzo molto“.
In questi cento anni di vita vissuta appieno, però, nonna Altea ricorda con grande entusiasmo quando nel 1993 è stata protagonista di una trasmissione di Antenna 3 in due dirette tv vicino casa sua a Milano. “Per me che ho sempre vissuto umilmente e nella povertà, è stata una grande emozione. Ho fatto vedere loro come si cucinavano i tortellini emiliani e ho conosciuto alcuni personaggi televisivi che sono poi diventati famosi“.
Oltre a questo, però, Nonna Altea da qualche anno, da ultra novantenne, si è appassionata alla poesia e spontaneamente ha iniziato a scrivere pensieri e canzoni. “Prima ho messo insieme la mia biografie, per la tesi di laurea di mia nipote e poi ho cominciato a buttar giù versi, pensieri ed emozioni. Le parole vi uscivano spontaneamente ed in tanti, compreso qualche giornalista, mi ha chiedo le motivazioni che mi hanno portato ad avere una vena artistica. Io non lo so, ma è andata proprio così. Ora non ci vedo più e se scrivo lo faccio a memoria. Scrivo male e faccio leggere a qualcuno le parole...”. Altea ricorda anche con fierezza, che i primi versi scritti li ha dedicati a suo marito in una canzone, nella quale racconta l’amore che ha provato per lui in settant’anni di vita passata insieme, grazie all’aiuto del nipote musicista. Un bellissimo ed intenso rapporto, “Anche se ogni tanto mi faceva arrabbiare. Una volta ricordo che gli stavo parlando di cose serie dei nostri figli ed è andato via dalla cucina, andando in camera da letto con il giornale. Mi sono arrabbiata tantissimo. L’ho amato e viziato, però, c’è sempre stato un grande rispetto reciproco“.
La lucidità di nonna Altea ci permette anche di parlare di religione. “Non sono mai stata una donna di chiesa. La religione ha avuto importanza più per il mio modo di vivere e di rispettare gli altri. Sono sempre stata apprezzata da tutti. Ho sempre dato molto agli altri, giovani e vecchi. Credo sia più un valore cristiano, lo stesso che nutro nei confronti di Papa Francesco. Qualche anno fa gli ho scritto, in modo informale, e dopo un mese ho ricevuto risposta. E’ stata un’emozione grandissima“.
Nonostante abbia passato oltre cinquant’anni a Milano dice che dopo aver visto Luino e lo splendido verde che circonda “Villa Fonteviva” la metropoli milanese e la Bovisa non le mancano. “Certo è un bel ricordo, tra la vita dei figli e la casa in cui stavamo. La nostra porta era sempre aperta a tutti, erano tanti i giovani che mi passavano a trovare. Per tutti ero nonna Altea“.
Se si guarda alle spalle Altea si dice contentissima di tutto quello che ha fatto e che ha vissuto. “Arrivo a cento anni pienamente soddisfatta di tutte le cose belle e brutte che sono successe. Sono cresciuta in povertà e mi sono sempre entusiasmata delle piccole cose. Ho affrontato la vita giorno per giorno, vivendo la quotidianità, che ogni tanto causava dolori e sofferenze. In ogni caso sono contenta, anche solo per il fatto che lo sto raccontando“.
Ma chi se lo sarebbe mai immaginato che nonna Altea avrebbe tagliato il traguardo dei cento anni? “Io sicuramente no, non l’avrei mai pensato – spiega Altea -. Nessuno della mia generazione, tra genitori e nonni, li aveva mai superati. Solo due zie erano arrivata a 91. Mio papà è scomparso a 54 anni, mia mamma a 67, mentre degli otto fratelli siamo rimaste solo in tre. Domani verranno a trovarmi, andremo a pranzo fuori”.
Nonna Altea ringrazia e puntualizza alcune cose, con un occhio al presente e al futuro… “E’ ora di pranzo devo andare e mi aspettano. Una cosa non ho raccontato: qui ricevo baci da tutti quanti, c’è una dottoressa giovane che mi vuole tanto bene ed io voglio bene a loro. E poi ricevo anche il mio personale bacio della buonanotte…“.
A noi non resta che aggiungere altro, se non augurarle ancora cento di questi giorni, visto che in occasione di compleanni e feste Altea non bada all’età ed è sempre la prima ad aprire le danze, anche tra gli operatori sanitari, medici e fisioterapisti. Una genuina semplicità ed una grande umiltà per una donna che, in fin dei conti, di spirito, sembra ancora una ragazzina.
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