25 Aprile 2017

Luino, terra di sogno e realtà nella poetica di Alfredo Salvi

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(emmepi) Una Luino dipinta come un arcobaleno dalle mille sfaccettature che ha, però, gettato via tanta della sua bellezza in modo irrecuperabile, quella che emerge dalla poetica malinconica di Alfredo Salvi che sabato, presso lo spazio “Vivi33”, ha raccontato di sé, del suo amore/odio per Luino, del suo attaccamento alla famiglia, del passato e del presente, di cocenti delusioni e di sogni per il futuro. Sul finale, poi, le forti note di un appello ad una cultura più libera e partecipata, sostenuta dalle autorità e soprattutto condivisa.

Luino: terra di sogno e realtà nella poetica di Alfredo Salvi

Luino: terra di sogno e realtà nella poetica di Alfredo Salvi. Ogni incontro con Alfredo Salvi reca con sé una valigia colma di emozioni e e di stupore e anche questa volta, in occasione della presentazione del suo libro “Le due terre” si è compiuto il miracolo di una riconciliazione tra la la tentazione di fuggire dal proprio luogo d’origine e quella di restarvi; tra la voglia di nascondere i propri sentimenti e quella di mettere a nudo le proprie fragilità. Sabato 22 aprile scorso, presso lo spazio “Vivi33”, il poeta/scrittore luinese ha raccontato di sé, del suo amore/odio per Luino e del suo attaccamento alla famiglia; ha raccontato del passato e del presente, di cocenti delusioni e di sogni per il futuro. Un Alfredo Salvi razionale, che ha parlato a ruota libera anche dei suoi rapporti con un ambiente percepito spesso come indifferente, o, peggio, incurante dei talenti che possiede, alternato alla voce del poeta, incapace di trattenere le emozioni nascoste tra le righe dei versi letti con maestria da Milena Paladini. Sessantaquattro poesie con il commento grafico elegante e discreto di Stefano Mazzari, fra le quali una della mamma Gianna Cagnoni Salvi (Shangay Espresso); una del papà, l’indimenticabile Tre.Sa. (Al Lagh); una scritta dalla sua compagna Laura Franzetti (Barbone) e una dello stesso Stefano Mazzari (Stelle nascoste), che in realtà è il testo di una canzone da lui composta rimasta incompiuta, perché non fu mai incisa.

Vedere il proprio paese con occhi critici, anche questo significa amarlo: Alfredo Salvi e la sua Luino. Ed è così, che Alfredo Salvi si confessa: “È un peccato che tutto quello che mi hanno dato i miei genitori vada perduto, ma non avendo qualità, non sapendo suonare, non sapendo dipingere, non sapendo fare quasi niente, mi sono detto: vorrei lasciare qualcosa di più e allora ho iniziato a scrivere. Con “Il mistero della mano destra” ho avuto successo, ma in realtà, con l’alibi del romanzo giallo, ho raccontato la vita di Luino. È stato inoltre un modo per ricordare i miei, ma poi ti prende anche il piacere di scrivere, al di là di chi ti legge, di lasciare una memoria… che se poi la memoria è valida, acquisterà risonanza quando non ci sarai più. C’è un tempo di correre a Luino e un tempo di respirarla. Non avendo modo di inciderla, almeno ho il modo di pensarla e di viverla. Ecco perché ho scritto queste poesie, che saranno le ultime, perché non credo ne scriverò altre”. È questa vena malinconica, che si coglie sempre incontrando l’autore, che affiora da quelle che lui stesso definisce le due tematiche importanti della sua poetica: “la rabbia della non eternità, perché una vita non basta, e quella dell’amore verso Luino, ma con il bisogno di orizzonti diversi”. Così la confessione di detestare il vedere l’altra riva, che lo rende nevrotico, preferendo l’orizzonte del mare, che gli permette di respirare; l’odio per il battello, pur avendo fatto il lagunare, per via del mal di mare e degli attacchi di panico… Ma “Luino è l’arcobaleno, l’amo per le tante sfaccettature che possiede, anche se ha gettato via tanta bellezza in modo irrecuperabile”, se non attraverso le belle immagini del passato raccolte dall’amico Elia Maraldo e proiettate durante la lettura dei versi. Amare il proprio paese è anche “vederlo con occhi critici, perché pensarlo sempre bello è da idioti”.

Il bisogno di una cultura più libera e partecipata: ecco l’appello di Alfredo Salvi. Accorato ed appassionato il suo appello finale in favore di una cultura più partecipata, sostenuta dalle autorità e soprattutto condivisa: “La cultura ha bisogno di libertà e fiato e non può essere considerata alla stregua di un impiegato. Per questo motivo bisogna lottare per aver spazi, con meno divieti e meno limiti”. A questo proposito, nell’annunciare la seconda edizione del Festival della Poesia “Tramontana di versi”, organizzato dall’AISU in collaborazione con le associazioni “violeNza dOnna”, “Costruttori di Pace”, “Aurora” e la “Società Cooperativa Sociale Giovanni Maria Angioy”, che si svolgerà dal 17 giugno al 17 luglio, ha auspicato una numerosa partecipazione all’evento, per ritrovare non solo il piacere di scrivere, ma anche quello di leggere, rammaricandosi del fatto che “ci sono più scrittori che lettori, perché è più facile scrivere che leggere”.

Per la galleria fotografica dell’evento, pubblicata da “Eventi Lago Maggiore” sulla propria Pagina Facebook, cliccare qui.

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