4 Aprile 2017

Strage in metropolitana a San Pietroburgo, 14 morti e 47 feriti. Medvedev: “E’ terrorismo”

Grave l’attentato che ieri ha colpito San Pietroburgo, causando 14 morti e 47 feriti. Parrebbe che si tratti di un atto terroristico, come confermato dal che vedrebbe coinvolto un giovane 22enne di origini kazache. Sostegno e vicinanza da parte di Donald Trump e dall’Onu. Da oggi tre giorni di lutto cittadino a San Pietroburgo.

(ANSA/AP Photo/www.vk.com/spb_today via AP)

Strage in metropolitana a San Pietroburgo, 14 morti e 47 feriti. Medvedev: “E’ terrorismo”. Sarebbe un 22enne di origini kazache il kamikaze unico responsabile dell’attentato di ieri nella metro di San Pietroburgo che ha causato almeno 14 morti e decine di feriti, riferiscono i media russi. Scagionato invece l’uomo con la barba ripreso dalla videosorveglianza. In serata Putin è andato a deporre fiori sul luogo dell’attacco. Il presidente americano Donald Trump ha avuto un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin per porgere le condoglianze alle famiglie delle vittime dell’attentato, e assicurare un “sostegno totale degli Stati Uniti nel rispondere all’attacco e nel portare davanti alla giustizia i responsabili”. Lo hanno riferito il Cremlino e la Casa Bianca. “Il presidente Trump e il Presidente Putin hanno convenuto che il terrorismo è un male che deve essere combattuto congiuntamente e deve essere rapidamente sconfitto“, si legge nel comunicato della Casa Bianca. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dal canto suo, condanna “nei termini più forti l’attacco terroristico barbaro e vile” di San Pietroburgo. I membri del Consiglio “hanno espresso la loro profonda solidarietà e cordoglio alle vittime di questo atto atroce di terrorismo, alle loro famiglie, al popolo e al governo russo”, si legge in un comunicato dell’Onu, che ammonisce: “I responsabili, gli organizzatori, i finanziatori e i i mandanti di questi atti riprovevoli devono essere portati davanti alla giustizia”.

Un attentato “terrificante” ha sconvolto San Pietroburgo, l’antica capitale degli zar e città natale di Vladimir Putin, proprio nel giorno in cui il presidente russo era in zona per l’incontro con il collega bielorusso Alexander Lukashenko. Un vagone della linea blu del metrò è stato sventrato da un’esplosione mentre correva fra le stazioni Tekhnologicheskiy Institut e Sennaya Ploshchad causando, secondo il governo, almeno 11 morti e 45 feriti, 13 dei quali gravi. A compiere l’attentato, stando a fonti di polizia citate da Interfax, sarebbe stato un kamikaze, forse originario del Kazakhstan. Il bilancio delle vittime – che media locali di San Pietroburgo fanno salire a 14 – è ad ogni modo provvisorio e potrebbe aumentare ancora nelle prossime ore. Un secondo ordigno, mascherato da estintore, è stato rinvenuto in una terza stazione, la Ploshchad Vosstaniya, ed è stato disinnescato dagli artificieri: si trattava di una bomba ben più potente – un chilo di tritolo – di quella usata nel vagone della metropolitana ma di fattura simile, ovvero zeppa di “corpi lesivi” (biglie e chiodi mozzati) utilizzati per massimizzare l’impatto mortifero.

Il Comitato Investigativo russo nel pomeriggio ha confermato di aver lanciato un’indagine per “terrorismo” ma ha sottolineato che ogni altra ipotesi verrà analizzata. Le piste privilegiate, ad ogni modo, sono quella “estremista”, dunque di matrice islamica, e quella “nazionalista”. La polizia, sulle prime, aveva detto di essere sulle tracce di due attentatori ma in serata – stando a quanto riporta Interfax – gli inquirenti si sono convinti che ad agire sia stato un solo uomo. Ovvero il kamikaze, che prima avrebbe lasciato l’ordigno-estintore alla Ploshchad Vosstaniya e poi sarebbe salito sul treno, dove si è fatto esplodere. Stando a Fontanka, portale di San Pietroburgo, l’attentatore – i media hanno mostrato anche immagini prese dalle telecamere di un giovane con un parka rosso, cappello blu ed occhiali – avrebbe già un nome: Maxim Arishev, 22enne kazako. La certezza però verrà solo con l’esame del Dna.

Tramontata poi anche l’ipotesi ‘dell’uomo con la barba’, la cui immagine – l’identikit tipo dell’estremista islamico – era stata diffusa dai media russi come uno dei possibili responsabili dell’attentato: il sospettato si è infatti presentato alla polizia e ha detto di non aver nulla a che fare con la tragedia di oggi. “Un aspetto fin troppo convincente”, aveva d’altra parte commentato su Facebook Gleb Pavlovsky, ex spin-doctor del Cremlino e ora critico di Putin. Il suo scetticismo sembra aver avuto ragione. Il presidente russo poco dopo l’attentato ha espresso le “condoglianze” alle vittime e ha assicurato che le autorità condurranno indagini a tutto campo. Su alcune foto pubblicate sui social media si vede un vagone della metro sventrato dall’esplosione a San Pietroburgo e corpi sulla banchina.

In serata si è poi recato nei pressi della fermata Tekhnologicheskiy Insitut e ha deposto una corona di fiori in memoria delle vittime, senza però rilasciare dichiarazioni. Secondo Pavel Felgenghauer, esperto militare e di sicurezza, il timore è che ci si trovi di fronte a uno ‘sciame terroristico’”, dalle conseguenze politiche potenzialmente “profonde”. Il Paese, d’altra parte, è appena stato scosso da un’ondata di proteste, in cui molti russi, in maggioranza giovanissimi, si sono scagliati contro la corruzione. “Le autorità – ha spiegato in un colloquio con l’ANSA – potrebbero voler sfruttare l’attentato per sopprimere ogni tentativo di manifestazione”. L’ipotesi non è del tutto campata per aria. In tv si sono già udite alcune voci – come lo scrittore Alexander Prokhanov – che hanno legato l’attentato alle proteste, individuando in una misteriosa “fonte estera” la regia di entrambi gli eventi. L’obiettivo sarebbe quello di “destabilizzare il Paese” nell’anno che precede le elezioni presidenziali, previste per il marzo del 2018. Dall’Italia, intanto, sono arrivati messaggi di cordoglio dal premier Paolo Gentiloni e dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che a giorni sarà in visita ufficiale a Mosca. Al momento non si ha alcuna segnalazione di italiani che non siano in contatto con le famiglie, ma per escludere con certezza il coinvolgimento di connazionali bisognerà probabilmente aspettare la giornata di oggi. (ANSA)

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