6 Gennaio 2017

La Befana: da dove nasce il suo mito?

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Tipica di alcune regioni italiane, diffusasi poi in tutta la penisola e decisamente meno conosciuta nel resto del mondo, la Befana, è una figura folkloristica legata alle festività natalizie. La tradizione la dipinge come una donna molto anziana che vola cavalcando scopa logora, per fare visita ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio (la notte dell’Epifania) e riempire le calze lasciate da essi, appositamente appese sul camino o vicino a una finestra. La medesima tradizione vuole anche che, i bambini che durante l’anno si sono comportati bene ricevano dolci, mentre ad attendere i bambini, che contrario si sono comportati male, calze riempite con del carbone. Ma da dove è nata questa immagine che ormai tutti conoscono ed hanno imparato ad amare sin da piccini? Qual è storicamente l’origine di questo mito capace di emozionare, far sorridere ed allietare grandi e piccini?

La Befana: da dove nasce il suo mito?

La Befana: da dove nasce il suo mito? Tutti conosciamo la Befana per quel che rappresenta per noi oggi, la vecchina che vola cavalcando una scopa e riempie le calze dei nostri bimbi, di dolciumi o carbone a seconda dei meriti. Ma nel tempo la Befana di volti ne ha cambiati parecchi in base alle interpretazioni che ogni tempo ha saputo o voluto darle. L’origine fu probabilmente connessa a un insieme di riti propiziatori pagani, legati all’agricoltura, ovvero relativi al raccolto dell’anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo. Gli antichi Romani ereditarono tali riti, associandoli al calendario romano e la dodicesima notte dopo il solstizio invernale celebravano la morte e la rinascita della natura attraverso Madre Natura. I Romani credevano che in queste dodici notti delle figure femminili volassero sui campi coltivati, per propiziare la fertilità dei futuri raccolti, da cui nascerebbe il mito della figura “volante”.

Già a partire dal IV secolo d.C., l’allora Chiesa di Roma cominciò a condannare tutti riti e le credenze pagane, definendole un frutto di influenze sataniche. Queste sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni, che sfociarono, a partire dal Basso Medioevo, nell’attuale figura, il cui aspetto, benché benevolo, fu chiaramente associato a quella di una strega: non a caso, fu rappresentata su una scopa volante, antico simbolo che, da rappresentazione della purificazione delle case (e delle anime), in previsione della rinascita della stagione, fu successivamente ritenuto strumento di stregoneria, anche se, nell’immaginario, la Befana cavalca la scopa al contrario, cioè tenendo le ramaglie davanti a sé.

L’aspetto da vecchia sarebbe anche una raffigurazione simbolica dell’anno vecchio: una volta davvero concluso, lo si può bruciare, così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare dei fantocci vestiti di abiti logori, all’inizio dell’anno (“Brusa la vecia”). Il carbone – o anche la cenere – da antico simbolo rituale dei falò, inizialmente veniva inserito nelle calze o nelle scarpe insieme ai dolci, in ricordo, appunto, del rinnovamento stagionale, ma anche dei fantocci bruciati. Nell’ottica morale cattolica dei secoli successivi, nella calze e nelle scarpe veniva inserito solo il carbone come punizione per i soli bambini che si erano comportati male durante l’anno precedente.

Oggi innumerevoli sono le rappresentazioni italiane della Befana, spesso, però, si tratta di una figura che si cala dal campanile della piazza di un paese, oppure di vecchiettine travestite per distribuire dolci e doni ai bambini, ma a volte può risultare interessante conoscere qualche pezzettino in più delle tradizioni che ci accompagnano da sempre e vedere quanto le credenze di chi ci ha preceduto continuino inconsapevolmente ad appartenerci.

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