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11 Dicembre 2016

Mattarella convoca Gentiloni in Quirinale alle 12.30. Renzi: “Torno a casa davvero”

Tempo medio di lettura: 4 minuti

Paolo Gentiloni salirà oggi al Colle, convocato da Sergio Mattarella alle 12.30. L’attuale ministro degli Esteri, infatti, è il nome caldo tra quelli più papabili per la guida del nuovo governo. Nel frattempo, su Facebook, il premier uscente Matteo Renzi ha scritto un post dove analizza il suo mandato e spiega la sua posizione.

ANSA/ANGELO CARCONI

ANSA/ANGELO CARCONI

Mattarella convoca Gentiloni in Quirinale alle 12.30. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato per le ore 12.30 di oggi, al Palazzo del Quirinale, l’onorevole Paolo Gentiloni. “Il nostro Paese – ha evidenziato ieri il presidente Mattarella al termine delle consultazioni  – ha bisogno in tempi brevi di un governo nella pienezza delle sue funzioni. Vi sono di fronte a noi adempimenti, impegni, scadenze che vanno affrontati e rispettati. Si tratta di adempimenti e scadenze interne, europee e internazionali”. Il nome di Paolo Gentiloni, attuale ministro degli Esteri, era già da giorni nella rosa dei papabili per il nuovo governo.

Pd, sostegno alla soluzione che individuerà il capo dello Stato. “Abbiamo registrato un larghissimo rifiuto da parte delle opposizioni a un governo di responsabilità nazionale e abbiamo assicurato al capo dello Stato tutto il sostegno del Pd alla soluzione della crisi che riterrà più opportuna”. Lo afferma Luigi Zanda, capogruppo del Pd al termine delle consultazioni. “L’obiettivo è sempre quello di andare al voto in tempi il più rapidi possibili”

Forza Italia, nuova legge elettorale e voto. “Abbiamo illustrato a Mattarella – ha detto il Cavaliere al termine del colloquio – quella che ci sembra l’unica strada possibile, l’approvazione in tempi rapidi di una nuova legge elettorale condivisa per poi consentire agli italiani di esprimersi con il voto”. “Fi – ha detto ancora l’ex premier – non è disponibile a sostenere un governo di larga coalizione. Tocca al Pd esprimere e sostenere un governo per la parte restante della legislatura, che deve essere la piu’ breve possibile”. “Cogliamo l’occasione – ha concluso – per ribadire anche alla luce degli eventi di questi giorni la nostra considerazione per il senso di responsabilità istituzionale del presidente Mattarella e la fiducia nel suo ruolo di garante della vita democratica del Paese in questa fase delicata”.

M5S, subito al voto. Sì alla mobilitazione in piazza. Sulla tempistica – se immediatamente dopo la formazione del nuovo governo o più tardi – la decisione verrà presa nelle prossime ore. E’ questa, a quanto si apprende, la decisione, avallata dall’assemblea congiunta dei parlamentari M5S che registra la distanza, sebbene l’incontro sia stato “cordiale e positivo” con il presidente Mattarella. Alla riunione è emersa, in maniera “robusta” l’ipotesi dell’Aventino al momento del voto di fiducia al nuovo governo.

Matteo Renzi lascia Palazzo Chigi. Il premier uscente, in un post pubblicato su Facebook e su Twitter poco dopo l’una e mezza, sembra confermare il suo no ad un reincarico come presidente del Consiglio. “Io mi sono dimesso. Sul serio, non per finta”. “Torno a casa davvero”.

Ecco il testo integrale del post del premier dimissionario.

“Torno a Pontassieve, come tutti i fine settimana. Entro in casa, dormono tutti. Il gesto dolce e automatico di rimboccare le coperte ai figli, un’occhiata alla posta cartacea arrivata in settimana tanto ormai con internet sono solo bollette, il silenzio della famiglia che riposa. Tutto come sempre, insomma. Solo che stavolta è diverso. Con me arrivano scatoloni, libri, vestiti, appunti.Ho chiuso l’alloggio del terzo piano di Palazzo Chigi. Torno a casa davvero.

Sono stati mille giorni di governo fantastici. Qualche commentatore maramaldo di queste ore finge di non vedere l’elenco impressionante delle riforme che abbiamo realizzato, dal lavoro ai diritti, dal sociale alle tasse, dall’innovazione alle infrastrutture, dalla cultura alla giustizia. Certo c’è l’amaro in bocca per ciò che non ha funzionato. E soprattutto tanta delusione per la riforma costituzionale. Un giorno sarà chiaro che quella riforma serviva all’Italia, non al Governo e che non c’era nessuna deriva autoritaria ma solo l’occasione per risparmiare tempo e denaro evitando conflitti istituzionali.

Ma quando il popolo parla, punto. Si ascolta e si prende atto. Gli italiani hanno deciso, viva l’Italia. Io però mi sono dimesso. Sul serio. Non per finta. Lo avevo detto, l’ho fatto.

Di solito si lascia Palazzo Chigi perché il Parlamento ti toglie la fiducia. Noi no. Noi abbiamo ottenuto l’ultima fiducia mercoledì, con oltre 170 voti al Senato. Ma la dignità, la coerenza, la faccia valgono più di tutto. In un Paese in cui le dimissioni si annunciano, io le ho date. Ho mantenuto l’impegno, come per gli 80 euro o per l’Imu. Solo che stavolta mi è piaciuto meno:-)

Torno semplice cittadino. Non ho paracadute. Non ho un seggio parlamentare, non ho uno stipendio, non ho un vitalizio, non ho l’immunità. Riparto da capo, come è giusto che sia. La politica per me è servire il Paese, non servirsene.

A chi verrà a Chigi dopo di me, lascio il mio più grande augurio di buon lavoro e tutto il mio tifo: noi siamo per l’Italia, non contro gli altri. Nei prossimi giorni sarò impegnato in dure trattative coi miei figli per strappare l’utilizzo non esclusivo della taverna di casa: più complicato di gestire la maggioranza.

Ho sofferto a chiudere gli scatoloni ieri notte, non me ne vergogno: non sono un robot. Ma so anche che l’esperienza scout ti insegna che non si arriva se non per ripartire. E che è nei momenti in cui la strada è più dura che si vedono gli amici veri, l’affetto sincero. Grazie a chi si è fatto vivo, è stato importante per me.

Ai milioni di italiani che vogliono un futuro di idee e speranze per il nostro Paese dico che non ci stancheremo di riprovare e ripartire. Ci sono migliaia di luci che brillano nella notte italiana. Proveremo di nuovo a riunirle. Facendo tesoro degli errori che abbiamo fatto ma senza smettere di rischiare: solo chi cambia aiuta un Paese bello e difficile come l’Italia.

Noi siamo quelli che ci provano davvero. Che quando perdono non danno la colpa agli altri. Che pensano che odiare sia meno utile di costruire. E che quando la sera rimboccano le coperte ai figli pensano che sì, ne valeva la pena. Sì, ne varrà la pena. Insieme.

Ci sentiamo presto, amici.

Buona notte, da Pontassieve”.

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