3 Luglio 2016

Attentato a Dacca, tutti bengalesi i terroristi. Cinque erano ricercati da tempo

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I sei membri del commando che venerdì sera ha attaccato la Holey Artisan Bakery di Dacca, uccidendo almeno 20 persone, fra cui nove italiani, “erano tutti bengalesi”. Lo ha sostenuto l’Ispettore generale della polizia del Bangladesh, AKM Shahidul Hoque.

(ANSA/AP Photo)

(ANSA/AP Photo)

Attentato a Dacca, tutti bengalesi i terroristi. Cinque erano ricercati da tempo. In dichiarazioni riferite dal quotidiano The Daily Star, Hoque ha precisato che dei sei, almeno cinque erano certamente militanti che le forze dell’ordine nazionali stavano cercando di arrestare da tempo. “Li abbiamo cercati in molti luoghi in tutto il Paese – ha infine detto – ed ora sono stati uccisi qui”. Da quando sono cominciati gli omicidi di stranieri, intellettuali e membri di minoranze religiose in Bangladesh, il governo ha sempre respinto l’ipotesi dell’esistenza sul territorio nazionale di cellule dell’Isis o di Al Qaida, movimento che spesso hanno rivendicato i cruenti attentati. Il ministero dell’Interno a Dacca ha sempre sostenuto che gli autori degli omicidi erano militanti fondamentalisti locali.

“Era un commando pronto a tutto – ha detto il premier Matteo Renzi – Abbiamo seguito in diretta ogni momento. Io credo che tutto sia necessario tranne ricostruzioni che poi spesso sono false. Loro sono entrati lì per uccidere. Ora – ha aggiunto – siamo una grande famiglia colpita da un dolore – ha detto Renzi – ci sono divisioni politiche ma poi i valori grandi forti della grande famiglia italiana. Ringrazio il Presidente della Repubblica che ha scelto di interrompere il suo viaggio per stare vicino alle famiglie. Tutta la fase della discussione politica deve essere all’insegna dell’interesse nazionale e della Patria”. “In settimana – ha detto il premier – incontrerò i capigruppo di tutte le forze parlamentari e se ci sarà da discutere discuteremo ma oggi è il tempo del dolore. L’Isis – ha proseguito Renzi – sta perdendo sul terreno a livello militare, in Siria, In Iraq , in Libia. Lo spazio di territorio occupato dal cosiddetto Stato islamico è ridotto. Ma pugno di ferro con chi pensa di portare da noi quei valori, una strategia basata su odio e terrore. Importante l’aspetto dell’educazione: dobbiamo distruggerli senza pietà ma anche evitare che la prossima generazione sia come questa”.

Dal Messico, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha detto che “tutti gli italiani sono con animo triste per i connazionali vittime di una violenza terrorista che semina morte in tutti i continenti. Erano impegnati con la loro presenza a contribuire alla crescita del Bangladesh. Hanno impersonato il contrasto tra una pacifica convivenza e l’ottusità e la violenza del terrorismo.  La vostra presenza – ha aggiunto in un breve discorso accompagnato dall’ambasciatore Alessandro Busacca – è un ponte di collaborazione” tra due Paesi “legati da un’amicizia profonda e crescente collaborazione”

E nella tarda notte di sabato il governo di Tokyo ha confermato la morte di 7 cittadini giapponesi, 2 donne e 5 uomini, nell’attacco terroristico di Dacca in cui hanno preso la vita 9 italiani, ma ha evitato di rilasciare le generalità per rispetto ai familiari, una pratica diffusa in Giappone. In una conferenza stampa il capo di Gabinetto Yoshihide Suga ha detto che le vittime sono state identificate tramite fotografie e oggetti personali, e al momento dell’attentato si trovavano in Bangladesh per ragioni di lavoro, in rappresentanza dell’Agenzia giapponese di cooperazione internazionale. Un altro cittadino nipponico che lavorava per la stessa agenzia, era stato liberato nel blitz della polizia e non si trova in pericolo di vita. Le autorità giapponesi hanno già inviato un aereo governativo nel paese del sud est asiatico per il trasporto in patria delle salme e per fornire assistenza ai familiari. Dallo scorso settembre in Bangladesh gruppi di stranieri e minoranze religiose sono stati oggetto di aggressioni da parte di fazioni di estremisti islamici, sebbene gli attacchi ai ristoranti o luoghi pubblici siano una rarità. In ottobre un cittadino giapponese di 66 anni, Kunio Hoshi, a capo di un progetto agricolo nel nord del paese, era stato ucciso da uomini armati. Una cellula dell’Isis aveva rivendicato la responsabilità dell’attentato. (ANSA)

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