13 Maggio 2016

In continuo aumento gli schiavi nei campi: vittime del caporalato circa 430mila lavoratori

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Il fenomeno del caporalato è in netta espansione in Italia, nonostante la grande attenzione da parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica, dopo i drammatici fatti di cronaca della scorsa estate. La situazione emerge dal Terzo rapporto “Agromafie e caporalato” realizzato dall’Osservatorio Placido Rizzotto – Flai Cgil che ricostruisce un quadro conoscitivo di riferimento approfondito sulla condizione dei lavoratori in agricoltura, delle variegate forme di illegalità e infiltrazione mafiosa nell’intera filiera agroalimentare.

(ilmanifesto.info)

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In continuo aumento gli schiavi nei campi: vittime del caporalato circa 430mila lavoratori. Ad oggi le vittime dei caporali, lavoratori agricoli impiegati nei campi e nelle stalle, si stima siano circa 430mila, dunque tra le 30.000 e le 50.000 persone in più rispetto all’anno scorso, con un danno economico tra i 3,3 e i 3,6 miliardi di euro. E quello che allarma ulteriormente è che un quarto di essi, circa 100.000, si trovano in condizioni di grave sfruttamento e di vulnerabilità alloggiativa.I

In alcuni casi “lo sfruttamento in agricoltura viaggia di pari passo con il fenomeno della tratta degli esseri umani” si legge nel Rapporto presentato oggi alla stampa. Dalle rilevazioni contenute nel rapporto emergono circa 80 distretti agricoli, indistintamente da nord a sud, nel quale è possibile registrare grave sfruttamento e caporalato, seppur con diversi livelli di intensità. Inoltre, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, ad essere vittime del caporalato (e delle sue diverse forme) sono indistintamente italiani e stranieri.

Il caporalato vive una trasformazione in linea con la metamorfosi del mercato del lavoro sempre più flessibile e precario, ma le pratiche di sfruttamento da parte dei caporali nei confronti dei lavoratori rimangono più o meno le stesse. A cominciare dalla mancata applicazione dei contratti, un salario tra i 22 e i 30 euro al giorno, inferiore del 50% rispetto a quanto previsto dai contratti, con orari tra le 8 e le 12 ore di lavoro, e dunque con paghe di 2,5 euro l’ora. E ancora lavoro a cottimo (esplicitamente escluso dalle norme di settore), fino ad alcune pratiche criminali quali la violenza, il ricatto, la sottrazione dei documenti, l’imposizione di un alloggio e forniture di beni di prima necessità, oltre all’imposizione del trasporto effettuato dai caporali stessi. “Ne emerge un quadro di forte vulnerabilità dei soggetti che andrebbe contrastato con maggiore incisività” si legge nel Rapporto realizzato dall’Osservatorio Placido Rizzotto – Flai Cgil.

Nell’indagine sono riportati alcuni dati sulle ispezioni, cresciute del 59% nell’ultimo anno, ma con esiti inquietanti: più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende agricole sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive. Dal rapporto emerge inoltre che le agromafie e l’infiltrazione mafiosa e criminale nella gestione del mercato del lavoro, attraverso la pratica del caporalato, sono due business che insieme muovono un’economia illegale e sommersa tra i 14 e i 17,5 miliardi di euro in Italia. (ADNKRONOS)

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